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Guido Bortoni presidente AIEE

Bortoni (AIEE): “Ecco come costruire un nuovo sistema energetico”

Dal 5 giugno scorso Guido Bortoni è il nuovo presidente dell’AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia

Dal giugno scorso Guido Bortoni è il nuovo presidente dell’AIEE (Associazione Italiana Economisti dell’Energia). La nomina di Bortoni è stata deliberata dal Consiglio di amministrazione dell’AIEE il 5 giugno.

Il mandato avrà la durata di un anno, completando il ciclo biennale previsto dallo statuto per tale carica. La rivista “Il Pianeta Terra” lo ha intervistato.

Quali sono i suoi obiettivi in qualità di nuovo presidente dell’Associazione Italiana Economisti dell’Energia (AIEE)?

Assumo la presidenza in una fase particolarmente significativa per l’associazione, segnata dalla scomparsa di Felice Egidi e Marco Peruzzi, persone cui mi lega un sentimento di profonda stima e amicizia e che hanno contribuito in maniera indelebile ad AIEE.

Il primo obiettivo è raccoglierne il testimone, garantendo continuità all’opera svolta e consolidando il ruolo dell’AIEE come punto di riferimento autorevole e indipendente nel dibattito energetico. In questo quadro, intendo rafforzare ulteriormente la funzione dell’Associazione quale luogo di confronto tra istituzioni, accademia e operatori, capace di elaborare analisi tecniche rigorose e proposte di policy fondate su evidenze economiche, evitando letture semplificate o ideologiche.

Le priorità tematiche riguardano la gestione della transizione energetica, la sicurezza degli approvvigionamenti, l’evoluzione dei mercati e la sostenibilità economica per famiglie e imprese. In particolare, sarà importante approfondire il funzionamento dei mercati elettrici in un contesto caratterizzato da una crescente penetrazione delle rinnovabili, affinché gli strumenti regolatori ed economici evolvano in modo coerente con le nuove esigenze del sistema.

Vorrei che l’enfasi della nostra attività non sia posta su un vettore energetico unico, ma adotti un approccio multi-vettoriale bilanciato. Tutti i vettori servono per la transizione, che non si governa “buttando dalla torre” un vettore malcapitato, non più di moda.

Cosa dovrebbe fare l’Italia, insieme all’Europa, per prevenire crisi energetiche come quella legata al conflitto tra USA e Iran?

Le recenti tensioni geopolitiche hanno dimostrato come la sicurezza energetica resti una priorità strategica. La risposta, tuttavia, non può essere emergenziale, ma deve poggiare su un disegno strutturale e un lavoro costante da svolgere lungo assi strategici discussi e condivisi.

Nell’energia è quanto mai applicabile una bella frase di uno stratega del passato: “Una strategia senza tattica (es. provvedimenti congiunturali, emergenziali, episodici e di breve respiro) è la strada più difficile al raggiungimento degli obiettivi; una tattica senza strategia è solo il rumore di fondo di un fallimento annunciato”.

In primo luogo, è necessario proseguire nel percorso di diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento, riducendo la dipendenza da singoli fornitori. In secondo luogo, occorre accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, accompagnandolo però con adeguati investimenti in reti, accumuli e risorse di flessibilità, indispensabili per garantire la stabilità del sistema elettrico.

Un elemento cruciale è rappresentato dallo sviluppo di strumenti di lungo termine, come contratti per differenza e PPA, essenziali, da un lato, per fornire la stabilità di lungo termine richiesta dagli investitori e, dall’altro, per stabilizzare i prezzi e ridurre l’esposizione alla volatilità delle commodity energetiche per i clienti finali.

Tuttavia, una premessa fondamentale a questi pochi elementi strategici deve essere condivisa da tutti gli europei, in primis dalle istituzioni europee: la decarbonizzazione non è un fine, bensì un potente mezzo per giungere ai veri fini dell’attuale transizione, cioè competitività e sicurezza energetica.

Il sistema energetico spagnolo è spesso preso a modello per la sua capacità rinnovabile. Dovrebbe essere un riferimento per l’Italia?

Il caso spagnolo è spesso citato, ma va analizzato con cautela. Esistono differenze strutturali rilevanti tra i due Paesi, a partire dalla disponibilità di risorse naturali, che incidono in modo significativo sullo sviluppo delle rinnovabili.

Soprattutto, nei sistemi con elevata penetrazione rinnovabile, come quello iberico, emerge un aspetto spesso trascurato: il prezzo del mercato del giorno prima (Mercado Mayorista) non rappresenta più pienamente il valore complessivo dell’energia. Una quota significativa dei costi si trasla nei mercati dei servizi e del bilanciamento, necessari per garantire la sicurezza della rete.

Ne deriva che prezzi apparentemente bassi all’ingrosso non si traducono automaticamente in benefici per i consumatori finali, perché una parte rilevante dei costi viene recuperata in seguito attraverso altre componenti del sistema.

L’esperienza spagnola evidenzia inoltre la crescente importanza della flessibilità, degli accumuli e delle risorse programmabili, che là mancano o sono in grande ritardo. La cartina di tornasole che le cose stanno in questi termini è la bolletta spagnola in confronto con quella italiana per i rispettivi consumatori domestici: sostanzialmente allineate.

Più che un modello da replicare, si tratta quindi di un caso utile per comprendere come la transizione energetica richieda non solo capacità installata, ma anche un disegno di mercato e infrastrutturale avanzato e coerente con il funzionamento complessivo del sistema.

In Italia tarda ad attuarsi la riforma dei prezzi zonali elettrici. È una riforma utile per il Paese?

Il tema dei prezzi zonali deve essere affrontato in modo realista e bilanciato. La logica economica sottostante è quella di riflettere nei prezzi i costi reali del sistema, inclusi i vincoli di rete, fornendo segnali più accurati per gli investimenti e la localizzazione delle nuove capacità produttive.

In questo senso, occorre approfondire la tematica per cui una maggiore articolazione territoriale dei prezzi possa migliorare l’efficienza complessiva del sistema. Tuttavia, è necessario valutare attentamente anche altri aspetti: ad esempio, gli effetti redistributivi e quelli concorrenziali nel mercato al dettaglio, garantendo che l’eventuale riforma non produca distorsioni o penalizzazioni eccessive per alcune aree o categorie di consumatori.

Il dibattito non dovrebbe essere ricondotto a una contrapposizione geografica, ma inquadrato nella più ampia esigenza di assicurare segnali economici coerenti con i costi reali e con il funzionamento di un mercato elettrico integrato a livello europeo.

Si è da poco insediato anche il nuovo Collegio Arera. Quali sono le grandi sfide che ha davanti a sé l’Autorità?

Le sfide che attendono Arera possono essere lette alla luce del cosiddetto “trilemma energetico”: sicurezza, sostenibilità e competitività, tre dimensioni che devono essere perseguite in equilibrio. Un primo ambito centrale riguarda la sicurezza e l’affidabilità del sistema elettrico. La crescente penetrazione delle rinnovabili rende indispensabili investimenti significativi nelle reti di trasmissione e distribuzione, che rappresentano l’infrastruttura abilitante della transizione. Il compito del Regolatore sarà quello di assicurare che tali investimenti siano efficienti, giustificati e sostenibili per i consumatori.

In parallelo, diventa necessario evolvere il disegno dei mercati elettrici per favorire gli investimenti. I mercati di breve termine, da soli, non sono più sufficienti a fornire segnali di prezzo adeguati in un sistema dominato da tecnologie a basso costo variabile.

Occorre quindi rafforzare strumenti che valorizzino adeguatezza, flessibilità e sviluppo delle rinnovabili, attraverso meccanismi come capacity market, sistemi di accumulo e strumenti di incentivazione coerenti con le esigenze del sistema.

Un ulteriore elemento chiave è la stabilità e prevedibilità del quadro regolatorio, condizione essenziale per attrarre investimenti e contenere il costo del capitale. Allo stesso tempo, sarà necessario monitorare l’evoluzione dei costi di sistema, inclusi quelli legati alle reti e alle congestioni, che stanno assumendo un peso crescente anche a livello europeo.

Insomma, il leitmotiv di tutti gli ambiti citati è la promozione degli investimenti per la trasformazione del sistema. Questa è la grande responsabilità dell’Autorità in Italia oggi: favorire gli investimenti in un contesto di mercato in evoluzione, nell’interesse del consumatore finale e in pieno adempimento del mandato scaturente dalla legge istitutiva dell’Autorità per l’energia.

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