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ETS, CCS e rinnovabili. Cosa non torna nella strategia energetica Ue secondo Descalzi

Stop temporaneo all’ETS, più gas, CCS e biocarburanti: il ceo di Eni, Claudio Descalzi, mette nel mirino la strategia energetica europea

In un’Europa dove ormai solo la Germania conserva un margine fiscale sufficiente per sostenere grandi investimenti pubblici, il Green Deal rischia di trasformarsi in un flagello per le imprese europee. Per evitare la desertificazione bisogna sbloccare il gas, sospendere l’ETS, puntare forte sulla CCS e sui biocarburanti. È la fotografia scattata dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, nel corso del convegno inaugurale di Cersaie – Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno, dal titolo “Energia sostenibile per la competitività”.

DESCALZI: SOSPENDERE GLI ETS SUBITO

L’Ue deve sospendere il sistema ETS immediatamente, almeno finché la crisi geopolitica e le tensioni nello Stretto di Hormuz continueranno a minacciare la stabilità dei fornimenti. La ragione è che, secondo l’ad, il principio alla base sarebbe anche corretto se le risorse venissero reinvestite per migliorare i processi inquinanti, ma l’evidenza dice altro. Dopo aver messo in ginocchio settori strategici come l’automotive e la chimica, il rischio concreto è ora quello di condannare a morte comparti d’eccellenza come quello della ceramica.

IL CCS, LA TECNOLOGIA DIMENTICATA

L’ad di Eni ha toccato anche il tema della CCS, una tecnologia che per l’ad rappresenta la vera ancora di salvezza per de-carbonizzare mantenendo viva la catena del valore industriale, con un impatto di fondamentale importanza anche per il settore automotive. Tuttavia, Descalzi ha sottolineato che mentre si stanziano ben 400 milioni di euro per un idrogeno verde – che stenta a decollare e rimane fermo ai blocchi di partenza- , sulla CCS non si scommette con la stessa decisione. Eppure, proprio in Italia esiste il cluster di Ravenna, uno dei progetti di cattura e stoccaggio del carbonio più importanti e competitivi al mondo, in grado di abbattere le emissioni a costi inferiori o assimilabili a quelli delle quote ETS.

Lo stesso discorso vale per i biocarburanti, che consentirebbero di abbattere fino al 90% delle emissioni sui motori Euro 4, 5 e 6 esistenti, senza imporre la rottamazione forzata dei veicoli né stravolgere la filiera produttiva.

L’ILLUSIONE DELLE RINNOVABILI

Dal 2022 ad oggi è sparito oltre il 60% del contributo energetico che la Russia garantiva al Vecchio Continente a causa della guerra in Ucraina e dell’escalation in Medio Oriente. Tuttavia, l’autosufficienza green a breve termine con le rinnovabili è un’utopia, secondo il ceo del Cane a Sei Zampe. Quindi, come si riempie l’80% del buco energetico lasciato scoperto dalle fonti fossili? Pensare di farlo esclusivamente con le rinnovabili, senza fare i conti con la realtà fisica ed economica, è un esercizio d’illusione, secondo Claudio Descalzi. Il tema è che le rinnovabili per loro natura richiedono una crescita esponenziale delle infrastrutture di supporto e un adeguamento della rete elettrica che sta già presentando un conto salatissimo. Nel 2005 il costo del grid pesava per circa 5 miliardi di euro; vent’anni dopo siamo arrivati alla cifra monstre di 25 miliardi. Stiamo entrando dritti in una fase di saturazione.

Il secondo errore dell’Ue, secondo Descalzi, è pensare di poter eliminare di punto in bianco le fonti tradizionali per rimpiazzarle con il green, conferendo alle rinnovabili una veste dogmatica, quasi religiosa e politica. Una strategia che secondo l’ad di Eni ha contribuito a diffondere narrazioni che non rispondono alla verità dei fatti.

COME ABBASSARE I PREZZI

Descalzi indica un altro gigante dimenticato, insieme alla rete elettrica: la raffinazione. L’ad di Eni ha sottolineato che nel caso del greggio, l’Unione Europea soffre di un deficit strutturale proprio nelle capacità di raffinazione — l’anello della catena che finisce per raddoppiare il costo effettivo del petrolio. Un settore penalizzato e smantellato perché considerato colpevolmente “superato”, lasciando il mercato esposto e vulnerabile.

Sul fronte del gas, invece, la regola per abbassare i prezzi è una, secondo Descalzi: far sì che l’offerta superi la domanda. Ma l’Europa sta bloccando il gas e qualsiasi altra soluzione capace di dare ossigeno all’economia, secondo Descalzi. La tesi che vi sia un surplus di gas svanisce di fronte ai listini: se i prezzi restano alti, significa che il margine non c’è. Senza un’offerta abbondante e a costi competitivi, il destino per l’industria europea è la recessione. Se l’UE si sfila, lo spazio economico verrà irrimediabilmente occupato da Stati Uniti, Cina e India.

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