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Ets ed eolico offshore: ecco il vero problema e la soluzione per accelerare la transizione. Parla Togni (Anev)

Il presidente di Anev, Simone Togni, difende l’Ets e punta il dito sulla destinazione dei proventi. Poi lancia l’allarme sui ritardi autorizzativi. L’intervista

Un commissario della Presidenza del Consiglio e un milione di euro per il potenziamento dell’organico di Terna, Commissione Via e uffici regionali. È tutto quello che servirebbe per sbloccare le autorizzazioni per le rinnovabili ferme in un limbo burocratico, spiega Simone Togni, presidente di ANEV, nell’intervista rilasciata a Energia Oltre. Il numero uno dell’associazione nazionale dell’energia del vento sottolinea anche che sospendere l’Ets non avrebbe senso, poiché il problema non è il meccanismo in sé, ma la destinazione finale dei fondi raccolti. Intanto, l’eolico offshore è ancora un cantiere aperto, ma senza un piano chiaro non potrà mai concludersi, secondo Togni.

TOGNI (ANEV): NESSUNA SOSPENSIONE, ECCO IL VERO PROBLEMA DEGLI ETS

Negli ultimi tempi il sistema Ets è finito sul banco degli imputati. Le domande sono due: il meccanismo influisce davvero in maniera importante sui prezzi energetici oppure è un falso problema? Dovrebbe essere sospeso come chiede anche il Governo italiano?

“L’Ets funziona bene per favorire alcune tecnologie impattanti. È un meccanismo giusto e non capisco perché il nostro Governo continui a seguire ragionamenti di questo tipo. Tutti i grandi consumatori, gli analisti stanno spiegando come uscire il prima possibile dal gas che comporta problemi di caratteri geopolitico ed economico: l’unica strada è affrancarci. L’Ets è un elemento che permette di proseguire sulla strada della transizione energetica. Il vero problema è che quei soldi dovevano essere utilizzati per le rinnovabili, ma sono stati usati per altre cose. Dobbiamo ridurre la dipendenza dal gas per diminuire il rischio di restare in assenza di queste fonti. Oggi il rischio è non averle, non solo il prezzo. Dall’altra parte favorirà questo processo di ridurre i costi dell’energia e dell’elettricità per imprese e famiglie”.

Che ne pensa del commissario e delle proposte del Governo per sbloccare le rinnovabili?

Il commissario è una proposta che avanziamo da sette anni perché riteniamo che sia fondamentale. Non parliamo di una figura che si sostituisca alla normale procedura autorizzativa, perché penso che sia ben normata e non penso che le rinnovabili dovrebbero bypassare i processi normali. Pensiamo sia necessaria una struttura commissariale presso la presidenza del Consiglio per monitorare i processi autorizzativi e fornire alert quando le tempistiche sono superate, intervenendo se necessario. Una misura particolarmente importante soprattutto alla luce della riforma della Costituzione, che ha creato maggiori complessità poiché una parte del processo autorizzativo è di competenza regionale, l’altra risponde invece al Governo centrale. Il punto vero è lavorare tutti nel rispetto delle normative”.

Da dove si dovrebbe partire per realizzare l’obiettivo?

La Commissione Via è il primo soggetto in ritardo, che oggi mediamente prima di 3 anni e mezzo non si conclude. La connessione alla rete dovrebbe essere veloce e i tempi sono molto lunghi. La riforma della saturazione virtuale della rete allungherà le tempistiche. Il terzo ostacolo sono le regioni, che impiegano normalmente altri 2 anni per prendere una decisione.

A proposito dei fondi Ue, cosa ne pensa delle proposte di Elly Schlein per spenderli?

Penso che i 14 miliardi che l’Ue ha destinato all’Italia dovrebbero essere utilizzati per potenziare l’organico di queste strutture. Forse basterebbe un milione di euro per assumere personale in Terna, la Commissione Via e gli uffici regionali, così da rispettare le tempistiche previste dai procedimenti autorizzativi. Il problema è che non è ancora chiaro a tutti che le rinnovabili costano meno delle altre fonti. Gli operatori del settore non hanno bisogno di fondi e incentivi, ma solamente del rispetto delle normative esistenti.

Nel precedente meccanismo transitorio FER X, secondo quanto lei ha dichiarato, una parte della capacità eolica disponibile non è stata assegnata perché il prezzo-obiettivo era troppo basso. Con il nuovo FER X, il prezzo di riferimento dell’eolico è sufficiente a rendere bancabili i progetti italiani oppure rischiamo aste deserte o sotto assegnate?

“Aspettiamo che venga definita la curva da parte del ministero e del Gse. I dati sarebbero adeguati se verrà definita una tariffa vicino ai 90 euro di aggiudicazione, che consentirebbe abbastanza ragionevolmente di vedere numeri significativi. Non dimentichiamo, infatti, che dobbiamo mirare almeno ad un paio di GW, altrimenti avremo perso un’ulteriore occasione. Oggi paghiamo un’energia ben sopra alla previsione, siamo a 130/140 MWh, l’eolico potrebbe arrivare a 90 euro l’ora”.

L’eolico offshore flottante potrà dare il suo contributo agli obiettivi rinnovabili italiani già dal 2030?

“Ancora non esiste una filiera dell’eolico offshore flottante, ci auguriamo che lo sviluppo industriale possa arrivare presto. Al 2030 difficilmente vedremo l’eolico offshore flottante. Per quanto riguarda invece gli obiettivi intermedi potrebbero essere impattati. In primo luogo, bisognerebbe chiarire il piano del Governo di sviluppo di questa tecnologia. Uno dei punti centrali da capire è quando questi impianti verranno autorizzati, perché il tempo medio per l’ok alla costruzione di un impianto a terra è di cinque anni. Anche se dimezzassimo le tempistiche, ci impiegheremmo sette anni per vedere i primi impianti. L’altra domanda fondamentale è: quanto tempo ci vuole per adeguare i porti”.

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