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Ddl Nucleare Camera

Riforma delle bollette Ue: Arera frena sull’autonomia, le posizioni di Plenitude e Proxigas su energia e gas

In Commissione alla Camera il regolatore avverte sui rischi degli atti delegati, bocciando tariffe speciali per i data center. Scontro aperto sulla fiscalità: per Goberti serve sgravare l’elettricità, ma Dell’Orco ricorda i limiti strutturali delle pompe di calore.

La revisione delle regole europee sul mercato elettrico approda in Parlamento e accende il confronto tra autorità di regolazione e operatori industriali sul futuro delle bollette, sui limiti dell’elettrificazione e sulla tenuta delle prerogative nazionali. Nel corso delle audizioni svoltesi presso la XIV Commissione Politiche Ue della Camera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), Plenitude e Proxigas hanno delineato visioni divergenti sulla proposta di regolamento che modifica il regolamento (UE) 2019/943. Il testo comunitario – mirato ad abbattere i costi sistemici, aggiornare i regimi tariffari e accelerare su digitalizzazione ed elettrificazione – è finito sotto la lente parlamentare per la verifica di conformità rispetto ai principi di proporzionalità e sussidiarietà, sollevando riserve istituzionali sui poteri delegati a Bruxelles e aprendo un acceso dibattito sul bilanciamento tra vettore elettrico e gas naturale.

IL FRONTE DEL REGOLATORE: L’ALLARME DI ARERA SULL’INDIPENDENZA NAZIONALE

L’intervento di Arera ha espresso un netto monito istituzionale sulla salvaguardia dell’autonomia decisionale. Pur condividendo l’esigenza di ridurre le tariffe e adeguare il sistema alle trasformazioni della transizione, Livio De Santoli ha denunciato il rischio che la riforma comunitaria si traduca in un accentramento decisionale dannoso per le specificità locali. “L’obiettivo dell’Ue è ridurre i costi delle bollette dell’energia”, ha premesso De Santoli, evidenziando tuttavia che “l’Autorità pur condividendo gli obiettivi sottesi alla proposta e accogliendo l’impulso ad adeguare il regime tariffario di un settore quello elettrico che sta vivendo e vivrà radicali trasformazioni, ritiene doveroso rappresentare che questa proposta, nel perseguire condivisibilmente un maggior allineamento delle metodologie tariffarie attraverso un coordinamento più stretto tra i soggetti nazionali, prefiguri una significativa compressione dei margini di valutazione discrezionali del regolatore nazionale, soprattutto con riguardo alla determinazione delle condizioni di accesso equo, trasparente e non discriminatorio delle reti, limitandone di fatto l’intervento tecnico a presidio delle specifiche realtà nazionale”.

Il componente del Collegio ha precisato che tali preoccupazioni sono già state formalizzate da tutti i regolatori dell’Unione attraverso un apposito position paper approvato dal Ceer lo scorso settembre, pur riconoscendo che la proposta comunitaria affida alle autorità compiti rilevanti nella definizione degli indicatori di performance delle reti, delle smart grid e delle soluzioni flessibili, digitali e “non-wire”.

IL NODO DEGLI ATTI DELEGATI E I DUBBI SULL’ARTICOLO 290 DEL TRATTATO UE

Il punto di maggiore attrito giuridico riguarda l’estensione dei poteri attribuiti alla Commissione europea. Per Arera, la facoltà concessa a Bruxelles di integrare il regolamento per via di atti delegati sull’armonizzazione solleva interrogativi sulla tenuta della sussidiarietà e sulla compatibilità con l’articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell’Ue. “Uno degli aspetti più rilevanti della proposta, cioè il potere di adottare con atto delegato contenenti una struttura comune e una metodologia armonizzata per le tariffe di rete, in particolare su un certo numero di punti, importanti sul ruolo della tariffazione delle reti, introducendo un livello di armonizzazione europea finora assente nel settore elettrico, caratterizzato da un ampio margine di discrezionalità delle autorità regolatorie nazionali. Pur essendo ancora riconosciuto alle medesime il compito di approvare e di applicare le metodologie tariffarie a livello nazionale, non vi è dubbio che l’intervento della Commissione anderebbe a incidere in maniera significativa sull’autonomia regolatoria e quindi sull’indipendenza dei regolatori nazionali”, ha ammonito De Santoli.

SEGNALI LOCAZIONALI E DATA CENTER: NO A DISTORSIONI NELLE TARIFFE DI RETE

I rilievi del regolatore hanno investito anche l’introduzione di segnali locazionali e corrispettivi differenziati nel tempo per orientare i consumi. Tali misure, ha osservato De Santoli, risultano opportune solo se calibrate con discrezionalità dalle autorità nazionali: qualora venissero imposte come vincoli obbligatori, priverebbero l’Arera della flessibilità necessaria per rispondere alle esigenze specifiche del mercato italiano.

Altrettanto ferma la posizione sui trattamenti tariffari differenziati. Riguardo alle ipotesi di regimi ad hoc per industrie energivore, Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer) e data center, De Santoli ha ribadito che il principio di aderenza ai costi (cost-reflectivity) ha valenza generale e non deve essere disatteso. Il richiamo ai data center è stato bollato come “inappropriato”, trattandosi di utenze nuove con impatti rilevanti sul sistema che richiedono attente valutazioni regionali per l’accesso alla rete. “Se invece l’intento fosse quello di definire regimi tariffari speciali per supportare tali categorie, appare preferibile ricorrere a incentivi espliciti in quanto sono più trasparenti e non introducono distorsioni nelle tariffe di rete”, ha chiarito il componente di Arera, ribadendo che un sistema energetico integrato deve consentire al regolatore di calibrare gli interventi sul contesto di riferimento.

LA RICETTA DI PLENITUDE: FISCALIZZARE GLI ONERI E SCONTI PER L’ENERGIA PULITA

Sul versante delle dinamiche commerciali e di fornitura, Stefano Goberti, amministratore delegato di Plenitude, ha posto l’accento sulla disparità fiscale che penalizza l’elettricità rispetto al gas, guardando all’impatto imminente della normativa comunitaria sulle emissioni. Goberti ha ricordato che “la percentuale di accise è più alta sulla parte energetica ma dal 2028 molto ragionevolmente entrerà in esercizio l’Ets2 che andrà ad appesantire ulteriormente con una pseudo tassa la componente gas. Per cui le possibili aree di intervento sulla parte di tassazione dell’energia possono essere assunte in due punti: la prima lavorare verso una progressiva fiscalizzazione degli oneri di sistema che incidono in maniera asimmetrica tra energia elettrica e gas. E l’altra l’introduzione di un meccanismo di riduzione del carico di accise sui clienti che acquisiscono energia da fonti rinnovabili garantite o che ha la CO2 catturata o compensata”.

FLESSIBILITÀ DI CONSUMO, VEHICLE TO GRID E LA DELIBERA SULLE MICROZONE

L’ad di Plenitude ha evidenziato come le tariffe di distribuzione pesino per circa il 14% sulla spesa totale di un cliente civile tipo, con picchi di prezzo e congestioni concentrati al mattino e verso sera. Per ottimizzare l’infrastruttura, Goberti ha prospettato “elementi di incentivazione di distribuzione dei consumi settimanali con lo spostamento verso il fine settimana o i giorni festivi o elementi di distribuzione giornalieri”, raccomandando tuttavia cautela per non penalizzare chi ha vincoli rigidi e non può modulare i prelievi.

Sul fronte della domanda, la proposta prevede di potenziare la condivisione energetica (autoconsumo diffuso, collettivo, a distanza e Cer), allentando i vincoli che limitano la partecipazione degli operatori alle comunità energetiche, prorogando gli incentivi all’autoconsumo diffuso al 31 dicembre 2027, sostenendo gli accumuli e sviluppando il “vehicle to grid”. Sul versante dell’offerta, Goberti ha sollecitato la valorizzazione della saturazione virtuale della rete, richiamando l’attesa delibera dell’Arera che dovrà consentire a Terna di mappare le “microzone” di congestione e selezionare gli impianti allacciati, passaggio essenziale per ridurre i costi in bolletta.

PROXIGAS: LE ACCISE PESANO GIÀ DI PIÙ SUL METANO

Pier Lorenzo Dell’Orco, presidente di Proxigas, ha illustrato numeri alla mano l’impatto delle imposte sui consumatori domestici. In Italia, ha precisato Dell’Orco, il peso delle accise sulla bolletta elettrica è già nettamente inferiore a quello sul metano, anche quando l’elettricità viene impiegata per il riscaldamento. Per una famiglia tipo che utilizza il gas per cottura e riscaldamento (1.100 metri cubi annui), l’aggravio da accise ammonta a circa 174 euro all’anno. Sulla bolletta elettrica, al contrario, l’imposta si ferma ad appena 4,5 euro per i consumi base di luce ed elettrodomestici (2.000 kWh/anno) e sale a 113 euro nel caso di adozione di una pompa di calore per riscaldamento (5.000 kWh/anno).

Prospettando l’arrivo dell’Ets2 sui consumi civili, la pressione tributaria sul gas è destinata a crescere ulteriormente. “Dobbiamo tener presente queste difficoltà ed evitare di gravare i consumatori gas di ulteriori oneri, che finirebbero col penalizzare ingiustamente famiglie ed imprese che vedono nel gas l’unica fonte di energia disponibile per soddisfare i propri fabbisogni”, ha sottolineato Dell’Orco, rimarcando come i consumi finali siano rimasti stabili negli ultimi anni nonostante i rincari, a riprova della difficoltà strutturale di sostituire la molecola fossile.

I LIMITI STRUTTURALI DELL’ELETTRIFICAZIONE E IL RUOLO INDISPENSABILE DEL GAS

Il presidente di Proxigas ha illustrato l’infrastruttura del metano, forte di una rete di oltre 270 mila chilometri che serve quasi il 90% dei Comuni italiani e 22 milioni di clienti, riscaldando il 70% degli edifici e coprendo circa il 70% del fabbisogno del teleriscaldamento, oltre ad alimentare comparti industriali “hard to abate” non elettrificabili a causa delle elevate temperature di processo. Sulle pompe di calore, l’associazione evidenzia stringenti barriere fisiche ed economiche: su circa 16 milioni di abitazioni collocate nelle classi energetiche F e G, l’installazione è tecnicamente fattibile in meno di 6 milioni di unità, cifra che scende a meno di 2 milioni considerando i vincoli di reddito. Infine, Dell’Orco ha chiarito che l’elettrificazione non cancella la necessità del gas: la quota di generazione elettrica da rinnovabili è salita dal 33% del 2019 al 41% del 2025, ma sconta la variabilità stagionale. Poiché le pompe di calore assorbono energia nei mesi invernali e la sera – quando la quota rinnovabile varia tra il 28% e il 35% e la produzione dipende da centrali termoelettriche a metano –, la sostituzione di una caldaia non elimina il fabbisogno di gas del Paese.

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