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Petrolio, per la IEA domanda globale crolla ma i prezzi volano a causa del conflitto in Medio Oriente

La stabilità dei mercati del diesel rimane legata alla capacità di ripristinare pienamente le forniture dal Medio Oriente. Senza questa condizione, gli analisti ritengono che l’equilibrio del mercato potrà essere raggiunto solo attraverso ulteriori distruzioni della domanda

Il peggioramento delle prospettive economiche, l’impennata dei costi dei carburanti e le limitazioni nella disponibilità di prodotti raffinati causate dal conflitto in corso stanno determinando una contrazione storica della domanda globale di petrolio. Su base annua, la domanda globale è destinata a scendere di 2,6 milioni di barili al giorno (mb/d) nel 2026, attestandosi a un livello medio di 102,4 mb/d. Il calo toccherà una punta di -2,5 mb/d nel quarto trimestre del 2026, con il settore del diesel a rappresentare da solo il 25% dell’intero crollo. Una parziale ripresa (+2 mb/d) attesa per il 2027 manterrà comunque i consumi mondiali al di sotto dei livelli del 2025 di circa 620 mila barili al giorno (-0,6%). È quanto emerge dal report mensile di ottobre dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA).

TENSIONI IN MEDIO ORIENTE PROVOCANO FORTI RINCARI

Sul fronte dei prezzi, le tensioni nel Medio Oriente e la ripresa delle ostilità contro le infrastrutture energetiche e il traffico delle petroliere hanno provocato forti rincari. A settembre, il greggio North Sea Dated è salito di 26,17 dollari/barile su base mensile raggiungendo i 116,89 $/bbl, spinto dagli attacchi alle pipeline (come il bombardamento della pipeline Saudi East-West dell’11 settembre) e da un boom esponenziale delle tariffe di nolo marittimo. Il barile di Dated scambia ormai attorno ai 134 $/bbl, con alcune qualità del Mare del Nord che hanno toccato punte fino a 160 $/bbl. I futures sul Brent sono cresciuti del 13% da inizio settembre a quota 107 $/bbl, ha sottolineato la IEA

OFFERTA E LOGISTICA NEL GOLFO: RIPRESA FRAGILE

Nonostante il quadro geopolitico compromesso, prosegue IEA, la produzione e le esportazioni dai Paesi del Golfo avevano evidenziato a settembre un importante segnale di ripresa. L’offerta globale di petrolio è aumentata di 2,5 mb/d rispetto ad agosto, raggiungendo i 102,3 mb/d, spinta principalmente dall’Arabia Saudita (per il blocco OPEC+) e dagli Emirati Arabi Uniti. Le esportazioni di greggio dai Paesi del Golfo sono salite di 4,4 mb/d toccando quota 13,9 mb/d, superando il 75% dei livelli pre-guerra.

Inoltre, il transito nello Stretto di Hormuz è cresciuto di 3,7 mb/d a 10.9 mb/d, e l’utilizzo di rotte alternative di bypass ha recuperato 970 mila barili al giorno. Tuttavia, le stime complessive per l’anno in corso vedono la produzione mondiale chiudere in calo medio di 5,8 mb/d rispetto al 2025, a un livello di 100,7 mb/d. Per il 2027 è previsto un forte incremento dell’offerta (+7,7 mb/d), ma gli esperti avvertono: i nuovi attacchi condotti dagli Houthi nel mese di ottobre e le persistenti minacce alla sicurezza della navigazione rendono estremamente fragile qualsiasi scenario di recupero.

PRODOTTI RAFFINATI E DIESEL: EMERGENZA SCORTE E PREZZI DA RECORD

Se le esportazioni di greggio hanno mostrato segnali di reattività, il flusso di prodotti raffinati e GPL dal Medio Oriente rimane gravemente compromesso, collocandosi a meno della metà dei valori pre-crisi (1,9 mb/d per i raffinati contro i 4,7 mb/d antecedenti al conflitto). Questa situazione, unita al calo dell’offerta dalla Russia (colpita dai danni inflitti dai droni ucraini al proprio sistema di raffinazione) e da diversi Paesi asiatici, ha sottratto al mercato globale del diesel circa 1,7 mb/d nel terzo trimestre del 2026, ha evidenziato la IEA. I prezzi all’ingrosso del diesel hanno sfiorato vette storiche di 220 dollari/barile in Europa e negli Stati Uniti e oltre i 200 $/bbl a Singapore. Sebbene vi sia stato un lieve ridimensionamento nelle ultime settimane, i valori del diesel rimangono quasi doppi rispetto ai livelli pre-crisi e al prezzo del greggio stesso.

L’impatto economico è gravissimo: il costo di trasporto merci è esploso, alimentando l’inflazione e deprimendo il potere d’acquisto dei consumatori. La domanda di gasolio per usi non legati ai trasporti nei Paesi OCSE è crollata dell’8% nei cinque mesi fino a luglio, mentre la domanda di diesel per autotrazione ha ceduto il 2%. Le scorte di carburante, già erose da prelievi superiori alla norma nei mesi estivi, si trovano ai minimi dal novembre 2023 nei Paesi OCSE (565 milioni di barili a luglio). Le scorte globali osservate di petrolio sono calate di 509 milioni di barili rispetto ai livelli precedenti allo scoppio della guerra, mantenendo le giacenze a terra ai valori più bassi dal 2016.

RAFFINAZIONE E PROSPETTIVE PER IL 2027

L’attività globale di raffinazione toccherà il minimo stagionale ad ottobre con 81,3 mb/d prima di risalire a 84,6 mb/d a fine anno, registrando un calo medio annuo nel 2026 di 2,3 mb/d (a 81,7 mb/d), per poi recuperare 2,8 mb/d nel 2027, ha riportato ancora la IEA nel report mensile. Tuttavia, i margini delle raffinerie europee ed asiatiche si sono drasticamente ridotti a causa dell’impennata dei costi del greggio e dei noli, scendendo per il diesel europeo da 100 $/bbl ad appena 60 $/bbl all’inizio di ottobre.

Solo gli impianti statunitensi, grazie all’accesso a materie prime a sconto, continuano a registrare margini record. La stabilità dei mercati del diesel rimane legata alla capacità di ripristinare pienamente le forniture dal Medio Oriente. Senza questa condizione, gli analisti ritengono che l’equilibrio del mercato potrà essere raggiunto solo attraverso ulteriori distruzioni della domanda, con pesanti ripercussioni sulla crescita economica. Di fronte a questa emergenza, i leader del G7 hanno annunciato il 2 ottobre l’impegno ad accelerare la liberazione delle riserve strategiche dell’AIE, dando priorità assoluta all’immissione rapida di scorte di diesel sui mercati nei prossimi mesi.

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