Skip to content
BCE

Energia, lo shock non fa più paura? Come l’addio al petrolio sta salvando l’Europa dalla crisi

L’analisi degli economisti della Bce svela il crollo del gas nella formazione dei prezzi elettrici in Spagna e Francia. Tra spinta dell’intelligenza artificiale e sostegni fiscali, il Pil cresce dello 0,3% ma pesano le incognite future.

L’economia dell’area dell’euro dimostra una sorprendente capacità di resistenza e scongiura la recessione, assorbendo l’ennesima fiammata delle quotazioni dei combustibili fossili grazie a una profonda trasformazione strutturale che ha ridotto la sua dipendenza energetica dall’estero. È la tesi centrale dell’intervento pubblicato sul blog ufficiale della Banca Centrale Europea dagli economisti Óscar Arce, Gerrit Koester e Beatrice Pierluigi. Nello studio, intitolato “Resilience of the euro area economy – weathering one shock, preparing for the next”, gli esperti dell’Eurotower spiegano come il progressivo affrancamento dal petrolio, l’espansione delle fonti rinnovabili e la tenuta del settore elettrico abbiano agito da scudo primario di fronte alle turbolenze geopolitiche, affiancati dal supporto delle politiche fiscali e dalla spinta del commercio legato all’intelligenza artificiale.

LO SCUDO ENERGETICO: PERCHÉ L’IMPATTO DEI RINCARI FOSSILI È STATO CONTENUTO

Il nuovo episodio di tensione sui mercati delle materie prime ha avuto origine con il conflitto in Medio Oriente, che ha fatto impennare le quotazioni del greggio all’inizio del 2026, prima di una temporanea distensione favorita dal memorandum d’intesa siglato a giugno tra Stati Uniti e Iran. Da luglio, tuttavia, una seconda ondata ha innescato un ulteriore rialzo del petrolio, accompagnato da una brusca ascesa dei margini di raffinazione e da un costante incremento dei prezzi del gas naturale. A differenza del passato, l’impatto complessivo sull’attività economica europea è rimasto contenuto.

Negli ultimi tre decenni famiglie e imprese hanno accresciuto l’efficienza energetica e ridotto l’utilizzo di idrocarburi, mentre la produzione si è orientata verso il terziario, comparto a minor intensità energetica. Oggi l’area dell’euro presenta una dipendenza dal greggio dimezzata rispetto ai primi anni Novanta: questa minore intensità, calcolata in chilogrammi di petrolio equivalente per euro di Pil reale, ha attenuato gli effetti negativi delle strozzature di offerta su consumi, investimenti e crescita economica.

LA RIVOLUZIONE ELETTRICA: IL DISACCOPPIAMENTO TRA GAS E RINNOVABILI

La diffusione della generazione pulita sta trasformando i meccanismi di formazione dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica nei paesi dell’Unione. La maggiore disponibilità di capacità rinnovabile ha ridotto la frequenza con cui le centrali termoelettriche a gas determinano il prezzo marginale della borsa elettrica, limitando il trasferimento dei rincari del metano sulle bollette della corrente. Il fenomeno trova riscontro nei dati: in Spagna, dove la produzione da rinnovabili è particolarmente elevata, la quota di ore in cui gli impianti a gas hanno fissato il prezzo dell’elettricità è crollata da circa l’80% registrato nel 2020 a poco più del 20% nei primi nove mesi del 2026.

Una dinamica analoga si è verificata in Francia, grazie al peso prevalente dell’energia nucleare nel mix produttivo, con una flessione dal 60% a circa il 20%. A differenza della crisi energetica del 2021-2022, quando le tariffe elettriche seguivano pedissequamente l’andamento del gas, nella prima metà del 2026 i paesi dotati di una quota più consistente di rinnovabili e nucleare hanno subito ripercussioni assai più lievi.

LA DINAMICA DEL PIL DELL’AREA EURO TRA SHOCK RIPETUTI E CRESCITA COSTANTE

La risposta del sistema produttivo si inserisce in una traiettoria di moderata espansione del Pil reale avviata a partire dal 2022, nonostante il susseguirsi di eventi avversi: la pandemia e i colli di bottiglia nelle catene di fornitura, la guerra della Russia contro l’Ucraina, i blocchi alla navigazione mercantile nel Mar Rosso e le tensioni commerciali connesse ai dazi statunitensi.

Nessuno di questi shock ha provocato una contrazione del prodotto, pur rallentando il passo rispetto alla media storica registrata tra il 2000 e il 2026. Escludendo l’elevata volatilità dei dati dell’Irlanda, nel secondo trimestre del 2026 il Pil reale dell’area euro si è collocato dello 0,6% al di sopra dei livelli di fine 2025, mettendo a segno un tasso di crescita congiunturale stabile attorno allo 0,3% in ciascuno degli ultimi quattro trimestri. Gli autori inquadrano questo fenomeno attraverso le tre dimensioni della resilienza economica: la capacità di assorbimento iniziale, la velocità di ripresa verso i livelli pre-shock e la capacità di adattamento strutturale a tutela da crisi future.

IL RUOLO DEL SETTORE PUBBLICO E IL RADDOPPIO DEL SOSTEGNO FISCALE

A fare da cuscinetto contro lo shock energetico ha contribuito anche l’intervento pubblico. I servizi non destinabili alla vendita hanno mantenuto ritmi di espansione costantemente superiori al loro trend storico e più rapidi rispetto agli altri comparti economici. Parallelamente, l’orientamento delle politiche di bilancio nell’area dell’euro si è progressivamente ampliato: se nelle proiezioni di dicembre 2025 si stimava un impulso fiscale espansivo pari a 0,25 punti percentuali di Pil per il 2026, le valutazioni successive hanno raddoppiato tale sostegno portandolo a 0,5 punti percentuali.

Questa espansione riflette in larga parte l’incremento della spesa per la difesa e per le infrastrutture varato in Germania e, in misura più circoscritta, i provvedimenti nazionali introdotti dai governi per mitigare i costi energetici. Gli esperti della Bce avvertono tuttavia che tali misure presentano natura temporanea e che, a fronte di margini di bilancio ristretti in diversi Stati, gli spazi per attutire eventuali shock futuri per via fiscale andranno progressivamente riducendosi.

IL BOOM DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL RECUPERO DELLA FIDUCIA

La tenuta economica dell’area euro è stata favorita anche dalla dissipazione delle aspettative più allarmistiche e dal ciclo globale dell’alta tecnologia. Dopo l’impennata di incertezza e il crollo della fiducia registrati all’inizio del conflitto mediorientale – alimentati dal timore di carenze fisiche di combustibili, fertilizzanti e materie prime –, il pessimismo ha iniziato a rientrare già a maggio, consentendo alle attese di produzione delle imprese di ritornare sui livelli pre-bellici tra agosto e settembre. Nei primi mesi dell’anno la produzione era stata peraltro sostenuta da comportamenti precauzionali, con aziende che avevano anticipato ordini e scorte per mettersi al riparo da deficit di carburante.

A trainare la domanda estera è stato poi il commercio mondiale, le cui stime di crescita per il 2026 sono state riviste dal 2% di fine 2025 al 4,7%. L’Europa ha beneficiato della forte richiesta internazionale di beni strumentali e manifattura specializzata legata all’intelligenza artificiale, come testimoniato dall’indice Pmi per gli ordini all’esportazione di apparecchiature tecnologiche. Nel comparto manifatturiero dell’hardware, produzione, occupazione e nuovi ordinativi hanno mostrato performance nettamente superiori alla media, mentre nel segmento dei servizi software l’espansione ha premiato i livelli di attività ma non la dinamica dell’occupazione o degli ordini.

LA TENUTA DEL MERCATO DEL LAVORO E LA DIFESA DEI CONSUMI

Un pilastro determinante della resilienza europea è rappresentato dal mercato del lavoro. Storicamente i grandi shock energetici provocavano una flessione della domanda di manodopera e un rapido incremento della disoccupazione. Nel corso del 2026, al contrario, gli indicatori tempestivi come il Pmi occupazionale hanno assorbito la frenata iniziale e si sono riportati al di sopra dei valori registrati prima del conflitto. I livelli di occupazione dell’area euro hanno continuato a salire a ritmi superiori alla media di lungo periodo, sostenendo il reddito disponibile delle famiglie e preservando i consumi privati dall’erosione indotta dai rincari.

PREPARARSI AI PROSSIMI SHOCK: LE TRE PRIORITÀ PER L’ADATTAMENTO STRUTTURALE

Nonostante la tenuta sin qui mostrata, il quadro prospettico resta denso di rischi al ribasso: una possibile escalation dei conflitti geopolitici, nuove interruzioni delle forniture energetiche, deterioramenti del clima sui mercati finanziari, il riaccendersi di dispute tariffarie o il ripetersi di eventi climatici estremi. Per non farsi trovare impreparata all’esaurirsi dei fattori congiunturali favorevoli (la spinta fiscale e il traino iniziale dell’IA), l’Europa deve rafforzare la propria capacità di adattamento strutturale lungo tre assi prioritari:

1. Sicurezza e integrazione energetica: proseguire la transizione verde riducendo le importazioni fossili e completare l’integrazione del mercato elettrico europeo attraverso investimenti nelle reti e nei collegamenti transfrontalieri, consentendo all’elettricità rinnovabile a basso costo di fluire verso i bacini di consumo per abbattere il prezzo marginale fissato dal gas.

2. Diffusione dell’innovazione tecnologica: consolidare i benefici derivanti dall’intelligenza artificiale estendendo l’adozione delle nuove tecnologie a tutti i settori produttivi e alle imprese di minori dimensioni.

3. Unione dei mercati dei capitali: accelerare la realizzazione dell’Unione del Risparmio e degli Investimenti per convogliare le risorse private verso i massicci fabbisogni di finanziamento richiesti dalle transizioni energetica e digitale.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su