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Che fine ha fatto il diesel promesso da Putin a Trump?

Il carburante russo torna sulla rotta americana mentre Washington allenta temporaneamente le sanzioni. Ma la partita potrebbe essere molto più grande di una semplice fornitura di diesel

Domani salpa la prima petroliera carica di diesel russo diretta dritto nel cuore degli Stati Uniti d’America. Sul ponte, quarantamila tonnellate di idrocarburi raffinati sotto la bandiera della Federazione Russa; in stiva, la spugna impregnata di anni di sanzioni, embargo e proclami morali spazzati via dal prezzo della benzina alla pompa. A dare la notizia è Alexander Novak, il sarto del Cremlino per gli affari energetici, secondo quanto riporta Tass.

DIESEL, LA PRIMA PETROLIERA RUSSA E’ PRONTA A PARTIRE

La prima petroliera carica di diesel è pronta a lasciare la Russia per approdare negli Stati Uniti. “La prima nave parte domani, diretta negli Stati Uniti. Poi seguiranno i lotti successivi. Soddisferemo le esigenze degli USA nei limiti delle nostre capacità”, ha detto il vice primo ministro russo Alexander Novak, secondo quanto riporta Tass. Tradotto dal burocratese di Mosca: avevate detto che non avreste mai più comprato un litro da noi, ma alla fine la bolletta la paga l’elettore.

LE CLAUSOLE DEL NUOVO MATRIMONIO TRA TRUMP E PUTIN

L’operazione è il coronamento dell’intesa tra la Casa Bianca e il Cremlino. Il Dipartimento del Tesoro americano ha dovuto rispolverare i timbri per firmare una licenza temporanea che congela per sei mesi le sanzioni sul diesel di Putin. Il piano prevede di partire con queste prime 40.000 tonnellate per puntare a 300.000 entro fine mese, scaldando i motori per arrivare a spedizioni nell’ordine dei milioni di tonnellate.

L’obiettivo a lungo termine è immettere sul mercato circa 1,8-4,8 milioni di tonnellate di diesel russo, grazie a una licenza speciale emessa dall’OFAC (Dipartimento del Tesoro USA) per abbassare il listino del carburante alla pompa. Tuttavia, analizzando i numeri dell’accordo e i dati industriali, la notizia bomba sull’intesa USA-Russia suona come un’operazione mediatica, ma anche politico-diplomatica. Una goccia nell’oceano che difficilmente potrà generare un calo strutturale dei prezzi.

L’AFFARE LUKOIL

Ma la spedizione del diesel è soltanto la cerimonia pubblica del “matrimonio” tra Trump e Putin. Dietro le quinte, la diplomazia parallela dei barili viaggia a velocità superiori. Infatti, secondo quanto ricostruito dal New York Times attraverso ben otto fonti bene informate, a margine dei tavoli ufficiali si sta consumando la vendita miliardaria degli asset internazionali del colosso russo Lukoil.

Il compratore sarebbe una cordata «ibrida» composta da grandi investitori americani e magnati del Golfo Persico. L’aspetto più suggestivo dell’affare risiede tuttavia nella mappa delle connessioni politiche. Infatti, i capofila dell’operazione vantano collegamenti e contatti diretti con le famiglie Witkoff, Trump e Kushner. Una sovrapposizione tra politica estera, finanza offshore e dossier familiari che riduce il confine tra diplomazia di Stato e corporate governance a una semplice formalità. Mentre con la mano destra il presidente Usa firma le esenzioni per far sbarcare il carburante a bordo delle navi, con la sinistra disegna il nuovo assetto azionario di uno dei giganti energetici di Mosca.

DIESEL, LA REAZIONE DELL’UCRAINA

La sospensione delle sanzioni americane sul diesel russo sono state una doccia fredda per l’Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky l’ha definita una scelta “terribile e disonesta”, un “regalo per Putin” scaricato senza troppi complimenti sulle spalle della resistenza ucraina. Mentre gli inviati speciali fanno la spola tra un vertice e una suite per ridisegnare la mappa energetica del pianeta, il diesel russo torna a solcare l’Atlantico.

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