Undici Paesi europei annunciano il rilascio di riserve petrolifere entro gennaio 2027: la misura comprende 20,5 milioni di barili di diesel e si inserisce nell’azione coordinata dall’Aie. Ma l’immissione sul mercato non garantisce automaticamente un calo dei prezzi: ecco come funzionano le scorte e cosa resterà dopo il prelievo
Undici Paesi dell’Unione europea hanno confermato il rilascio di 42,6 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche entro la fine di gennaio 2027, di cui 20,5 milioni di barili di diesel. L’annuncio è arrivato giovedì 29 ottobre 2026, a margine della riunione dei ministri dell’Energia in Lussemburgo, in una fase caratterizzata dall’aumento delle quotazioni di petrolio e gas e dalle difficoltà legate alla guerra in Medio Oriente e alle tensioni nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la dichiarazione è stata sottoscritta da Germania, Francia, Italia, Belgio, Danimarca, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Svezia.
Il rilascio si colloca nel quadro dell’azione collettiva dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), che mercoledì 11 marzo 2026 aveva concordato la messa a disposizione del mercato di 400 milioni di barili da parte dei 32 Paesi membri. Il successivo aggiornamento dell’Aie, pubblicato mercoledì 7 ottobre, indicava che circa 325 milioni di barili erano già stati immessi sul mercato e che restavano da rendere disponibili circa 100 milioni di barili tra quelli inizialmente promessi. Nello stesso aggiornamento l’Agenzia segnalava la disponibilità di circa 1,1 miliardi di barili di riserve pubbliche di emergenza nei Paesi membri, compresi oltre 200 milioni di barili di diesel.
COME FUNZIONANO LE RISERVE E QUALI PAESI LE GESTISCONO
Le riserve petrolifere non sono tutte custodite direttamente dai governi e non consistono esclusivamente in greggio. Possono comprendere petrolio non raffinato e prodotti già pronti per il consumo, come gasolio e benzina. In base alla normativa europea, i Paesi membri devono mantenere scorte equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette medie oppure a 61 giorni di consumo interno, scegliendo il valore più elevato. Anche il sistema di gestione varia da Stato a Stato. Secondo la classificazione dell’Aie, Belgio, Germania e Lettonia utilizzano riserve gestite da organismi di stoccaggio; Grecia, Lussemburgo e Svezia fanno ricorso alle scorte detenute dagli operatori obbligati; Danimarca, Francia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo combinano invece riserve di agenzie e scorte dell’industria. La Lituania, inclusa nell’elenco dei firmatari da Agence Europe, adotta anch’essa un sistema misto. Questo significa che la quantità complessiva di riserve nazionali non coincide necessariamente con quella detenuta direttamente dallo Stato: una parte può essere custodita da soggetti industriali sottoposti a obblighi di legge e può trovarsi anche in altri Paesi, sulla base di accordi bilaterali. L’Aie distingue infatti tra scorte pubbliche, scorte detenute da agenzie e riserve obbligatorie dell’industria. Per l’Italia, la gestione di una parte delle riserve è affidata all’Organismo centrale di stoccaggio italiano (OCSIT).
IL RILASCIO ABBASSERÀ I PREZZI? IL RISPARMIO NON È AUTOMATICO
L’immissione di petrolio e prodotti raffinati dalle riserve aumenta temporaneamente l’offerta disponibile e può contribuire ad attenuare le tensioni sui mercati. Non equivale, tuttavia, a un intervento che garantisce un prezzo più basso alla pompa o una riduzione immediata delle bollette. L’effetto dipende dalla dimensione dello shock, dalla durata delle interruzioni delle forniture, dalla domanda globale, dalla disponibilità di produzione aggiuntiva e dalla velocità con cui i volumi raggiungono il mercato. La stessa Aie chiarisce che il meccanismo delle scorte d’emergenza è progettato per limitare gli effetti economici delle interruzioni improvvise e mettere a disposizione offerta aggiuntiva nel breve periodo, non per fissare i prezzi o gestire strutturalmente il mercato. Per questo l’eventuale risparmio per imprese e consumatori dipenderà dalla risposta delle quotazioni internazionali e dal trasferimento dei ribassi lungo la filiera di distribuzione. C’è inoltre un aspetto economico da considerare: le scorte rilasciate dovranno essere ricostituite, secondo modalità e tempi stabiliti dai singoli Paesi: il rilascio può contribuire a contenere una fiammata dei prezzi, ma non rappresenta di per sé un risparmio certo per i bilanci pubblici o per gli utenti finali. Anche per questo l’Aie considera le riserve uno strumento temporaneo, da affiancare alla diversificazione delle forniture e alle misure di contenimento della domanda.
QUANTE SCORTE RESTERANNO DOPO IL PRELIEVO
Non è possibile stabilire con precisione quante riserve resteranno a ciascuno degli undici Paesi: la dichiarazione riportata dalle fonti non specifica la ripartizione nazionale dei volumi né la quota che sarà prelevata da riserve pubbliche o da scorte industriali. Per valutare la dotazione residua occorrerà quindi attendere i dati sulle quantità effettivamente rilasciate e sulle consistenze aggiornate.

