La Germania finisce sul banco degli imputati per le bollette e il prezzo del gas sfora il tetto dei 100 euro. Intanto, le aziende lanciano l’allarme rosso. Cosa sta succedendo davvero?
L’ombra di un nuovo inverno energetico torna ad allungarsi sui termostati e sulle fabbriche d’Europa. Oggi il TTF di Amsterdam ha superato nuovamente la quota psicologica dei 100 euro al MWh, attestandosi a 102 euro per megawattora. I contratti future di dicembre, invece, hanno chiuso a 99 euro. Numeri che fanno tremare l’industria manifatturiera. Intanto, il direttore del MIE del Mase accusa la Germania di aver ritardato appositamente il riempimento delle scorte di gas per favorire le aziende tedesche.
L’ALLARME DI GAS INTENSIVE
Nel nostro Paese i primi a lanciare il grido d’allarme sono i “giganti” della produzione manifatturiera. Carta, ceramica, fonderie, gesso, calce e metalli sono settori ad altissima intensità energetica che non possono semplicemente “spegnere l’interruttore”.
“Comprendiamo le incertezze del contesto internazionale e i vincoli della finanza pubblica, ma è necessario intervenire con urgenza: nessuna impresa può sostenere stabilmente costi di questa entità senza compromettere produzione, investimenti e occupazione”, ha avvertito senza mezzi termini Aldo Chiarini, presidente di Gas Intensive, la società consortile promossa da otto associazioni di Confindustria.
Secondo le aziende a forte consumo energetico la spinta al biometano nella legge di Bilancio è un palliativo a lungo termine che non spegne l’incendio immediato. La richiesta al Governo è chiara: strumenti d’emergenza, a partire da condizioni adeguate per l’interrompibilità dei prelievi, una sorta di “polizza assicurativa” per evitare il collasso del sistema industriale durante i picchi di freddo.
PERCHE’ LE SCORTE UE PESANO ANCHE L’ITALIA
L’Italia quest’anno ha fatto i compiti a casa sul tema degli stoccaggi di gas, ma le lacune di alcuni Paesi rischiano di pesare anche sul nostro Paese. La maglia nera è della Germania, che ha una percentuale di riempimento delle scorte strategiche del 61,6% (152,5 TWh), l’8% in meno rispetto all’obiettivo del 70%. Entro il 15 dicembre Berlino dovrà acquistare 8 TWh. Una scelta che ricadrà sulle spalle dei cittadini tedeschi con particolare forza l’anno prossimo. Già quest’anno, le tariffe energetiche per i nuovi clienti sono aumentate del 55% rispetto al 2025.
L’ACCUSA DI ROMA A BERLINO SULLE SCORTE DI GAS
Non ci sono soltanto i venti di crisi geopolitica e il fantasma del blocco dello stretto di Hormuz. Il direttore generale di Mercati e infrastrutture energetiche (MIE) Mase, Alessandro Noce, ha puntato il dito contro la lentezza di Berlino nel riempire i propri stoccaggi. Secondo Noce, questa scelta avrebbe distorto il mercato, spingendo al rialzo le quotazioni.
Gli acquisti “scellerati” dell’ultimo minuto da parte tedesca varrebbero, da soli, 30 euro in più sul prezzo finale, secondo il direttore generale del MIE. Il sospetto avanzato è che Berlino abbia volutamente temporeggiato per non gravare sui conti delle aziende di Stato prossime alla privatizzazione.
LA DIFESA DELLA GERMANIA
La ministra dell’Energia Katherina Reiche ha garantito che la sicurezza degli approvvigionamenti non è a rischio e che il vero driver dei prezzi è la geopolitica globale. Tuttavia, dopo aver scommesso per mesi sulle pure forze di mercato, il governo Reiche-Merz ha ordinato alla controllata statale Sefe un acquisto d’emergenza da 500 milioni di euro per puntellare i depositi (a partire da Rehden, rimasto a lungo bloccato sotto al 20%). La vera “prova del nove” per la Germania e per l’Europa intera arriverà nei mesi più rigidi di gennaio e febbraio.
GAS, I PIANI DI SNAM
Mentre il quadro internazionale scricchiola, in Italia c’è chi ricorda come la lungimiranza infrastrutturale sia l’unico vero scudo contro le tempeste energetiche. Snam celebra oggi a Roma i suoi 85 anni di storia. Nell’intervista pubblicata su Il Sole 24 Ore di oggi, l’amministratore delegato Agostino Scornajenchi ha sottolineato che dai 62 miliardi di metri cubi trasportati lo scorso anno si salirà a circa 64 miliardi.
L’ad ha affermato che Snam punta a rafforzare la capacità di stoccaggio e rigassificazione nel prossimo piano industriale della primavera, trasformando il rigassificatore da misura provvisoria a pilastro stabile con la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) in corso. La transizione è il secondo elemento portante della strategia futura di Snam. L’obiettivo al 2040 parla di 11 miliardi di metri cubi di biometano all’anno. Guardando al presente, il Tap e i rigassificatori galleggianti di Piombino e Ravenna si stanno dimostrando la vera spina dorsale del Paese.

