Dal 2027 niente bollo per un’auto a benzina o gasolio fino a 80 kW per ogni contribuente: lo Stato rimborsa alle Regioni oltre 2,29 miliardi l’anno. Alle famiglie numerose un contributo fino a 385,71 euro. Ecco tutte le misure, su energia, ambiente, trasporti e clima
Quasi 6,5 miliardi per la rete ferroviaria tra il 2027 e il 2030, di cui 1,6 miliardi nel biennio 2027-2028 per la variante del Terzo valico dei Giovi. Fino a 3,53 miliardi in quattro anni per abbassare il costo dell’elettricità delle piccole e medie imprese e altri 2,5 miliardi per le energivore. In entrambi i casi l’aiuto va reinvestito per intero nella transizione energetica. A questo si aggiungono 1,2 miliardi per il fotovoltaico fino a 1 MW, entro un contingente di 3 GW, e 1,6 miliardi per riqualificare dal punto di vista energetico ospedali, scuole e università. Sul fronte delle entrate, le imprese del comparto energetico pagheranno un’Irap più alta di 5 punti nel 2027 e di 3 punti nei due anni successivi, con il divieto di scaricare il rincaro sulle tariffe. Dal 1° gennaio 2027, inoltre, non si pagherà il bollo su un’auto a benzina o gasolio di potenza non superiore a 80 kW.
Le misure sono contenute nel testo vidimato della legge di bilancio per il triennio 2027-2029, nella versione datata 30 ottobre. Gran parte del pacchetto è nel Titolo VI, dedicato a energia e infrastrutture. Il resto si trova nelle norme fiscali, in quelle sulla circolazione dei veicoli e negli stati di previsione dei ministeri.
IL PACCHETTO ENERGIA E FERROVIE PASSA DALLA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA UE
Il pacchetto più consistente ha una cornice europea precisa. L’articolo 76 autorizza gli interventi degli articoli da 77 a 83 “tenuto conto” della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale prevista dall’articolo 26 del regolamento (UE) 2024/1263 e della raccomandazione della Commissione europea dell’8 ottobre 2026. Ne derivano obblighi di rendicontazione stringenti. Le amministrazioni competenti devono trasmettere ogni mese informazioni aggiornate sull’impatto delle misure sul bilancio, attraverso i sistemi informativi della Ragioneria generale dello Stato. La Ragioneria coordina le comunicazioni a Bruxelles, in coerenza con il ciclo di sorveglianza definito dalla Comunicazione C/2026/4514.
FERROVIE, 5,4 MILIARDI NEL BIENNIO: TERZO VALICO, BRENNERO E NAPOLI-BARI
Il primo capitolo riguarda il trasporto su ferro. Per la parte Servizi del contratto di programma tra il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e il gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale sono stanziati 600 milioni nel 2027 e 970 milioni nel 2028, destinati alla manutenzione straordinaria della rete. La parte Investimenti riceve 2,19 miliardi nel 2027 e 1,67 miliardi nel 2028, così ripartiti:
– 1,45 miliardi per programmi di miglioramento della sicurezza e di sviluppo tecnologico della rete nazionale;
– 1,6 miliardi per il Terzo valico dei Giovi, in particolare per la variante resa necessaria dalle rilevanti condizioni geomeccaniche emerse durante i lavori;
– 500 milioni per l’accesso alla galleria di base del Brennero e la circonvallazione di Trento;
– 170 milioni per il raddoppio delle tratte Frasso Telesino-Telese, Telese-Vitulano e Apice-Orsara della Napoli-Bari;
– 140 milioni per il raddoppio della Giampilieri-Fiumefreddo, sulla Messina-Catania.
Altre risorse arrivano dopo il biennio, a valere sul contratto di programma Investimenti 2027-2031. Il Terzo valico riceve altri 350 milioni nel 2029 e 500 milioni nel 2030, la Giampilieri-Fiumefreddo altri 40 milioni nel 2029.
Per accelerare la spesa, i fondi sono subito utilizzabili per impegni giuridicamente vincolanti, anche prima dell’aggiornamento del contratto di programma. Con un decreto del ministro dell’Economia, anche su proposta del ministro delle Infrastrutture, le risorse possono essere spostate da un intervento ferroviario all’altro, purché restino fermi i tetti annuali e gli obiettivi di finanza pubblica. Il collegamento con la clausola europea si vede anche nel meccanismo di erogazione. Nel 2027 e nel 2028 i fondi arrivano al gestore ogni sei mesi, a gennaio e a luglio, e ogni trasferimento tiene conto delle somme già versate e delle spese effettivamente sostenute. La Ragioneria, inoltre, può chiedere al gestore ulteriori adempimenti per verificare il raggiungimento degli obiettivi.
IDROELETTRICO, 800 MILIONI PER I BACINI E CONTRATTI PER DIFFERENZA VENTENNALI
Dalle ferrovie la legge passa alla produzione elettrica, partendo dall’idroelettrico. Per la manutenzione, il recupero e la funzionalità dei bacini sono previsti 200 milioni nel 2028 e 300 milioni in ciascuno degli anni 2029 e 2030, in un capitolo del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica.
La novità più rilevante, però, riguarda il mercato. Una quota compresa tra il 50 e l’80% dell’energia prodotta dagli impianti idroelettrici in esercizio sarà contrattualizzata con il Gse attraverso contratti per differenza a due vie. Le regole le fisserà l’Arera, con tre vincoli. I contratti durano 20 anni e, se cambia il concessionario, passano al nuovo. Ai produttori devono restare incentivi adeguati a gestire gli impianti in modo efficiente, anche attraverso profili contrattuali standardizzati o proporzionali alla produzione effettiva. Il prezzo è calcolato sui costi medi efficienti di ciascun impianto, canoni compresi. Per favorire la concorrenza, il Gse potrà rivendere l’energia con contratti a termine fino a 5 anni, assegnati con procedure competitive. Quanto ricavato servirà a ridurre gli oneri generali di sistema in bolletta, così da trasferire i benefici a tutti i clienti finali.
FOTOVOLTAICO FINO A 1 MW, CONTRIBUTI AL 40% PER 3 GW DI NUOVA POTENZA
Accanto all’idroelettrico, la manovra rafforza il solare di piccola e media taglia. Il Gse potrà concedere contributi in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili per i nuovi impianti fotovoltaici di potenza non superiore a 1 MW. Il tetto è di 800 milioni nel 2028 e di 200 milioni in ciascuno degli anni 2029 e 2030, entro un contingente complessivo di 3 GW. Possono accedervi i soggetti che rientrano nel meccanismo di sostegno del decreto del ministro dell’Ambiente del 18 giugno 2026, il cui avviso è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto 2026. Le coperture sono diverse a seconda dell’anno: gli 800 milioni del 2028 arrivano dal bilancio del ministero, mentre per il 2029 e il 2030 si attinge alla componente degli oneri generali di sistema destinata alle rinnovabili. Criteri e modalità saranno fissati da un decreto da adottare entro 120 giorni.
1,6 MILIARDI PER RIQUALIFICARE OSPEDALI, SCUOLE, UNIVERSITÀ E PISCINE
Dopo la produzione elettrica, la legge interviene sull’energia termica rinnovabile e sull’efficienza degli edifici pubblici. Sono stanziati 600 milioni per il 2028 e 500 milioni per ciascuno dei due anni successivi, che il Gse trasferirà agli enti per coprire interamente il costo degli interventi. La condizione, uguale per tutti, è ridurre di almeno il 30% il fabbisogno di energia primaria dell’edificio. La ripartizione:
– ospedali e strutture sanitarie pubbliche: 200 milioni l’anno dal 2028 al 2030;
– edifici scolastici pubblici: 150 milioni nel 2028 e 250 milioni in ciascuno dei due anni successivi;
– università statali: 130 milioni nel 2028;
– istituzioni statali dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam): 15 milioni nel 2028;
– edifici e infrastrutture degli enti pubblici di ricerca vigilati dal ministero dell’Università: 55 milioni nel 2028;
– piscine e impianti per gli sport del ghiaccio: 50 milioni l’anno nel triennio.
Entro 90 giorni uno o più decreti del ministro dell’Ambiente, di concerto con l’Economia, definiranno assegnazione, verifica dei risparmi, eventuale revoca, requisiti tecnici e monitoraggio. Quest’ultimo seguirà il principio dell’invio unico delle informazioni e del riuso dei dati già in possesso della pubblica amministrazione.
BIOMETANO, INCENTIVI E FONDO PERDUTO MA NON PER I TRASPORTI
Sul gas rinnovabile la legge introduce un vincolo da non trascurare. Gli incentivi al biometano finanziano solo la produzione destinata a usi diversi dai trasporti, compresi i settori industriali difficili da decarbonizzare, ed escludono la generazione termoelettrica. Gli obiettivi dichiarati sono decarbonizzare il sistema energetico, aumentare le rinnovabili, rendere più sicuri e diversificati gli approvvigionamenti e promuovere l’economia circolare.
Un decreto del ministro dell’Ambiente, atteso entro 60 giorni, definirà le procedure competitive gestite dal Gse. Gli incentivi riguardano la riconversione degli impianti a biogas esistenti, il potenziamento degli impianti di biometano già attivi e la costruzione di nuovi impianti. Gli strumenti sono due. Il primo è un incentivo in conto esercizio pagato con le componenti delle tariffe del gas, secondo le modalità decise dall’Arera. Il secondo è un contributo a fondo perduto fino al 40% delle spese di investimento, entro 100 milioni nel 2028 e 300 milioni in ciascuno dei due anni successivi. Le due forme si possono cumulare nei limiti delle regole europee sugli aiuti di Stato. La misura diventa efficace solo dopo l’autorizzazione della Commissione europea, ai sensi dell’articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell’Ue.
CARO ENERGIA, AIUTI A ENERGIVORE E PMI IN CAMBIO DI INVESTIMENTI VERDI
Il capitolo che riguarda più da vicino le imprese è il sostegno temporaneo al costo dell’elettricità. Il meccanismo è lo stesso per due platee: lo Stato copre parte della bolletta, ma l’impresa deve reinvestire almeno l’intero importo dell’aiuto nella decarbonizzazione.
Il primo regime riguarda le imprese a forte consumo di energia iscritte nell’elenco della Cassa per i servizi energetici e ambientali e attive nei settori ammessi dal paragrafo 4.5 della disciplina europea sugli aiuti di Stato per il patto per l’industria pulita (Cisaf). Il sostegno copre parte del prezzo dell’elettricità acquistata o autoconsumata: al massimo il 50% del prezzo medio all’ingrosso della zona di offerta, su non più del 50% dei consumi annui del 2028, 2029 e 2030. I tetti sono 1 miliardo nel 2028, 800 milioni nel 2029 e 700 milioni nel 2030, fermo il prezzo minimo previsto dalle norme Ue. L’aiuto dura al massimo tre anni. I consumi agevolabili vanno calcolati con criteri verificabili, uniformi e non discriminatori, per evitare compensazioni eccessive e incentivi a consumare di più.
In cambio, il beneficiario investe almeno il 100% dell’aiuto in progetti aggiuntivi avviati dopo la domanda. Sono ammessi produzione o approvvigionamento di lungo periodo da rinnovabili, accumuli, efficienza, elettrificazione, idrogeno rinnovabile o a basse emissioni, recupero di calore, flessibilità della domanda e altre misure di decarbonizzazione. Il Gse verifica e, se gli obblighi non sono rispettati, riduce o recupera l’aiuto con gli interessi. Il cumulo con altri aiuti è consentito, ma senza doppio finanziamento. Un decreto del ministro dell’Ambiente, entro 90 giorni, fisserà regole e indicatori ambientali; i costi di gestione non potranno superare il 2% delle risorse.
Il secondo regime è più ampio. Riguarda micro, piccole e medie imprese non iscritte nell’elenco delle energivore, con un tetto di 1 miliardo nel 2027, 1,43 miliardi nel 2028, 600 milioni nel 2029 e 500 milioni nel 2030. Anche qui il limite è il 50% del prezzo medio all’ingrosso, su non più del 50% dei consumi annui del 2028, 2029 e 2030. Cambia l’elenco degli investimenti ammessi: autoproduzione da rinnovabili, accumuli, efficienza, elettrificazione dei processi, pompe di calore, recupero di calore, gestione intelligente dei consumi e altre misure di riduzione delle emissioni. Gli investimenti vanno completati entro 36 mesi dalla concessione, salvo un diverso termine fissato dalla Commissione. Per i controlli il Gse potrà contare anche sulle Camere di commercio. Il decreto attuativo è atteso entro 30 giorni e prevederà massimali diversi in base alla dimensione dell’impresa. Per entrambi i regimi serve l’autorizzazione di Bruxelles. Le coperture sono il bilancio del ministero dell’Ambiente fino al 2028, poi la componente degli oneri generali di sistema destinata alle rinnovabili.
PIANO SOCIALE PER IL CLIMA, UN’UNITÀ DI MISSIONE AL MASE FINO AL 2033
Alle misure per il sistema energetico si affianca la governance del Piano sociale per il clima previsto dal regolamento (UE) 2023/955. Gestione, monitoraggio, rendicontazione e controllo spettano al ministero dell’Ambiente. Il ministero istituisce un’Unità di missione di livello dirigenziale generale, articolata in tre uffici, che resterà attiva fino al completamento del Piano e comunque non oltre il 31 dicembre 2033. La spesa autorizzata è di 861.441 euro nel 2027 e di 912.266 euro l’anno dal 2028 al 2033. Gli incarichi dirigenziali possono essere conferiti anche oltre i limiti percentuali del Testo unico sul pubblico impiego.
L’Unità tiene i rapporti con la Ragioneria generale e usa il sistema ReGiS anche per gli obblighi europei di tutela degli interessi finanziari dell’Unione: prevenzione di frodi, corruzione, conflitti di interesse e doppi finanziamenti. Firma inoltre la dichiarazione di gestione, sulla cui base l’Ispettorato generale per il Pnrr del ministero dell’Economia presenta a Bruxelles le domande di pagamento. All’interno del ministero dell’Ambiente una direzione generale seguirà l’attuazione operativa e vigilerà sui soggetti attuatori esterni. Questi ultimi sono indicati dal Piano o selezionati con le procedure ordinarie, devono rispettare cronoprogramma, traguardi e obiettivi e alimentare ReGiS. Se non lo fanno, il ministero revoca anche in parte il finanziamento e recupera le somme, anche per compensazione.
Il ministero può affidarsi, con una convenzione e senza nuovi oneri, a un’altra amministrazione individuata come organismo intermedio. I trasferimenti partono dal conto di tesoreria “Attuazione del Next Generation EU-Italia”. ReGiS dialoga con il sistema europeo di scambio dati SFC, e per adeguarlo la Ragioneria può ricorrere al supporto tecnico della Sogei.
IRAP PIÙ PESANTE PER PETROLIO, GAS ED ELETTRICITÀ, DIVIETO DI RINCARI
Per finanziare le misure, una parte dello sforzo ricade sulle imprese del comparto energetico. L’articolo 21 alza l’aliquota Irap di 5 punti percentuali nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2026 e di 3 punti nei due periodi seguenti. Sono interessate le imprese che operano in via prevalente nei settori individuati dai codici Ateco dell’allegato 2:
– estrazione di petrolio greggio e gas naturale e relative attività di supporto;
– produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica;
– produzione di gas e distribuzione di combustibili gassosi tramite condotte;
– intermediazione per energia elettrica e gas naturale;
– trasporto di gas mediante condotte.
Nel primo anno a queste imprese non si applica l’aumento previsto dall’articolo 3 del decreto-legge 21 del 2026. Gli acconti si calcolano già con le nuove aliquote. Soprattutto, è vietato trasferire, direttamente o indirettamente, il maggior carico fiscale su prezzi, tariffe e corrispettivi, nemmeno attraverso commissioni o altri oneri.
Lo stesso capo, dedicato a intermediari finanziari e imprese del settore energetico, contiene anche una norma sulla pubblicità. Le spese di pubblicità sostenute dalle imprese delle attività indicate nella tabella 1 del decreto-legge 21 del 2026 si dedurranno in quote costanti in tre anni: quello in cui sono sostenute e i due successivi.
BOLLO AUTO, ESENZIONE PER UN VEICOLO E 2,3 MILIARDI L’ANNO ALLE REGIONI
Dalla fiscalità sulle imprese si passa a quella sui veicoli. Dal 1° gennaio 2027 le persone fisiche sono esentate dalla tassa automobilistica, o tassa di circolazione, per un solo veicolo regolarmente assicurato. L’esenzione vale per i versamenti in scadenza da quella data e funziona per gradi:
– spetta prima di tutto alle auto alimentate a benzina o gasolio, anche in combinazione con un’altra fonte di propulsione, con potenza non superiore a 80 kW. Se le auto agevolabili sono più di una, l’esenzione va a quella meno potente, poi a quella con il bollo più basso, infine a quella con la targa che viene prima in ordine alfanumerico;
– chi non ha un’auto con questi requisiti può applicarla a un motociclo a benzina, con gli stessi criteri;
– chi non rientra nei due casi precedenti può applicarla a un ciclomotore, scelto in base al numero di telaio.
Una volta ottenuta l’esenzione, le variazioni nel possesso dei veicoli non danno diritto ad altre esenzioni nello stesso anno. I dati necessari arrivano dal Pra, che gestisce l’Archivio nazionale delle tasse automobilistiche, e dal ministero delle Infrastrutture, che fornisce quelli su ciclomotori e assicurazioni. Nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome la misura si applica previo accordo. Per Trento e Bolzano l’accordo segue l’articolo 104 dello Statuto.
Il costo per i bilanci regionali viene compensato dallo Stato: 2.293,5 milioni nel 2027, 2.316,2 milioni nel 2028, 2.338,8 milioni nel 2029 e 2.361,5 milioni l’anno dal 2030, ripartiti con un decreto del ministro dell’Economia dopo aver sentito la Conferenza Stato-Regioni. Viene abrogato l’articolo 2 del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162. Gli accordi già firmati in base a quella norma con le autonomie speciali restano validi fino a quando non entreranno in vigore quelli nuovi.
Alle famiglie con più di tre figli, di cui almeno uno minorenne al 1° gennaio, va invece un contributo annuo pari al bollo pagato, fino a 385,71 euro. Riguarda una sola auto omologata da sei a nove posti, a benzina o gasolio, con potenza non superiore a 133 kW. Se in famiglia ci sono più auto, il contributo va a quella meno potente e gli altri veicoli non hanno diritto alle esenzioni ordinarie. Lo paga l’Inps e non conta ai fini dell’Isee. Le modalità saranno definite entro 30 giorni da un decreto del ministro delle Infrastrutture, di concerto con il ministro del Lavoro. La spesa autorizzata è di 18.342.000 euro l’anno.
AGENTI DI COMMERCIO, DEDUZIONE AL 90% PER AUTO ELETTRICHE E IBRIDE
Un incentivo alla mobilità a basse emissioni riguarda gli agenti e i rappresentanti di commercio. La quota deducibile dei costi dei veicoli sale al 90% per quelli a batteria a trazione esclusivamente elettrica o ibridi e all’80% per gli altri. Cambia anche il tetto del costo fiscalmente riconosciuto. Oggi è di 18.075,99 euro; diventa 35.000 euro per le auto elettriche o ibride e 25.822,84 euro per le altre. Il limite per locazione e noleggio passa da 3.615,20 a 5.164,57 euro.
CACCIA AI VEICOLI SENZA ASSICURAZIONE E TARGHE PERSONALIZZATE
Sempre sulla circolazione, la legge vuole far emergere i veicoli senza assicurazione obbligatoria e allineare gli archivi pubblici al parco effettivamente circolante. Almeno ogni tre mesi il ministero delle Infrastrutture, con l’Aci e gli altri soggetti indicati da un decreto, incrocerà diverse banche dati: le coperture assicurative, l’Archivio nazionale dei veicoli, le revisioni, il Pra con il registro dei veicoli esteri e il registro telematico dei veicoli fuori uso. Le posizioni irregolari serviranno a sollecitare la regolarizzazione o saranno segnalate agli organi di controllo. Il decreto attuativo, atteso entro 90 giorni, richiede il parere del Garante della privacy e regolerà flussi di dati, interoperabilità anche tramite la Piattaforma digitale nazionale dati e consultazione da parte della polizia stradale. Il tutto senza nuovi oneri.
Dal 1° marzo 2027 sarà inoltre possibile chiedere una targa con una combinazione personalizzata di numeri e lettere. Costa 10.000 euro per società e imprese e 1.000 euro per le persone fisiche se la domanda è presentata entro il 31 maggio 2027. Dal 1° giugno il prezzo scende rispettivamente a 5.000 e 500 euro. Si aggiungono il costo di produzione per il Poligrafico e una maggiorazione a favore del ministero. La targa vale per un solo veicolo, identificato dal numero di telaio, può essere spostata su un altro in caso di vendita o radiazione e non può essere ceduta. In attesa della consegna, prevista entro 30 giorni, si circola con una targa provvisoria. Le entrate andranno a un fondo per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade dei comuni fino a 50.000 abitanti, con regole di accesso fissate da un decreto Infrastrutture-Economia.
EFFICIENZA ENERGETICA IN CASA, DETRAZIONE AL 36% O AL 50% NEL 2027
Accanto ai trasporti, la manovra conferma gli incentivi fiscali per l’efficienza energetica degli edifici. Per le spese sostenute nel 2027 la detrazione è del 36%. Sale al 50% se a sostenere la spesa è il proprietario o il titolare di un diritto reale sull’abitazione principale. Il tetto è di 96.000 euro per unità immobiliare; per le parti comuni dei condomini è di 40.000 euro moltiplicati per il numero delle unità. La detrazione si recupera in dieci rate annuali. L’intervento principale deve ridurre di almeno il 20% il fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento rispetto ai valori del decreto ministeriale dell’11 marzo 2008.
Entro lo stesso tetto rientrano anche:
– coibentazione di oltre il 25% della superficie disperdente, nel rispetto dei limiti di trasmittanza;
– pannelli solari per l’acqua calda;
– caldaie a condensazione almeno in classe A, anche con sistemi di termoregolazione evoluti, sistemi ibridi pompa di calore-caldaia e generatori d’aria calda a condensazione;
– scaldacqua a pompa di calore;
– sostituzione di finestre e infissi e schermature solari;
– micro-cogeneratori con un risparmio di energia primaria di almeno il 20%;
– generatori di calore a biomasse;
– interventi sulle parti comuni dei condomini che raggiungano almeno la qualità media prevista dal decreto ministeriale del 26 giugno 2015;
– dispositivi per il controllo da remoto degli impianti.
Restano invece escluse le caldaie uniche alimentate a combustibili fossili. L’esclusione vale anche per la detrazione sulle ristrutturazioni edilizie, che nel 2027 resta al 36% (50% per l’abitazione principale) fino a 96.000 euro.
Possono usare l’agevolazione anche gli istituti per le case popolari, gli enti equiparati e le cooperative a proprietà indivisa. Servono l’asseverazione di un tecnico, che ne risponde civilmente e penalmente, e la certificazione energetica o l’attestato di qualificazione energetica. L’attestato non è richiesto per pannelli solari, caldaie e sostituzione di infissi in singole unità. L’Enea effettua controlli anche a campione e la falsa attestazione fa perdere il beneficio. L’agenzia monitora inoltre i risparmi e invia una relazione ai ministeri e alle Regioni. I decreti del ministro delle Imprese fisseranno requisiti tecnici e massimali di costo per ogni tipo di intervento. Infine, il fondo per gli elettrodomestici previsto dalla legge di bilancio 2025 viene rifinanziato con 50 milioni per il 2027; criteri e termini saranno definiti con un decreto entro 60 giorni.
FLOTTA DA PESCA, DISABILITÀ, CASERME E AUTOSTRADE: LE ALTRE NORME
Il principio dell’efficienza energetica compare anche in altre parti della legge. Nel settore della pesca nasce un Fondo per l’efficientamento energetico e l’ammodernamento sostenibile della flotta, con 60 milioni nel 2027 e 40 milioni nel 2028. Servirà anche a migliorare la sicurezza e le condizioni di lavoro a bordo, e i criteri saranno fissati entro 90 giorni nel rispetto delle norme europee sulla pesca. Il credito d’imposta della legge di bilancio 2026 per gli investimenti in beni strumentali nuovi nei settori agricolo, della pesca e dell’acquacoltura viene esteso ai beni che migliorano l’efficienza energetica. I limiti di spesa sono 2,1 milioni nel 2026 e 82,1 milioni in ciascuno degli anni 2027 e 2028.
Per la difesa, il nuovo fondo per le caserme di Esercito, Marina e Aeronautica, dotato di 17 milioni nel 2027 e 87 milioni nel 2028, comprende tra le finalità anche l’efficientamento energetico. Per gli enti del Terzo settore arrivano 4,59 milioni nel 2027 e 9 milioni l’anno dal 2028 per l’acquisto di veicoli nuovi destinati in modo permanente al trasporto di persone con disabilità motoria. I veicoli devono avere cilindrata fino a 3.000 cc, potenza fino a 130 kW e sollevatori elettro-idraulici di serie o installati entro un mese dall’immatricolazione. Il contributo copre fino al 18% della spesa al netto dell’Iva e parte dagli acquisti del secondo semestre 2027.
Nel bilancio del ministero delle Infrastrutture, una parte degli incassi delle gare per il riaffidamento delle concessioni autostradali potrà servire a chiudere le eventuali pendenze con i concessionari uscenti. Per le Regioni, le risorse dell’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 68 del 2011 passano da 50 a 150 milioni. Il riparto seguirà una proposta delle Regioni entro il 30 giugno 2027; in mancanza, si baserà su capacità fiscali, costi standard e, dove definiti, livelli adeguati di servizio del trasporto pubblico locale. Il ministro dell’Economia potrà infine spostare risorse tra i capitoli dei ministeri dell’Ambiente, dell’Economia, della Difesa e delle Infrastrutture per attuare il programma di interventi previsto dal decreto legislativo 102 del 2014.

