I prezzi elevati della benzina, i costi record del diesel e l’aumento delle bollette elettriche hanno alimentato il malcontento nei confronti del presidente Trump e del Partito Repubblicano
La vittoria dei Democratici USA alle elezioni di mid-term offre loro l’opportunità di trasformare la rabbia degli elettori per gli elevati costi dell’energia in iniziative legislative e attività di controllo parlamentare; tuttavia, le divisioni interne al partito potrebbero complicare i loro piani.
Queste elezioni sono state incentrate sul tema dell’energia. I prezzi elevati della benzina, i costi record del diesel e l’aumento delle bollette elettriche hanno alimentato il malcontento nei confronti del presidente Trump e del suo partito.
Le critiche degli elettori verso i data center potrebbero rallentare lo sviluppo di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, estremamente energivore. Le sorprendenti vittorie al Senato in Stati a prevalenza repubblicana e i successi alla Camera in tutto il Paese hanno consegnato ai Democratici il controllo di entrambi i rami del Congresso, portando inoltre alla conquista di diverse cariche di governatore.
IL RUOLO DELL’ENERGIA NELLE ELEZIONI IN USA
Come ricorda Axios, i costi dell’energia hanno giocato un ruolo di primo piano in diverse sfide elettorali chiave: ad esempio, i candidati democratici hanno attaccato i rivali repubblicani facendo leva sulle bollette pagate dagli agricoltori in Iowa, Kansas e Ohio. In Texas, la neoeletta governatrice Gina Hinojosa (Democratica) ha duramente criticato Greg Abbott (Repubblicano) per aver precedentemente sostenuto l’insediamento di data center nello Stato, dove gli sviluppatori stanno pianificando progetti su larga scala.
Il malcontento verso i data center è emerso anche in Ohio e Pennsylvania, dove Sherrod Brown ha sconfitto il senatore Jon Husted (Repubblicano) e Paige Cognetti ha battuto il deputato Rob Bresnahan (Repubblicano). Entrambi i candidati repubblicani sono stati criticati per il loro sostegno a queste infrastrutture.
I PIANI DEI DEMOCRATICI SUI TEMI ENERGETICI
Sebbene non sia ancora stato definito un programma energetico democratico dettagliato, iniziano a delinearsi alcuni orientamenti. Nei suoi primi commenti dopo lo scrutinio, il leader democratico Chuck Schumer ha collegato i repubblicani all’aumento dei costi dell’elettricità. Hakeem Jeffries, probabile futuro speaker della Camera, ha promesso di promuovere rapidamente un’agenda incentrata sull’accessibilità economica, con l’energia come pilastro fondamentale, e ha inoltre incaricato i deputati Nikki Budzinski (Democratica, Illinois) e Mike Levin (Democratico, California) di guidare un “gruppo di lavoro sull’accessibilità dei costi di carburante e utenze”, che ha elaborato diverse proposte, al momento ancora riservate.
Un’altra possibile fonte di idee è rappresentata dalle centinaia di proposte sostenute quest’anno dalla “House Sustainable Energy and Environment Coalition”, un gruppo che conta oltre 100 membri alla Camera.
IL NUCLEARE E I CREDITI D’IMPOSTA DELL’IRA
Alcune di queste potrebbero ottenere un sostegno bipartisan, come il supporto all’energia nucleare avanzata; altre, invece, avrebbero una valenza principalmente simbolica, come il ripristino di alcuni crediti d’imposta previsti dall’IRA (Inflation Reduction Act).
Al Senato, Schumer ha indicato alcune aree prioritarie: lo sviluppo della rete elettrica, l’accessibilità economica, la tutela dei consumatori e l’energia pulita. Ha promesso di ripristinare i crediti d’imposta per l’energia pulita e ha garantito “una tutela sistematica per i consumatori contro l’aumento dei prezzi”. Altre idee includono un maggiore sostegno all’efficienza energetica e una maggiore trasparenza nelle bollette delle utenze.
IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
I Democratici non hanno reso il cambiamento climatico un tema centrale della loro comunicazione per le elezioni di mid-term. Sarà interessante osservare se l’ala progressista del partito spingerà per riportare al centro dell’agenda politica la questione climatica. È improbabile che i Democratici ripristinino la commissione speciale sul cambiamento climatico, sciolta dai Repubblicani dopo aver ottenuto il controllo della Camera, nel 2022. Non è stata ancora presa una decisione ufficiale, ma il progressivo allontanamento del partito da una comunicazione incentrata sul clima induce allo scetticismo, proprio mentre il riscaldamento globale continua a progredire.
Un aspetto da monitorare con attenzione è l’impatto dei risultati elettorali sull’accordo bipartisan per le autorizzazioni (permitting) durante la fase di “lame duck” (il periodo tra le elezioni e l’insediamento del nuovo Congresso). Alcuni progressisti alla Camera sostengono che, il prossimo anno, i Democratici potrebbero ottenere un accordo più vicino alle loro posizioni; tuttavia, i sostenitori dell’attuale proposta ritengono quasi impossibile creare un testo più orientato a sinistra che possa essere firmato da Trump o che sia in grado di superare l’esame del Senato.
LA DISPUTA SULLE AUTORIZZAZIONI
La disputa sulle autorizzazioni ha inoltre creato fratture all’interno della coalizione democratica: diversi sindacati e il settore dell’energia pulita sostengono il provvedimento, mentre molti ambientalisti si dichiarano incerti o decisamente contrari. Il dibattito mette in luce anche divisioni più ampie tra il cosiddetto “movimento dell’abbondanza” (abundance movement) e i progressisti che invocano una linea più dura contro i combustibili fossili.
Queste divergenze potrebbero protrarsi ben oltre l’attuale scontro sulle autorizzazioni, influenzando le future priorità legislative e i programmi politici dei candidati alla presidenza, proprio mentre entra nel vivo la corsa verso il 2028.
Intanto, è già evidente che i Democratici si stanno preparando ad esercitare una funzione di controllo – focalizzata sul settore energetico – riguardo all’accordo di Trump con Mosca sul diesel, alle politiche per l’eolico offshore e a molte altre questioni.

