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A che punto è la via dell’indipendenza dal gas russo

Indipendenza Energetica

Per Cingolani il prossimo autunno è al sicuro. Todde: “Serve tetto al prezzo del gas”. Dubbi sull’alternativa del Gnl americano 

Inizia un’altra settimana cruciale per l’Italia e l’Unione europea. Il fronte energetico della crisi ucraina vede ancora sul tavolo le questioni delle forniture alternative a Mosca, del tetto al prezzo del gas e delle vie nazionali delle estrazioni. La settimana scorsa avevamo parlato della via ceca con il potenziamento dell’oleodotto TAL , mentre Bruxelles metteva mano al sesto pacchetto di sanzioni: quelle al petrolio di Mosca, introducendo una gradualità trimestrale che smorzi ogni shock di passaggio. Draghi, intanto, è atteso a Washington in un’altra visita che mette al centro l’opzione del Gnl americano.

QUANTO AIUTA IL GAS NATURALE LIQUEFATTO AMERICANO

Proprio su questo tema, oggi il Fatto Quotidiano mette in luce alcune perplessità sulla soluzione transatlantica basate sui dati Ica-Onu. L’import di Gnl è aumentato del 28%/anno da gennaio ad aprile, si legge. Gli Usa si confermano primo esportatore con Cheniere Energy: insieme a Qatar, Egitto e Africa occidentale rappresentano la via alternativa più rapida alle forniture moscovite. Ma nel Vecchio Continente mancano i rigassificatori. Il 37% della capacità è dislocata in Spagna, appunta ancora il quotidiano. L’Italia copre solo il 9%: “Snam ne cerca due (di navi rigassificatrici Fsru, ndr), una per metanizzare la Sardegna”. Rispetto ai terminal sono meno costose e più veloci da realizzare: prendono 30 mesi per quelle nuove, dai 20 ai 22 per riconvertire le gasiere già esistenti. E costano il 50-60% in meno dei terminal, che però vincono in potenza.

CHE SUCCEDE PER IL PROSSIMO AUTUNNO-INVERNO

Insomma, la strada delle alternative energetiche continua a rivelarsi impervia. Ma lo stesso ministro per la Transizione ecologica ribadisce al direttore del Corriere Luciano Fontana a margine del Festival Città Impresa che “il rischio che la Russia tagli le forniture c’è ma è uno scenario estremo. Dobbiamo riempire gli stoccaggi di 1,5 miliardi di metri cubi di gas al mese e siamo arrivati al 40%. Mancano ancora 8 miliardi di metri cubi. E a questo ritmo avremo completato gli stock entro l’autunno. Intanto stiamo attivando altri accordi con Paesi produttori”. L’Africa, lo abbiamo raccontato facendo la cronaca delle spedizioni di Di Maio, Descalzi e Draghi in Algeria, Angola e Congo, è un orizzonte vicino e prezioso in questo senso. Ma non solo: “ci vorrebbe una risposta europea per superare l’emergenza energetica con un tetto comune al prezzo del gas”.

TODDE: SERVE PREZZO EUROPEO CALMIERATO SUL GAS

A fargli eco ha parlato anche la Vicepresidente del MoVimento 5 Stelle Alessandra Todde a La Stampa. “Dobbiamo permettere alle nostre aziende di acquistare gas a un prezzo calmierato, utilizzando magari un acquirente unico che compri gas sul mercato e poi, come una centrale d’acquisto, lo rivenda a un prezzo più basso alle aziende energivore”, ha detto sul tema, ribadendo anche la preferenza a monte per un Energy Recovery Fund.

Ma per affrontare la situazione serve anche una risposta economica. “La crisi delle filiere energivore ha un enorme impatto a cascata sull’indotto. La seconda parte dell’anno sarà estremamente difficile da sostenere. E non si può agire solo con i rimborsi”.

 

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