Territori

A2A, stop al carbone alla centrale Lamarmora

A2a userà il calore di Ori Martin e Alfa Acciai. Il vial ibera con 5 anni di anticipo sul piano del Mise. Pesa l’incertezza degli approvvigionamenti

“Il coronavirus rallenta l’economia ma accelera la svolta green della centrale Lamarmora, che abbandona il carbone e ‘riscopre’ l’acqua calda: A2A dice addio al carbone, in anticipo di due anni sulla scadenza che si era data la stessa multiutility (ottobre 2022) e di cinque anni sulla deadline del Mise, che nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima ha fissato al 2025 la data per la decarbonizzazione”. È quanto riferisce il Corriere della Sera nell’edizione di Brescia.

IL CALORE DI ORI MARTIN E ALFA ACCIAI

“Al posto del carbone, abbandonato alla fine di marzo, si utilizza il calore prodotto dalla Ori Martin e, a breve, anche quello di Alfa Acciai, raccolto in tre serbatoi (uno a Lamarmora e due alla centrale Nord, con una capacità complessiva di 10mila mq) per poi essere immesso negli impianti di riscaldamento”, ha aggiunto il quotidiano.

PERCHE’ LA SCELTA DI ANTICIPARE I TEMPI

“Sull’anticipo dei tempi pesano anche le difficoltà date dall’emergenza coronavirus, sottolinea A2A, ‘che già fanno presagire una forte incertezza negli approvvigionamenti del carbone, materia prima il cui trasporto internazionale avviene via nave e gomma’. Anche da qui la spinta ad accorciare i tempi per il cambio di passo: il calore prodotto dai due impianti industriali, sulla scia del progetto pilota i-Recovery avviato insieme a Ori Martin, sarà convogliato sotto forma di vapore all’interno dei serbatoi nei picchi di produzione, per essere poi utilizzato nei periodi in cui aumenta la richiesta. Le altre fonti di energia a cui attingere per compensare l’uscita di scena del carbone sono il recupero dei fumi del termoutilizzatore e l’impianto fotovoltaico, da 1.500 mq, che sarà installato entro l’estate alla centrale Lamarmora per alimentare le pompe del riscaldamento”.

COME FUNZIONERA’ E QUANTO PRODURRA’

“Con il carbone veniva prodotto fino al 30% dell’energia del teleriscaldamento, a seconda dell’andamento climatico: la «rivoluzione al contrario», con il recupero degli «scarti» industriali, ‘consentirà a regime — spiega A2A — di conseguire importanti benefici ambientali e il risparmio di 15mila TEP (tonnellate di petrolio equivalenti) l’anno pari al consumo di oltre 26mila autoveicoli’. Un risparmio per l’ambiente che non comporterà un aumento dei costi in bolletta: il calore prodotto dalle acciaierie anziché disperdersi nell’ambiente sarà trattenuto e reimpiegato per il riscaldamento”.