Sostenibilità

Acqua, crescono gli investimenti del settore idrico, ma restano falle al Sud

Arera

È stato presentato, oggi a Roma, il Blue Book 2019, la monografia dei dati del Servizio idrico integrato.

Gli investimenti industriali crescono a 38,7 euro per abitante. Sulla spesa media mensile familiare l’acqua ha la più bassa incidenza (3,4%) rispetto ad altre utenze. Nel Mezzogiorno spese più alte, percezione del servizio più scadente e morosità elevata. Multe UE: migliora la situazione, ma l’11% dei cittadini non è ancora raggiunto dal servizio di depurazione. E’ il quadro tracciato dal nuovo Blue Book, la monografia completa dei dati del Servizio idrico integrato promosso da Utilitalia, realizzato dalla Fondazione Utilitatis con la collaborazione di Istat.

COSA EMERGE DAL RAPPORTO

Con il trasferimento delle competenze di regolazione e controllo all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), gli investimenti realizzati hanno registrato una crescita costante arrivando a 38,7 euro ad abitante nel 2017, con un aumento del 24% negli ultimi 7 anni.

“L’industria del servizio idrico integrato – commenta il presidente di Utilitatis, Federico Testa – si conferma come settore trainante delle filiere locali con un impatto positivo su scala nazionale: infatti rispetto ai tassi di variazione del PIL vicini allo zero nel periodo 2013-2018, il comparto ha marciato con un incremento medio annuo della spesa per investimenti del 5,5%”.

Nel 2018 in Italia la spesa media mensile familiare per consumi di beni e servizi è di 2.571 euro mensili: per la fornitura di acqua nell’abitazione ogni famiglia ha speso in media 14,65 euro (era di 14,69 nel 2017). I livelli medi di spesa più elevati si registrano nel Mezzogiorno (16,87 euro) e nel Centro (16,43); valori inferiori alla media si riscontrano invece nel Nord (12,41). Confrontando la spesa media mensile familiare per la fornitura d’acqua con quella di altri servizi utilizzati – canone tv, rifiuti, telefonia, energia e gas – si osserva che ha un’incidenza contenuta e rappresenta solo il 3,4% del totale.

Il Bonus Idrico 2019, la misura minima prevista introdotta dal 2018 in aiuto alle utenze in disagio economico e sociale, è stato stimato per un’utenza di tre componenti mediamente di circa 30€/anno. Il tema della difficoltà nel sostenimento della spesa è molto sentito, sia dalle utenze (il 4,6% delle famiglie ha dichiarato arretrati nel pagamento delle bollette) sia dai gestori, che specialmente nelle zone meridionali devono far fronte a mancati incassi del 14%.

Nel 2018 la percezione della qualità del servizio idrico risulta piuttosto elevata: le famiglie che sono allacciate alla rete idrica comunale (96% del totale), nell’84,6% dei casi, si ritengono molto o abbastanza soddisfatte. Le percentuali variano sensibilmente sul territorio: nel Nord le famiglie molto o abbastanza soddisfatte sono il 91,9%; nel Centro e nel Sud tale quota diminuisce di circa dieci punti, mentre nelle Isole scende al 67,0%. Soprattutto in queste ultime due aree geografiche, ci sono famiglie che si dichiarano poco o per niente soddisfatte.

PERDITE DI RETE E GAP INFRASTRUTTURALE

Restano comunque elementi di criticità rispetto allo stato delle infrastrutture, dovute in prevalenza alla vetustà delle reti e degli impianti: le perdite di rete stimate nel 2016 sono superiori al 42%, mentre il 60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa (percentuale che sale al 70% nei grandi centri urbani); il 25% di queste supera i 50 anni (arrivando al 40% nei grandi centri urbani).

SERVE UN GRANDE PIANO PER IL SUD

Nel Mezzogiorno il Blue Book rileva spese piu’ alte, percezione del servizio piu’ scadente e morosita’ elevata. “Restano aree del Paese in forte ritardo soprattutto nel Mezzogiorno, dove sono ancora numerose le gestioni comunali “in economia”: ciò si traduce in livelli di servizi e di investimenti non adeguati, creando iniquità fra diverse parti del Paese” osserva il presidente di Utilitalia, Giovanni Valotti. “Oggi il servizio dell’acqua è gestito sostanzialmente da imprese totalmente pubbliche o a controllo pubblico i privati dell’acqua rappresentano il 3% del fatturato del settore. Il 60 % delle imprese che gestiscono l’acqua in Italia ha un bilancio inferiore ai 10 milioni di euro. Questo è il problema dell’Italia. Il nanismo delle imprese che gestiscono l’acqua. Il Sud Italia è stata la zona del Paese che ha più ricevuto finanziamenti pubblici ed Europei negli ultimi 30 anni. Non servono le Banche del sud nuova versione ma le imprese. L’obiettivo è creare nel Sud le imprese che sono state capaci di crescere nel Nord. Questa è la prima posizione per immaginare nel tempo una tariffa unica dell’acqua. Inoltre affinché si arrivi alla tariffa unica tutti devono pagare, non è possibile che il tasso di morosità nelle varie aree del Paese sia così diverso come dimostra il report di Utilitatis.”