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Aiuti alle auto EV “made in USA”, Biden ora tende una mano alla Corea del Sud

Biden Auto

Le misure protezionistiche volute da Biden per blindare l’industria americana dell’auto hanno creato il gelo con Seul. Nelle ultime ore, però, l’inquilino della Casa Bianca ha dato segni di apertura alle richieste del partner asiatico

C’è un’altra Corea che, almeno sul fronte commerciale, è ai ferri corti con gli USA. Ma questa volta la colpa è tutta di Washington che, con l’Inflation Reduction Act, il corposo pacchetto di aiuti a sostegno dell’economia americana, ha attuato diverse proposte inizialmente previste nel Build Back Better, il maxi piano green voluto e difeso dal presidente Joe Biden ma arenato al Congresso. Il testo, difatti, non solo limita chi può ricevere i sussidi statunitensi per la produzione di veicoli elettrici ma impone anche dove le aziende possano rifornirsi di materiali per le batterie, costringendo i marchi esteri a investire miliardi per avviare una filiera completamente americana.

LE MISURE DI BIDEN PER FAVORIRE L’AUTO MADE IN USA FANNO INFURIARE I PARTNER ESTERI

Com’era logico aspettarsi, i partner commerciali dell’America sono andati su tutte le furie. Nei giorni in cui il Senato statunitense discuteva gli ultimi dettagli, la portavoce della Commissione Miriam García Ferrer tuonava: «L’Unione Europea  è seriamente preoccupata da questa nuova, potenziale, barriera commerciale transatlantica attualmente in discussione negli Stati Uniti. Pensiamo che la proposta di legge sia discriminatoria verso ai produttori stranieri rispetto a quelli statunitensi». Secondo la Commissione europea, aveva poi aggiunto la portavoce, la legge violerebbe le norme sul commercio del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio. Per questo Bruxelles  «esorta gli Stati Uniti a rimuovere gli elementi discriminatori e a garantire che rispetti le regole del Wto».

Da tutt’altra parte del pianeta si muoveva anche la Japan Automobile Manufacturers Association, principale lobby del Paese, che ha subito fatto sapere che “vigilerà e valuterà il da farsi” mentre il governo nipponico, finora, ha preferito tacere. La stessa omologa statunitense, l’Alliance for Automotive Innovation, ha evidenziato come il nuovo pacchetto ponga immediatamente fine ai crediti per circa il 70% dei 72 modelli che erano precedentemente ammissibili, ha dichiarato.

Ma la più dura è stata la Corea del Sud, consapevole che, rebus sic stantibus, i suoi maschi principali, Hyundai e Kia, verrebbero esclusi dagli incentivi per le auto EV, finendo quindi fuori mercato. Seul poi sa bene che ridisegnare la sua filiera, che al momento è prettamente asiatica e ‘Cina-centrica’, costerebbe alle sue industrie davvero molto.

I COREANI NON CI STANNO

Secondo un funzionario del ministero degli Esteri sudcoreano, il titolare del dicastero, Park Jin, aveva immediatamente espresso le sue preoccupazioni per la nuova legislazione statunitense durante una telefonata con il segretario di Stato americano, Antony Blinken. C’è andato ancora più pesante il Ministro dell’Industria Lee Chang-yang che ha dichiarato durante una sessione parlamentare che la Corea del Sud intende presentare un reclamo all’Organizzazione Mondiale del Commercio, convinto che la legge possa violare le regole dell’OMC, l’Organizzazione mondiale del commercio come pure gli accordi bilaterali di libero scambio in essere tra la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Tra la fine di agosto e gli inizi di settembre c’era stato un incontro tra i funzionari sudcoreani con le controparti statunitensi per esprimere meglio e dal vivo le “preoccupazioni” del partner asiatico in merito alle conseguenze sul fronte automotive dell’Inflation Reduction Act statunitense.

“La Corea del Sud e la Germania, che esportano veicoli elettrici negli Stati Uniti, condividono le stesse preoccupazioni in merito alla legge statunitense sulla riduzione dell’inflazione e abbiamo intenzione di cercare nuovi modi di cooperazione, come per esempio confrontarci con la Germania e l’Unione Europea nel prossimo futuro”, avevano fatto sapere dal ministero dell’Industria sudcoreano, evidentemente in cerca di una sponda per fare pressione su Washington. Se Stellantis può sfruttare la sua doppia anima Ue/USA per aggirare le misure protezionistiche, la Germania è senza dubbio il Paese che rischia di essere tagliato fuori dalla competizione sull’elettrico, con Porsche per esempio che, allo stato attuale, non ha requisiti per poter beneficiare degli incentivi per le auto EV. Per questo Seul strizza l’occhio a Berlino perché smuova l’intero Vecchio continente.

POSSIBILE UNA RETROMARCIA DI BIDEN SUGLI AIUTI ALLE AUTO EV?

Inutili, da quanto si sa, i tentativi degli americani di tranquillizzare i partner esteri. Effettivamente le misure messe in atto hanno un forte sapore protezionistico e mirano a favorire esclusivamente i marchi di casa propria o quelli che impiantano l’intera filiera su suolo statunitense. Per questo, nelle ultime ore, il presidente Biden ha espresso la volontà di continuare i colloqui con la Corea del Sud in merito alla recente legislazione statunitense che nega i sussidi alla maggior parte dei produttori stranieri di veicoli elettrici, secondo quanto ha dichiarato un funzionario dell’ufficio dell’omologo sudcoreano Yoon Suk-yeol.

Biden, fanno sapere da Seul, ha espresso rassicurazioni in una lettera scritta di proprio pugno e indirizzata al presidente sudcoreano Yoon: “Valutiamo che il Presidente Biden abbia riaffermato la sua comprensione delle nostre preoccupazioni attraverso una lettera firmata personalmente che dimostra la volontà dell’inquilino della Casa Bianca di essere premuroso nei confronti delle aziende sudcoreane in futuro”, ha detto il funzionario.

IL PIANO DELLA CASA BIANCA HA GIA’ SORTITO IMPORTANTI EFFETTI

Ma, in realtà, brusii a parte, le grandi case estere che operano negli USA sanno bene che i rispettivi governi potranno fare poco per contrastare le norme protezionistiche volute dallo stesso presidente Biden per privilegiare i marchi che hanno una filiera di produzione, anche delle batterie per auto EV, prettamente o prevalentemente statunitense. La Casa Bianca, del resto, non vuole solo aiutare i marchi di casa propria, ma soprattutto depotenziare Pechino, che con le materie prime e le batterie EV fa miliardi. E nulla, probabilmente, riuscirà a farla desistere. Per questo diversi attori esteri hanno già annunciato che accelereranno con la costruzione di gigafactory e impianti su suolo americano.

Secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa Yonhap, la sudcoreana Hyundai Motor Co avrebbe già deciso di anticipare la data della costruzione di un impianto di veicoli elettrici e batterie negli Stati Uniti già a partire da quest’anno. A maggio Hyundai Motor aveva dichiarato che avrebbe iniziato a costruire il suo nuovo impianto in Georgia all’inizio del 2023 e che la produzione commerciale sarebbe iniziata nella prima metà del 2025 con una capacità annua di 300.000 unità. Ora, con l’intervento del pacchetto anti inflazione che introduce limiti di carattere territoriale per la fruizione degli incentivi all’acquisto delle auto EV, la sudcoreana si sarebbe convinta ad anticipare la data della costruzione.

Parallelamente, si stanno muovendo anche i giapponesi di Honda Motor che con i sudcoreani di LG Energy Solution Ltd hanno dichiarato che lavoreranno gomito a gomito a un nuovo impianto di batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici negli Stati Uniti. Prima di costruire l’impianto, le due società dovrebbero costituire una joint venture. L’inizio della costruzione è previsto per l’inizio del 2023 e la produzione di massa per la fine del 2025. L’investimento per la joint venture nippo-coreana sarà di 4,4 miliardi di dollari, cifra analoga a quella messa sul piatto da Panasonic per costruire l’impianto che farà batterie per Tesla. L’obiettivo di Honda e LG è aprire una gigafactory dalla capacità produttiva annuale di circa 40 GWh, con le batterie fornite esclusivamente agli impianti Honda in Nord America per alimentare i modelli EV di Honda e Acura. L’ubicazione dell’impianto non è ancora stata definita, ma il quotidiano economico Nikkei ha riferito che le due aziende stanno valutando l’Ohio, dove si trova lo stabilimento principale della Honda.

All’inizio di quest’anno, Honda aveva fissato l’obiettivo di lanciare 30 modelli di veicoli elettrici a livello globale e di produrre circa 2 milioni di veicoli elettrici all’anno entro il 2030. Le due aziende hanno dichiarato che la combinazione di una forte produzione locale di veicoli elettrici e la fornitura tempestiva di batterie le metterà “nella posizione migliore per puntare al mercato nordamericano dei veicoli elettrici in rapida crescita”.

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