Il Ministero dell’Ambiente lancia il protocollo per integrare la resilienza e la neutralità nelle valutazioni ambientali. Un passo decisivo per l’efficienza dei procedimenti e l’accesso ai finanziamenti della politica di coesione.
L’Italia accelera sulla protezione del territorio e la sostenibilità delle opere pubbliche con il varo delle nuove “Linee guida per l’integrazione della verifica climatica nelle valutazioni ambientali”. Il documento, definisce il quadro operativo per rendere obbligatoria la “prova del clima” per tutti i progetti infrastrutturali che aspirano ai fondi della politica di coesione europea 2021-2027. L’obiettivo è duplice: da un lato contenere le emissioni climalteranti per raggiungere la neutralità entro il 2050, dall’altro garantire che ponti, strade e impianti siano in grado di resistere a eventi meteorologici estremi sempre più frequenti.
Questo percorso tecnico e normativo è il risultato di un lavoro corale coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), in stretta collaborazione con il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri. È quanto emerge dal testo ufficiale, che ha beneficiato del supporto tecnico dell’iniziativa BEI-JASPERS e del contributo attivo di diverse autorità regionali e proponenti, coinvolti per massimizzare l’efficacia pratica delle misure di adattamento.
UN QUADRO METODOLOGICO PER LA SOSTENIBILITÀ DELLE OPERE
Il cuore delle nuove disposizioni risiede nella volontà di allineare la pianificazione nazionale agli orientamenti tecnici della Commissione europea per infrastrutture a prova di clima. Le linee guida non si limitano a fornire istruzioni burocratiche, ma offrono un supporto concreto per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, già declinati nelle Strategie regionali di sviluppo sostenibile (SRSvS) e in quelle di adattamento ai cambiamenti climatici (SRACC). Attraverso questo documento, la “Verifica Climatica” (VC) entra ufficialmente nei processi di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), garantendo che la variabile climatica non sia più un elemento accessorio, ma un pilastro fondante della progettazione.
DUE PILASTRI PER LA RESA A PROVA DI CLIMA
La metodologia definita per la verifica climatica si poggia su due pilastri analitici fondamentali, ognuno dei quali è suddiviso in una fase di screening e, qualora necessario, in un’analisi dettagliata. Il primo pilastro riguarda la neutralità climatica, ovvero la mitigazione dei cambiamenti climatici, mentre il secondo si concentra sulla resilienza, ovvero l’adattamento agli impatti presenti e futuri. Questo approccio, basato sulla gestione del rischio, permette di identificare tempestivamente le vulnerabilità strutturali, ottimizzando gli oneri amministrativi. Invece di duplicare le procedure, le linee guida promuovono l’integrazione, rendendo le valutazioni ambientali più agili e coerenti con il principio di non duplicazione previsto dalle direttive europee.
LA SFIDA DELLA NEUTRALITÀ E IL CALCOLO DELL’IMPRONTA DI CARBONIO
Per quanto riguarda la mitigazione, le linee guida raccomandano l’utilizzo delle metodologie della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) per calcolare l’impronta di carbonio dei progetti. La soglia critica è fissata a 20.000 tonnellate di CO2 equivalente l’anno: al di sopra di questo valore, è richiesta un’analisi economica approfondita che includa la monetizzazione delle emissioni e la verifica della compatibilità con i target UE al 2030 e 2050. Questo passaggio è fondamentale per orientare gli investimenti verso la decarbonizzazione, promuovendo l’efficienza energetica e la sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili già nella fase embrionale dei piani e dei programmi.
RESILIENZA E ADATTAMENTO AI FENOMENI ESTREMI
Il secondo pilastro, quello della resilienza, mira a garantire che l’infrastruttura mantenga la sua funzionalità nel tempo nonostante nubifragi, ondate di calore, siccità o l’innalzamento del livello del mare. L’analisi proposta si articola attraverso lo studio della sensibilità degli asset e dell’esposizione della localizzazione specifica. Le linee guida pongono un forte accento sulla necessità di disporre di mappe di rischio climatico aggiornate e proiezioni basate sui modelli IPCC. Qualora emerga una vulnerabilità media o alta, il proponente è tenuto a individuare misure di adattamento mirate, che possono essere strutturali, come modifiche al progetto, o non strutturali, come sistemi di allerta precoce e piani di manutenzione potenziati.
L’INTEGRAZIONE NELLA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
Secondo la visione del Ministero, la fase di VAS rappresenta l’occasione ideale per anticipare la valutazione dei rischi. Intervenendo a livello di piani e programmi, è possibile orientare le scelte localizzative verso aree meno vulnerabili e promuovere modelli di mobilità e consumo a minore impatto. Le linee guida dettagliano come inserire la verifica climatica nel Rapporto Preliminare e nel Rapporto Ambientale, fornendo ai pianificatori strumenti per confrontare le alternative e definire sistemi di monitoraggio efficaci. In questo modo, la VAS diventa un “setaccio” che permette di selezionare solo gli interventi realmente sostenibili, riducendo i tempi delle successive autorizzazioni a livello di singolo progetto.
LA VERIFICA CLIMATICA NELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
Per i singoli interventi sottoposti a VIA, la verifica climatica si inserisce direttamente nello Studio di Impatto Ambientale (SIA). Qui l’analisi diventa granulare: si valutano le emissioni dirette e indirette e si analizzano le conseguenze fisiche, sociali ed economiche di eventuali guasti dovuti al clima. Il testo sottolinea come la documentazione di VIA debba riassumere tutte le analisi svolte, riportando chiaramente nelle conclusioni se la verifica sia stata completata in modo soddisfacente. Questo garantisce trasparenza non solo per le autorità competenti, ma anche per i cittadini e le imprese, assicurando che le opere realizzate siano sicure e durature.
CASI APPLICATIVI E STRUMENTI TECNICI NEGLI ALLEGATI
A completamento del quadro normativo, il documento individua otto diversi casi di applicazione, che variano a seconda che il progetto sia ricompreso in piani sottoposti a VAS o che debba affrontare integralmente la procedura di VIA. È la fotografia scattata da un sistema che non vuole lasciare zone grigie: anche i progetti che non ricadono nelle fattispecie di VIA, ma che richiedono finanziamenti europei, devono sottostare a un’analisi dedicata. Ad arricchire il manuale ci sono sette allegati tecnici, che includono tabelle di screening, elenchi dei soggetti con competenza ambientale (SCA), banche dati climatiche e una rassegna della normativa di riferimento, fornendo a professionisti e amministrazioni tutto il necessario per operare con rigore scientifico.

