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Auto elettriche, infrastrutture e G7: cosa c’è sui giornali di oggi

Frenano le vendite di auto elettriche, serve un segnale di lungo periodo e puntare su una pianificazione a ritroso fondata su una previsione di domanda di trasporto, e il prossimo G7 Clima ed Energia di Torino: la rassegna dei giornali

Nel 2024 il mercato globale dell’auto dovrebbe recuperare i volumi pre-Covid soprattutto grazie alla Cina ma la crescita della quota di mercato si è appiattita nei principali mercati del Vecchio continente, tanto che si cominciano a vedere gli impatti sulle case costruttrici che stanno limitando la produzione. Dal rapporto ‘Una politica industriale per le infrastrutture sostenibili’, promossa dalla Fondazione Astrid emerge l’esigenza, invece, di “un segnale di lungo periodo” che passi attraverso “una pianificazione a ritroso fondata su una previsione di domanda di trasporto dettata da uno scenario relativo allo stato futuro preferibile, tra i possibili, plausibili e probabili, del sistema economico-sociale che quella domanda esprime”. Intanto si avvicina la data della ministeriale di Torino su G7 Clima, Ambiente ed Energia dei prossimi 29 e 30 aprile, e diventa ancora più evidente come clima ed energia rappresenteranno uno dei punti cruciali delle attività della presidenza italiana del G7. Un fatto rimarcato dal governo sin dalla nomina di Francesco Corvaro come inviato speciale per il cambiamento climatico ad agosto 2023.

AUTO ELETTRICA, FRENA LA CRESCITA IN EUROPA: STIME RIVISTE AL RIBASSO

“Nel 2024 il mercato globale dell’auto dovrebbe recuperare i volumi pre-Covid (+3% e 89 milioni di veicoli attesi) soprattutto grazie alla Cina, primo mercato per volumi (26 milioni di veicoli nel 2023, +6% rispetto al 2022) e primo esportatore al mondo. Intanto, però, l’auto elettrica in Europa schiaccia il pedale del freno. La crescita della quota di mercato si è appiattita nei principali mercati del Vecchio continente. È quanto emerge dall’aggiornamento infra-annuale del Global Automotive Outlook di AlixPartners, che conferma come la domanda aumenti con tassi inferiori alle attese”. Lo riporta Il Sole 24 Ore di oggi. “(…) La spia rossa è il grado di interesse dei consumatori. AlixPartners ha presentato un sondaggio da cui emerge che la percentuale di clienti orientati all’acquisto di un Bev come prossima auto è in calo ovunque tranne che in Cina (in crescita dal 73% al 97% tra il 2019 e il 2024). Negli Stati Uniti è passata dal 14% al 35% nel 2021 ma poi si è stabilizzata. In Europa dal 19% al 43%, ma era al 42% già tre anni fa. In Italia è addirittura scesa dal 53% al 48% tra il 2021 e il 2024. (…) Le conseguenze per le case costruttrici sono evidenti: il brand Volkswagen, per esempio, ha limitato la produzione sulla linea ID nel corso del 2023 in alcuni siti produttivi, Tesla ha avuto un netto calo di produzione (8,5%) nel primo trimestre del 2024. Lo stesso vale per Polestar (di proprietà della cinese Geely) che addirittura ipotizza tagli del 15%. Secondo AlixPartners, l’elettrico, gravato da costi superiori alle pari versioni con motore a combustione interna (Ice), continua anche ad avere volumi produttivi per piattaforma e modello di gran lunga inferiori alle pari versioni Ice. Di qui una maggiore difficoltà nella capacità di assorbimento dei costi fissi. (…)”, si legge sul quotidiano.

“AlixPartners ha dedicato un focus anche all’Italia, dove la transizione elettrica porrebbe un rischio per i componentisti italiani di 7 miliardi di perdita di valore al 2030 e 40mila posti di lavoro in potenziale esubero. (…)”, ha concluso il quotidiano.

INFRASTRUTTURE, SERVE UNA VISIONE DI SISTEMA PER LE RETI DI TRASPORTO

La sintesi più efficace del filo rosso sotteso al rapporto ‘Una politica industriale per le infrastrutture sostenibili’, promossa dalla Fondazione Astrid presieduta da Franco Bassanini, l’ha fornita Paolo Costa, ex ministro dei Lavori pubblici, nel rimarcare ‘che serve un segnale di lungo periodo’ e che bisogna puntare ‘a una pianificazione a ritroso fondata su una previsione di domanda di trasporto dettata da uno scenario relativo allo stato futuro preferibile, tra i possibili, plausibili e probabili, del sistema economico-sociale che quella domanda esprime’, anche attraverso il dialogo con gli operatori impegnati a investire nel sistema e a svilupparne i confini. Non a caso, nel presentare ieri la ricerca – coordinata dallo stesso Costa ed elaborata con la partecipazione di Damiano De Marchi, Licia Ferranna, Ercole Incalza, Maurizio Maresca, Corinna Nicosia, Pietro Spirito, Gualtiero Tamburini e Francesco Zollino – Bassanini ha evidenziato come ‘l’interlocuzione stretta con i protagonisti sul campo’» sia parte del metodo messo in campo da Astrid per costruire il lavoro più complessivo, nell’ambito del quale si inserisce il documento illustrato ieri e redatto in collaborazione con Fs, Autostrade per l’Italia, WeBuild, Ance, Almaviva, F2i e Fillea Cgil”. È quanto si legge su Il Sole 24 Ore di oggi. “Insomma, una visione partecipata per mettere a fuoco le infrastrutture di cui l’Italia ha bisogno per rispondere a una serie di sfide nel lungo periodo dopo che, come ha ricordato in apertura il vice ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Edoardo Rixi, il sistema ha dovuto fare i conti con tre grandi shock, dal Covid 19 al conflitto russo-ucraino fino alla più recente crisi in Mar Rosso. (…)”, ha concluso il quotidiano.

G7, FOCUS SU ENERGIA E CLIMA: “RAPPORTI CON L’AFRICA DECISIVI PER GLI EQUILIBRI GLOBALI”

“Clima ed energia rappresenteranno uno dei punti cruciali delle attività della presidenza italiana del G7. Un fatto rimarcato dal governo sin dalla nomina di Francesco Corvaro come inviato speciale per il cambiamento climatico ad agosto 2023 e che, all’avvicinarsi della ministeriale di Torino su G7 Clima, Ambiente ed Energia dei prossimi 29 e 30 aprile, diventa ancora più evidente”. È quanto si legge su La Stampa di oggi. “(…) Il ruolo del G7 su clima ed energia è in effetti sempre più rilevante. Non solo i membri coprono il 30% della domanda energetica globale e il 25% delle emissioni relative all’energia (secondo dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’IEA), ma rappresentando il 40% dell’economia globale riescono a influenzare in maniera significativa anche le politiche di una parte molto più ampia del mondo. (…) È anche altrettanto chiaro che la dimensione esterna della politica energetica e climatica italiana sia ora fortemente focalizzata sull’Africa, e che il G7 rifletterà questo tipo di attenzione. (…) La finanza climatica è un altro settore dove l’Italia si sta muovendo rapidamente in ambito G7, sempre con un forte focus africano: il governo ha a disposizione i 100 milioni dati al Fondo cosiddetto “Loss and Damage” alla scorsa Conferenza per il Clima, la COP28, e i quattro miliardi stanziati su cinque anni per il Fondo per il Clima, il principale strumento di finanza climatica concordato con l’Accordo di Parigi. Non c’è ancora stata nessuna decisione ufficiale, ma già durante la visita in Mozambico di ottobre 2023 la premier Meloni dichiarava che il 70% di questi finanziamenti dovrebbe essere proprio dedicato all’Africa. (…)”, si legge sul quotidiano.

“Questo nuovo approccio dovrà innanzitutto essere quanto meno unilaterale ed estrattivo possibile, e focalizzarsi invece sulla costruzione di solide partnership di lunga durata. L’Italia dovrà in questo senso evitare gli errori di progetti come Desertec, che promuoveva l’installazione di rinnovabili nel Sahara per esportare energia verso l’Europa, e che fallì nel 2013 anche per lo scarsissimo coinvolgimento dei paesi che avrebbero ospitato gli impianti. (…) Centrale sarà per l’azione esterna dell’Italia la comprensione delle tante sfide interconnesse del continente, dove clima, migrazione, sicurezza si intersecano e dove non è semplice capire come agire coerentemente, come concepire un nuovo multilateralismo e promuovere la collaborazione con attori differenti allo stesso tempo. (…) In maniera simile, supportando l’attuale boom delle rinnovabili in Africa, l’Italia riuscirebbe a contribuire allo stesso tempo all’obiettivo di decarbonizzazione e di crescita del continente, offrendo nuove opportunità lavorative e impattando anche possibilmente sulla mobilità delle persone. Uno sviluppo dell’agricoltura in paesi come Etiopia o nel Sahel potrebbe impattare positivamente sui flussi migratori, ma avrà bisogno di supporto da lato energetico e di misure di adattamento al cambiamento climatico. Fondamentale sarà puntare su proposte che potrebbero trovare d’accordo tutti i membri del G7: tra i vari, particolarmente importante potrebbe essere un maggiore coinvolgimento degli stati africani nelle catene del valore di tecnologie pulite. (…)”, ha concluso il quotidiano.

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