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Auto: Patuanelli pensa alla rottamazione. Motus-e: rischia di rallentare sviluppo mobilità elettrica

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Secondo l’associazione “proposte come quella del Governo rischiano di fiaccare, nel nostro Paese, qualsiasi slancio di ripresa sia in termini industriali che occupazionali”

L’Italia ai tempi del coronavirus sta pensando a come far rialzare la testa all’economia che passata la buriana si troverà probabilmente alle prese con la crescita zero. Tra le misure che il governo potrebbe prendere, a sorpresa, anche la rottamazione delle auto, non solo per elettriche o ibride, ma anche per quelle tradizionali. Non si vedeva una misura simile da vent’anni.

COSA HA DETTO PATUANELLI

“L’automotive è al centro di una transizione complessa che va supportata. Bisogna pensare a degli strumenti di rottamazione anche per l’acquisto di auto non elettriche. Dobbiamo partire da un dato: abbiamo un parco auto fatto per il 62% di auto da Euro 4 in giù, macchine che hanno almeno 10 anni. E il 32% sono Euro 3. Abbiamo bisogno di una nuova rottamazione per migliorare i livelli di emissioni e per dare un po’ di ossigeno al settore. E lo stesso discorso vale per le moto e il comparto delle due ruote. Dopodiché, per quanto riguarda l’auto elettrica, dobbiamo incentivare la realizzazione delle infrastrutture elettriche e le colonnine di ricarica, con una sburocratizzazione profonda”, ha detto il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli intervistato dal Sole24 Ore.

COSA NE PENSA MOTUS-E

Non fa impazzire la proposta di Patuanelli all’associazione Motus-e attiva nel settore delle auto elettriche: “In realtà oggi un sistema di incentivo alla rottamazione esiste già ed è proprio quello che favorisce l’acquisto di auto a zero e basse emissioni. Domani ci troveremmo quindi nella situazione di incentivare con soldi pubblici anche le trazioni termiche – scrivono dall’associazione -. Il 2020, oramai è risaputo, porta con sé nuovi limiti sulle emissioni inquinanti: infatti, con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo, dal 1° gennaio non si possono più vendere auto sul territorio comunitario che superino mediamente i 95 grammi di diossido di carbonio al chilometro, a meno di pagare multe da capogiro. Questo è solo l’inizio, perché il limite scenderà progressivamente nei prossimi anni. È evidente che, in questo contesto di transizione, l’industria dell’auto deve adeguarsi, e lo sta facendo, per riconvertire le proprie attività di produzione e commercializzazione”

“Dal canto loro i Governi europei stanno supportando la transizione con sistemi di incentivazione diretta (es. Germania, Austria, Spagna, Irlanda, Slovenia, Romania) basati sulla rottamazione o supporto tramite schemi di bonus-malus che penalizzano in maniera esponenziale le vetture nuove con maggiori emissioni. Nessun Paese europeo prevede schemi di incentivazione (diretta o indiretta) per l’acquisto di veicoli con motori termici – prosegue l’associazione -. Il risultato? In Francia la quota di mercato delle auto elettriche è passata dal 3,5% di Dicembre 2019 al 11% di Gennaio 2020 e in Germania, il cui Governo ha annunciato l’innalzamento dell’incentivo per le elettriche pure da 4.000 euro a 6.000 euro, ha visto la quota crescere dal 4% al 6,5% lo scorso mese. Per entrambi i Paesi il target dei 95 grammi non è poi così irrealistico”.

“Qual è allora il rischio di prevedere in Italia uno schema di incentivi tramite rottamazione che favorisca trazioni diverse da quelle a zero o basse emissioni? Da questo punto di vista, un’Europa a geometrie variabili, con Paesi che puntano senza mezzi termini sull’elettrico e Paesi che fanno della retroguardia e del compromesso i principali mezzi di autotutela, considerando anche che il limite sulle emissioni vale a livello comunitario e non di singolo Stato membro, rischia di trasformare l’Italia in un mercato poco appetibile per l’elettrico, un mercato in cui è possibile proseguire nelle proprie strategie commerciali di vendita di auto termiche. Con buona pace della riconversione della nostra industria e del relativo indotto che ha scommesso proprio sugli stabilimenti produttivi nazionali e sui loro occupati per le nuove produzioni elettrificate”.

“Proposte come quella del Governo rischiano di fiaccare, nel nostro Paese, qualsiasi slancio di ripresa sia in termini industriali che occupazionali, in un contesto macroeconomico non certo favorevole, proprio nel momento in cui si stanno riconvertendo gli stabilimenti per la produzione di auto elettriche”, ha concluso l’associazione.