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Benzina, il miraggio dei prezzi bassi: l’Italia rischia il blocco totale mentre l’Ue gela lo sconto accise

Tra l’analisi di lavoce.info sui costi reali ai minimi storici e l’allarme scioperi di Salvini, il Codacons avverte: “Senza sconti saremmo i primi in Europa per il caro-gasolio”.

Il primo maggio si avvicina e con esso la scadenza del taglio delle accise su benzina e diesel, gettando l’Italia in un paradosso economico e sociale senza precedenti. Mentre i dati tecnici suggeriscono che il prezzo del carburante, al netto dell’inflazione, sia tra i più bassi dell’ultimo quindicennio, la politica e le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme per una paralisi del Paese. Come riportato da un’approfondita analisi di Giuseppe Pisauro su lavoce.info, l’attuale livello dei prezzi non sembrerebbe giustificare un’emergenza tale da richiedere interventi fiscali indiscriminati, eppure il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini minaccia lo scostamento di bilancio per evitare il caos totale.

L’ANALISI DI LAVOCE.INFO: UN’EMERGENZA INESISTENTE IN TERMINI REALI

Secondo quanto esposto dal portale lavoce.info, l’intervento del Governo – uno sgravio di 25 centesimi al litro introdotto il 18 marzo – è finito sotto la lente dei critici per il suo costo elevato (1 miliardo di euro per un mese e mezzo) e la sua efficacia incerta. Pisauro sottolinea che la riduzione delle imposte non si trasferisce mai integralmente sui prezzi finali e, soprattutto, colpisce in modo indiscriminato, aiutando anche chi avrebbe redditi sufficienti per sopportare il rialzo.

Sebbene il governo Draghi avesse attuato una misura simile nel 2022 con uno sconto di 30,5 centesimi per otto mesi al costo di 8 miliardi, la situazione odierna appare diversa. A marzo 2026 il prezzo medio nominale è stato di 1,77 euro, superiore alla media storica di 1,63, ma se deflazionato e analizzato in termini reali, il costo della benzina risulta oggi significativamente più basso rispetto ai picchi del 2012 (1,90 euro) e del 2022 (oltre 2 euro). In sostanza, corretto per l’inflazione, il prezzo attuale è vicino ai minimi della crisi Covid del 2020. lavoce.info solleva quindi un dubbio prudenziale: perché usare risorse ingenti per la benzina e non per i beni alimentari, che hanno subito incrementi reali molto più pesanti?

SALVINI E IL RISCHIO PARALISI: “NON VOGLIO CHIUDERE L’ITALIA”

Di parere opposto è il Ministro Matteo Salvini, che entrando alla Camera ha paventato uno scenario da incubo. “Il taglio delle accise da solo non basta, perché sui bilanci delle aziende di autotrasporto non arriva”, ha dichiarato il vicepremier. Il timore principale è lo sciopero indetto per il 25 maggio, che minaccia di bloccare i trasporti per una settimana. Per Salvini, questo significherebbe tornare ai tempi del Covid, con negozi svuotati e paralisi economica.

La posizione del Governo è netta: o Bruxelles concede flessibilità sulla spesa per aiutare i camionisti, che denunciano uno sbilancio di 100 milioni al mese (300 milioni per il trimestre), o l’Italia procederà autonomamente. “Se l’Europa ci consente miliardi per le spese militari, deve permetterci lo stesso scostamento per la tenuta sociale”, ha incalzato il leader della Lega, puntando il dito contro la presidente della Commissione Von der Leyen e l’inerzia di Bruxelles, piuttosto che sulle scelte di politica estera di Donald Trump.

IL CODACONS SMENTISCE IL MIMIT: ITALIA REGINA DEL CARO-GASOLIO

A complicare il quadro interviene il Codacons, definendo “fuorvianti” i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sulla presunta crescita contenuta dei prezzi italiani. Secondo l’associazione, la stabilità è solo una facciata garantita dallo sconto fiscale di 24,4 centesimi.

Senza questa misura, nella settimana tra il 13 e il 20 aprile l’Italia sarebbe stata in cima alla classifica europea con un prezzo medio di 2,358 euro al litro, superando Paesi Bassi (2,296), Finlandia (2,245) e Francia (2,244). Il Codacons contesta inoltre l’idea che il governo abbia evitato l’impatto sui prezzi al dettaglio.

L’INFLAZIONE NEL CARRELLO DELLA SPESA: RINCARI RECORD PER IL FRESCO

I dati Istat di marzo confermano che la crisi dei carburanti si è già scaricata sulla tavola degli italiani. Con un’inflazione salita dello 0,5% in un solo mese, i prodotti freschi trasportati su gomma hanno registrato impennate vertiginose. Le melanzane guidano la classifica dei rincari con un +21,5%, seguite dai piselli (+19,6%) e dalle zucchine (+11,1%). Non si salvano i limoni (+10,8%), le fragole (+10,4%) e i legumi (+9,9%). Aumenti pesanti si registrano anche per pomodori (+9%), carciofi (+8,8%), uova (+8,5%) e carne bovina (+8,4%). La lista prosegue con broccoli (+7,2%), agrumi (+6,6%) e peperoni (+6,4%), a dimostrazione di come la questione energetica sia ormai indissolubilmente legata alla sicurezza alimentare nazionale.

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