Mentre famiglie e imprese affondano sotto le bollette e i prezzi alle stelle, le casse dei giganti del petrolio si riempiono. Ecco quanto ha guadagnato Big Oil dalla crisi di Hormuz
La crisi di Hormuz sta facendo la fortuna delle Cinque Sorelle del petrolio. Nel terzo trimestre ExxonMobil, Shell, Chevron, BP e TotalEnergies hanno registrato la bellezza di 56,2 miliardi di dollari di utili rettificati, raddoppiando i 23,3 miliardi registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Parliamo di quasi 33 miliardi di dollari in più nel giro di appena dodici mesi, un balzo record del +141%. Chi ha guadagnato di più? Dove sono finiti questi soldi?
HORMUZ, QUANTO HANNO INCASSATO LE BIG OIL OCCIDENTALI?
I blocchi navali, i bombardamenti e i blitz con mine magnetiche nello Stretto di Hormuz hanno arricchito ancora di più Big Oil. I rubinetti si sono stretti e i listini sono saliti alle stelle per i compratori. Al tempo stesso, i margini di raffinazione sono schizzati a livelli vertiginosi. È quanto emerge dai bilanci pubblicati dalle cinque sorelle del petrolio. A fare la parte del leone è l’americana ExxonMobil, che da sola nel terzo trimestre ha incassato 17,5 miliardi di utili rettificati. Le sue raffinerie negli Stati Uniti hanno girato a pieni impulsi per produrre distillati a prezzi d’oro, generando un flusso di cassa operativo da 25,7 miliardi di dollari.
In Europa la musica non cambia. Gli utili di Shell sono volati a 10,8 miliardi di dollari, con margini di raffinazione che hanno toccato quota 42 dollari al barile, nonostante i problemi degli impianti in Qatar. BP, invece, ha quadruplicato i guadagni, passati da 2,2 a 8,5 miliardi di dollari grazie a una regia aggressiva sul trading di gas e petrolio. Infine, TotalEnergies ha portato a casa 9,1 miliardi, trainata da un settore della raffinazione che ha reso cinque volte più dell’anno passato e dai guadagni straordinari sul gas naturale liquefatto (LNG).
PECHINO PREME SULL’ACCELERATORE
Le compagnie di Stato di Pechino hanno trasformato la dipendenza della Cina dal greggio mediorientale in maggiori profitti. PetroChina ha chiuso il trimestre con 51,84 miliardi di yuan di utile netto (~7,8 miliardi di dollari), segnando un aumento di 1,43 miliardi di dollari.
Sinopec, invece, ha registrato un utile netto di 13,36 miliardi di yuan (pari a 2 miliardi di dollari), registrando un balzo del +57,2%. La fiammata dei listini ha ampiamente compensato le perdite operative delle aziende cinesi, garantendo un extra-profitto combinato di oltre 2,1 miliardi di dollari, nonostante il calo delle attività industriale e dei volumi di carburante venduti.
DOVE FINISCONO I GUADAGNI DI HORMUZ?
Di fronte a una simile montagna di denaro, la domanda sorge spontanea: come verrà impiegata tutta questa ricchezza? Si investirà nella transizione ecologica o nella sicurezza energetica globale? La risposta più che comune che arriva dai board delle aziende è che il tesoro accumulato serve per remunerare il capitale e tutelare i grandi investitori.
ExxonMobil ha distribuito 9,4 miliardi di dollari agli azionisti nel solo terzo trimestre. Shell ha alzato l’asticella del riacquisto di azioni proprie a 5 miliardi di dollari. TotalEnergies ha programmato un buyback da 5 miliardi complessivi a cavallo tra il 2026 e il 2027. Al tempo stesso, BP e le altre major hanno colto la palla al balzo per ripulire i bilanci. L’indebitamento netto complessivo dei 5 colossi occidentali è crollato da 204 miliardi ad appena 117 miliardi di dollari nel giro di pochi mesi.

