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Le compagnie minerarie usano la blockchain per tracciare il cobalto

Blockchain

La tecnologia blockchain, permettendo un migliore monitoraggio delle filiere, può aiutare a “individuare” le violazioni dei diritti umani legate alla produzione di batterie

La compagnia mineraria anglo-svizzera Glencore e altre aziende del settore hanno aderito all’iniziativa di Umicore, società belga che si occupa di lavorazione dei metalli, per tracciare il cobalto presente nelle batterie dei veicoli elettrici attraverso la tecnologia blockchain.

LA BLOCKCHAIN È LA SOLUZIONE?

La blockchain – una sorta di registro digitale, condiviso tra più utenti, che permette di tenere traccia di varie operazioni e di verificare le transazioni – può effettivamente rappresentare una soluzione per i produttori minerari e automobilistici, che oggi si trovano a dover rispondere alle pressioni di investitori e consumatori che pretendono un monitoraggio più attento delle filiere e maggiori garanzie sull’assenza di violazioni dei diritti umani nella catena del valore che porta al prodotto finito.

IL PROBLEMA ETICO DEL COBALTO

In questo senso, l’estrazione del cobalto, fondamentale per le batterie agli ioni di litio, è particolarmente critica. Oltre il 60 per cento dell’offerta di questo metallo proviene dalla Repubblica democratica del Congo, dove si stima che il 15 per cento delle forniture venga estratta a mano, spesso da bambini e giovani.

RICHIESTA E MANCANZA DI ALTERNATIVE

In assenza – almeno per il momento – di alternative, c’è nel mondo una grande richiesta di cobalto, visti i piani per l’elettrificazione della mobilità adottati da molti governi e case automobilistiche nel mondo. Finora nel 2021 i prezzi del cobalto sono cresciuti del 40 per cento.

CHI TESTA LA BLOCKCHAIN

Umicore, Glencore e altre società del settore come China Molybdenum ed Eurasian Resources Group effettueranno dei test sull’utilizzo delle tecnologia blockchain RealSource fino alla fine del 2021, con l’obiettivo di utilizzarla in maniera più completa nel 2022.

Sia Glencore che China Molybdenum ed Eurasian Resources Group possiedono miniere di cobalto in Congo.

LO SVILUPPO DELLE BATTERIE AL LITIO-FERRO-FOSFATO

In Cina, soprattutto, le aziende stanno puntando su materiali alternativi al cobalto per i catodi delle batterie come il litio-ferro-fosfato. Le Model 3 di Tesla fabbricate a Shanghai utilizzano principalmente batterie a litio-ferro-fosfato. BYD, un produttore automobilistico cinese, ha detto che tutti i suoi modelli utilizzeranno batterie di questo tipo. Rinunciare al cobalto è tuttavia difficile, vista la richiesta di batterie più potenti, che garantiscono maggiore autonomia di guida.

Ad oggi le batterie al litio-ferro-fosfato valgono appena il 14 per cento delle batterie presenti nel mondo sulle auto elettriche e sui veicoli elettrici leggeri. Nel 2030 la loro quota dovrebbe arrivare al 15-20 per cento, ma il loro utilizzo sarà probabilmente limitato alle auto di dimensioni più piccole.

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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