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Oneri di sistema, Arera dice stop a raccolta in bolletta. Ecco le proposte

STEFANO BESSEGHINI RSE

Trasferire il loro importo sulla fiscalità generale ma pensare a una riforma dell’intero assetto degli oneri

La soluzione per gli oneri generali di sistema è quella di trasferire il loro importo sulla fiscalità generale ma è opportuna comunque una riforma dell’intero assetto degli oneri. Lo ha detto Stefano Besseghini, presidente di Arera, nel corso di un’audizione davanti alla commissione Attività produttive della Camera (l’ultima della serie) nell’ambito della risoluzione su iniziative urgenti in materia di riscossione degli oneri generali del sistema elettrico. “Siamo ben consapevoli che un percorso di questa natura richiede tempo e progressività ma riteniamo altresì che su alcune voci degli oneri di sistema” per circa 2,2 miliardi di euro “si possa procedere in tempi più brevi al passaggio alla fiscalità generale”, ha sottolineato Besseghini.

CLIENTE FINALE UNICO OBBLIGATO A PAGAMENTO ONERI SISTEMA

bolletta“Il concetto di filiera del settore elettrico è fondamentale per dire che il sistema elettrico stesso ha una sua caratteristica dinamica che parte dalla generazione e arriva fino al cliente finale riconoscendo negli operatori di trasmissione di vendita due capisaldi rilevanti – ha detto Besseghini in apertura -. Il meccanismo di riscossione degli oneri generale di sistema è un meccanismo di ribaltamento della raccolta di questi oneri che vengono fatturati dal distributore al venditore e dal venditore al cliente finale e poi a ritroso gli elementi raccolti vengono riportati in capo al sistema attraverso il deposito delle somme presso la Csea o il Gse. Ci sono stati nel corso del tempo alcuni eventi che hanno modificato la struttura di questo percorso” in particolare delibere del 2013 e del 2015, infine la giurisprudenza amministrativa che individua nel cliente finale l’unico che deve pagare gli oneri. “Insomma se prima il rischio della morosità dei clienti finali era in capo ai venditori ora è il cliente finale l’unico soggetto che dal punto di vista giuridico ed economico è obbligato a sostenere il pagamento degli oneri di sistema”, ha ricordato Besseghini. L’interpretazione della giustizia amministrativa ha di fatto “scardinato il sistema delle garanzie, in particolare quelle sugli oneri generali del sistema elettrico, stabilendo che l’Autorità non ha titolo per imporlo, se non limitatamente alle obbligazioni proprie dei venditori, ovvero relativamente agli importi degli oneri dai medesimi effettivamente riscossi”. Di conseguenza “non è stato più consentito all’Autorità di assicurare il completo versamento ai distributori degli oneri generali da parte dei venditori; questi ultimi, infatti, secondo il giudice amministrativo, sono tenuti a garantire e a versare ai distributori solo quanto effettivamente incassato – ha aggiunto -. Questo ha determinato una situazione di crisi, perché si è determinato un incremento dei casi di mancato versamento degli oneri generali ai distributori, a volte anche a causa di comportamenti opportunistici da parte dei venditori”.

OPPORTUNA UNA RIFORMA DELL’INTERO ASSETTO DEGLI ONERI GENERALI DI SISTEMA bolletta Luce e Gas

Nel mercato energetico, “l’evolversi della dinamica di volume degli oneri di sistema li ha portati ad essere una voce della bolletta confrontabile con quella” parte “di cui dovrebbero rappresentare un’addizionalità, cioè la componente di trasporto e di rete, e a diventare complessivamente confrontabile con la ‘Quota energia’, determinando un elemento di peso rispetto alla capacità di esprimere segnali di mercato da parte del venditore, per effetto della rigidità della componente degli oneri”. Per questo è diventata “opportuna una riforma dell’intero assetto degli oneri generali di sistema, unitamente all’individuazione di una modalità di gestione della situazione pregressa, con degli obiettivi molto precisi: un contenimento degli oneri generali di sistema, una limitazione delle situazioni di morosità dei clienti finali e dei venditori per minimizzare l’aggravio sulla generalità dei clienti, e un contenimento dell’aggravio operativo gestionale, sostanzialmente una semplificazione, dell’intero sistema di esazione”.

LA SOLUZIONE? IL TRASFERIMENTO DEGLI ONERI GENERALI DI SISTEMA SULLA FISCALITÀ GENERALE

L’Autorità ritiene che “la soluzione naturale per il superamento delle criticità connesse alla” riscossione degli oneri generali di sistema “possa essere rappresentata dal trasferimento dei medesimi alla fiscalità generale, provvedendo al relativo finanziamento tramite l’istituzione di un apposito fondo da gestire secondo le regole di finanza pubblica, e pertanto escludendo tali importi dalle bollette”, ha detto Besseghini.

ALCUNE VOCI IMMEDIATAMENTE TRASFERIBILI POTREBBERO VALERE 2,2 MILIARDI DI EURO

“Riteniamo che su alcune voci che compongono l’insieme degli oneri generali di sistema si potrebbe ritenere di procedere con tempi più brevi al trasferimento in fiscalità generale – ha spiegato Besseghini -, e tra queste la componente Aesos, relativa agli sgravi in favore delle imprese energivore, che secondo la stima del Mise dovrebbe valere circa 1,7 miliardi euro all’anno” ma anche la “componente A2 Rim, che è la componente legata allo smantellamento delle centrali nucleari dismesse, e alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare, che è una cifra di circa 200 milioni di euro all’anno, ma in possibile crescita in relazione all’andamento delle attività di smantellamento. E alla componente A4 Rim, per la copertura dei costi per la perequazione dei contributi sostitutivi del regime tariffario speciale riconosciuto alla società Rfi”. Inoltre “anche la componente Amct Rim, per il finanziamento delle misure di compensazione territoriale a favore dei siti che ospitano centrali nucleari” potrebbe esser trasferita prima nella fiscalità generale per un valore di circa 500 milioni di euro. In definitiva l’insieme delle voci trasferibili prima di una riforma complessiva è “intorno ai 2,2 miliardi – ha sottolineato il presidente di Arera -. Se ci sono trasferimenti volti a ridurre la necessità di raccolta degli oneri, vi è anche la possibilità di trasferire alle esigenze di gettito degli oneri generali la raccolta di imposte che hanno finalità simili, e facciamo riferimento ad esempio al gettito che deriva dalle aste di vendita delle quote di emissione di Co2, che confluiscono nel bilancio dello Stato, ma che potrebbero essere inserite a moderazione dell’impatto che hanno gli oneri generali”.

DIFFICILE ADATTARE MODELLO CANONE RAI

Per quanto riguarda le modalità di riscossione degli oneri generali del sistema elettrico, il cosiddetto ‘modello canone Rai‘ “risulta di non semplice attuazione. La struttura complessa delle componenti a copertura degli oneri generali di sistema implica, infatti, una maggiore difficoltà di controllo del gettito degli oneri rispetto al canone di abbonamento alla televisione per uso privato”, ha ammesso il presidente di Arera. Attuare questo modello secondo Besseghini potrebbe determinare “un aumento degli oneri generali versati dai clienti buoni pagatori per sopperire al mancato incasso derivante dai clienti cattivi pagatori, a meno che si proceda all’implementazione di uno specifico e stringente sistema di garanzie e di gestione degli inadempimenti”. Pertanto sarebbe necessario “un significativo intervento normativo” e una “revisione delle attuali modalità di raccolta degli oneri di non semplice e immediata attuazione”, che potrebbe portare “ad un aumento annuo rilevante delle aliquote degli oneri generali di sistema, anche qualora lo stesso modello non prevedesse meccanismi, anche incentivanti e di controllo del comportamento dei venditori, atti a sanare gli eventuali mancati incassi da parte dei clienti finali”, ha ammesso il numero uno di Arera.

LA PROPOSTA DI ARERA SULLA RISCOSSIONE

“La proposta di riforma della riscossione degli oneri generali che ci sentiamo di avanzare si basa su una previsione ex ante dell’incassato, volta a incentivare tutti gli operatori nella gestione efficiente del credito, nonché a definire – per la morosità non coperta – due differenti meccanismi: uno per i clienti finali, e uno per i venditori. Abbiamo chiamato questo approccio ‘Modello di sistema’: è un tentativo di dare responsabilizzazione e centralità agli operatori che all’interno del sistema operano”, ha evidenziato Besseghini aggiungendo che l’idea “è quella di prevedere il mantenimento delle attuali modalità di riscossione degli oneri lasciando immutato il ruolo dei venditori e dei distributori, e del sistema di garanzia, anche relativamente agli oneri generali, ma con l’introduzione di alcuni adeguamenti sul meccanismo delle garanzie”. Nel dettaglio, il modello dovrebbe prevedere che “il venditore continui a fatturare ai clienti finali l’intero importo degli oneri generali di sistema, e che trasferisca poi al distributore un importo pari ad una quota del fatturato. Questa quota verrebbe determinata dall’Autorità in funzione della percentuale di mancato incasso delle fatture trascorsi i 24 mesi dalla emissione. E’ una sorta di identificazione della morosità vera. Questa quota potrebbe essere differenziata a seconda dell’area geografica, e per tipologia di cliente. In questo modello le garanzie che il venditore dovrà riconoscere al distributore sono determinate, per la parte relativa agli oneri generali, pari ad un valore che rappresenta la miglior stima dell’ammontare degli oneri che i venditori sono tenuti a versare ai distributori. Quindi, si introduce anche un elemento di efficienza”. A fronte del permanere delle criticità legate al costo delle garanzie, osserva quindi il presidente di Arera “l’Autorità è orientata in questo modello a definire un ammontare complessivo delle garanzie richieste, per gli oneri generali di sistema e per il servizio di trasporto, pari ad un livello inferiore rispetto all’esposizione massima per il sistema in caso di mancato pagamento del venditore. E questo sottodimensionamento delle garanzie, nel caso di default dei venditori stessi, potrebbe essere contenuto definendo un nuovo parametro che tutti i venditori sarebbero tenuti a versare a beneficio dell’intero sistema elettrico. Questo meccanismo avrebbe il vantaggio che i clienti ‘buoni pagatori’ compenserebbero la morosità dei clienti ‘cattivi pagatori’, secondo un modello noto ex-ante, mentre eventuali situazioni di inadempimento dei venditori troverebbero una copertura attraverso un sistema mutualistico finanziato dai venditori medesimi attraverso il nuovo parametro, non determinando una redistristribuzione sulla totalità dei clienti finali. il ‘Modello di sistema’ appare a questa Autorità la soluzione transitoria più appropriata per superare le criticità”, ha concluso Besseghini.