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Materie Prime

Boom di profitti da materie prime. Ecco chi ci guadagna

Il commercio di materie prime fa registrare profitti record. Chi ci guadagna di più dal boom del trading? Lo studio di McKinsey

Il business delle materie prime frutta sempre di più. Infatti, nel 2024 l’industria del settore ha incassato 104 miliardi di dollari di profitti, facendo registrare un nuovo record. Un risultato inatteso, poiché gli utili dei alcuni dei maggiori gruppi sono diminuiti rispetto al 2023. Al contrario, le società energetiche e tech che si sono affacciate sul mercato nel 2022 migliorano sempre più le loro performance. È quanto emerge dall’ultimo rapporto di McKinsey sul tema. Ecco chi ci guadagna.

BOOM DI MATERIE PRIME, CHI CI GUADAGNA?

Gli utili da materie prime superano il record di 99 miliardi di dollari del 2022 e sempre nuovi attori si affacciano sul mercato. In particolare, il commercio di energia e gas ha visto un boom: +47% rispetto all’anno precedente.

I maggiori commercianti indipendenti, al contrario, hanno dovuto affrontare un calo importante dei profitti, secondo il report di McKinsey. L’anno scorso il trader svizzero Gunvor ha raccolto un utile netto annuo di 1,25 miliardi di dollari nel 2023, il 50% in meno rispetto al 2022. Lo stesso vale per Glencore, che ha sperimentato un simile calo di profitti a febbraio (-46% dal 2022).

CRESCE LA CONCORRENZA

L’altra faccia della medaglia è che l’aumento del trading da parte dei produttori di energia tradizionali e l’ingresso di “data-driven traders” ha fatto aumentare il numero di player nel mercato e, di conseguenza, la liquidità e il profitto. I nuovi concorrenti negli ultimi anni hanno visto una crescita esponenziale, grazie al miglioramento delle strategia di trading e l’ottimizzazione delle operazioni, secondo Roland Rechtsteiner, autore dello studio di McKinsey.

“Abbiamo avuto molte aziende energetiche nazionali, di medie dimensioni e diversi attori là fuori che potrebbero effettivamente crescere il loro mercato dal 2022 al 2023”, ha detto Roland Rechtsteiner al Financial Times.

“Nel corso del tempo, vedremo praticamente ogni commerciante di materie prime si concentrerà sull’energia, dando un input per altre attività e per la decarbonizzazione del sistema energetico. Questo è solo la creazione di una connettività estrema di diverse classi di asset, che non abbiamo avuto prima,” ha aggiunto.

La cattiva notizia per la decarbonizzazione è che il petrolio continua a detenere il primato di materia prima che assicura più utili nel settore energetico, nonostante nel 2024 siano calati del 19% rispetto all’anno precedente.

“Il commercio del petrolio rimarrà qui per molto tempo”, ha sottolineato Rechtsteiner.

UNA NUOVA ALLEANZA PER LE MATERIE PRIME CRITICHE

È in arrivo una nuova alleanza transatlantica sulle materie prime critiche che potrebbe sbloccare nuovi investimenti sulle materie prime critiche. Infatti, due giorni fa l’Unione Europea e gli Usa hanno annunciato il lancio di un Forum sul partenariato per la sicurezza dei minerali.

La piattaforma a cui partecipano anche Kazakhstan, Namibia, Ucraina e Uzbekistan mira ad aumentare gli investimenti nei materiali chiave della transizione, diversificare e creare nuove catene di approvvigionamento. Potranno prendere parte all’iniziativa tutti i Paesi che aderiscono ai principi di diversificazione delle catene di approvvigionamento globali, elevati standard ambientali ed equità delle condizioni di lavoro.

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