Scenari

Bp: Il numero uno Dudley verso le dimissioni?

L’attuale amministratore delegato del business upstream di BP, Bernard Looney, e il chief financial officer del gruppo BP, Brian Gilvary, sarebbero in pole position per succedere a Dudley

Bob Dudley, il numero uno di Bp dal 2010, sta pensando di dimettersi dalla carica di amministratore delegato della major, al massimo entro il 2020. A dare conto dell’indiscrezione è stata Reuters citando fonti vicine alla compagnia petrolifera britannica.

DUDLEY IN CARICA DAL DISASTRO DELLA DEEPWATER HORIZON NEL 2010

Dudley, che è diventato Ceo di BP il 1 ottobre 2010, succedendo a Tony Hayward, dimessosi dopo il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, aveva già manifestato, durante alcune discussioni riservate, l’intenzione di ritirarsi dalla carica di numero uno di Bp una volta raggiunta l’età di 65 anni. E al momento ne ha compiuti 64 proprio a metà settembre.

LA DECISIONE POTREBBE ESSERE ANNUNCIATA ENTRO FINE ANNO

BPSabato scorso anche l’emittente britannica Sky News ha riferito che Dudley sta elaborando i piani per ritirarsi dalla società entro i prossimi 12 mesi e secondo le informazioni ottenute, avrebbe tenuto una serie di discussioni con il presidente di BP, Helge Lund, proprio su tali piani. BP potrebbe annunciare la decisione di Dudley entro la fine di questo anno, probabilmente entro la fine di ottobre, quando la compagnia dovrebbe rendere noti i risultati del terzo trimestre, hanno riferito alcune fonti sempre a Sky News.

BERNARD LOONEY E BRIAN GILVARY IN POLE POSITION PER SOSTITUIRE DUDLEY

Non è chiaro, invece, se la compagnia darà l’annuncio del successore di Dudley al momento della comunicazione delle dimissioni oppure no, hanno sottolineato da Sky News. Secondo le fonti interpellate da Reuters e Sky News, l’attuale amministratore delegato del business upstream di BP, Bernard Looney, e il chief financial officer del gruppo BP, Brian Gilvary, sarebbero in pole position per succedere a Dudley come amministratore delegato.

BP SCOMMETTE ANCORA SUL GOLFO DEL MESSICO MA ANCHE NELLO SHALE

Dudley ha diretto BP, come detto, a partire dal disastro della Deepwater Horizon del 2010. Quasi una decade dopo, BP oggi scommette ancora e in modo pesante sul Golfo del Messico per far crescere la sua produzione globale di ‘high-margin oil’, come dicono i suoi dirigenti. Durante il regno di Dudley, inoltre, BP si è assicurato molte attività “shale” negli Stati Uniti dopo l’acquisto l’anno scorso di numerosi asset di petrolio e gas nel Permiano, Eagle Ford e Haynesville, tutti acquistati da BHP. Una compravendita definita dalla supermajor britannica una “transformational acquisition” e uno dei più grandi affari degli ultimi due decenni.

UN OCCHIO AL CLIMA

La major sta anche iniziando a prestare attenzione alle questioni climatiche che i suoi azionisti e investitori stanno sempre più sollevando sollevando. All’inizio di questo mese, Dudley aveva infatti annunciato l’intenzione di Bp di vendere alcuni progetti petroliferi ad alta intensità di carbonio e di non svilupparne altri per consentire al suo business di essere sempre più compatibile con l’accordo di Parigi sul clima.