Mentre Goldman Sachs e Morgan Stanley rivedono le stime, con il Brent sotto gli 80 dollari, le tensioni geopolitiche su Iran, Stati Uniti e Stretto di Hormuz influenzano i mercati energetici globali
Il petrolio Brent è sceso sotto gli 80 dollari al barile e il gas al Ttf di Amsterdam ha chiuso la seduta di contrattazione a 41,9 euro al megawattora, in un contesto segnato dalle tensioni legate allo Stretto di Hormuz e alle prospettive di accordo tra Stati Uniti e Iran. Il movimento dei prezzi si inserisce in una fase di forte volatilità dei mercati energetici globali, con effetti diretti su petrolio, gas e aspettative di offerta nei prossimi mesi.
MERCATI E REVISIONE DELLE STIME
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno rivisto le previsioni sul Brent, ora atteso a 80 dollari al barile nel quarto trimestre, con un taglio rispettivamente di 10 e 15 dollari rispetto alle stime precedenti. Le quotazioni hanno toccato un minimo di 78,45 dollari, in calo di oltre il 5% nella seduta precedente. La pressione sui prezzi è stata amplificata anche dalle indiscrezioni del Wall Street Journal, secondo cui gli Stati Uniti potrebbero consentire all’Iran di esportare liberamente greggio e carburanti.
SCORTE GLOBALI E DEBOLEZZA STRUTTURALE
Il tema delle scorte resta centrale. Il sistema globale sta “bruciando” riserve a ritmi elevati dall’inizio del conflitto, con un consumo stimato da S&P Global Cera in circa 6 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati, per un totale di quasi 500 milioni di barili. I depositi risultano vicini ai minimi storici e anche le riserve strategiche, in particolare negli Stati Uniti, mostrano livelli critici.
HORMUZ E RITORNO DEI FLUSSI DAL GOLFO
Secondo quanto riportato da la Repubblica, la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe influenzare anche i flussi di gas naturale liquefatto. Gli impianti di Ras Laffan di QatarEnergy erano stati chiusi dopo attacchi missilistici e la compagnia di Doha avrebbe comunicato ai clienti la possibilità di recuperare il 50% della capacità produttiva in un mese e l’80% in due mesi, una volta garantita la sicurezza della navigazione. Il ritorno a pieno regime richiederebbe invece tempi più lunghi.
PROSPETTIVE DI RIEQUILIBRIO
Dan Pickering, fondatore e chief investment officer di Pickering Energy Partners, stima che nei prossimi 2-3 anni sarà necessario ricostituire una domanda aggiuntiva pari ad almeno un milione di barili al giorno per il ripristino delle scorte globali. Il riequilibrio del mercato dipenderà dalla stabilizzazione dei flussi dal Golfo Persico e dalla capacità di ricostituzione dei depositi dopo una fase prolungata di consumo accelerato.


