Il Presidente del Cnel boccia il taglio delle imposte sui carburanti e chiede un fondo comune per l’energia sul modello del Next Generation EU. Focus strategico sul nucleare e sulla riforma per le rinnovabili.
Il Presidente del CNEL Renato Brunetta è intervenuto in audizione a Montecitorio davanti alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato per esprimere le valutazioni dell’organismo sul Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026. In un contesto geopolitico estremamente teso, Brunetta ha delineato un quadro di profonda criticità per la sicurezza nazionale, condizionato dai conflitti in Medio Oriente e dalla fragilità delle rotte di approvvigionamento. Il messaggio centrale rivolto al Parlamento e al Governo è un monito sulla tenuta del sistema energetico: il blocco dei flussi globali e la dipendenza dalle importazioni rappresentano una minaccia immediata che richiede soluzioni strutturali, dal nucleare alla revisione dei vincoli per l’energia verde, superando la logica dei sussidi temporanei.
IL RISCHIO DI ESAURIMENTO DELLE SCORTE E IL NODO HORMUZ
La preoccupazione più immediata riguarda la stabilità delle forniture fisiche di idrocarburi. “Il prolungamento del blocco dello Stretto di Hormuz anche di sole tre-quattro settimane farebbe esaurire le scorte e causerebbe una grave scarsità di petrolio e gas naturale e di alcuni loro derivati”, ha avvertito Brunetta. Le ripercussioni non si limiterebbero al solo comparto energetico, ma colpirebbero l’intera filiera industriale, mettendo a rischio la produzione di “carburanti, fertilizzanti, materie plastiche e altre componenti chimico-farmaceutiche, con effetti a catena molto importanti nelle dimensioni e nelle conseguenze”.
Secondo il Presidente del Cnel, questo scenario non è solo un’ipotesi settoriale, ma un rischio sistemico che potrebbe far precipitare l’economia mondiale in una “recessione di entità significativa”, alimentata dall’aumento del costo del denaro, dalla restrizione del credito e dal crollo della fiducia di famiglie e imprese.
LA STRATEGIA SUI PREZZI: NO AL TAGLIO DELLE IMPOSTE
Sul fronte della gestione interna dei rincari, Brunetta ha espresso una posizione netta contro interventi fiscali volti a ridurre artificialmente i prezzi alla pompa o in bolletta. “Cercare di calmierare i prezzi dei prodotti energetici agendo sulle imposte che vi gravano finirebbe per accentuarne la scarsità perché ne stimolerebbero il consumo, che è l’esatto opposto della direzione verso cui siamo costretti a muoverci”. Citando un principio economico caro a Rosmini e Alessandro Manzoni, ha ricordato che l’aumento del prezzo di un bene scarso è il meccanismo naturale per ridurne la domanda. La soluzione risiede invece nel “ripensare agli incentivi per il risparmio energetico”, considerato la vera leva per la diversificazione e la resilienza del sistema.
VERSO UN NEXT GENERATION EU PER L’ENERGIA E IL NUCLEARE
Il Presidente del Cnel ha poi rivolto lo sguardo a Bruxelles, criticando l’attuale attendismo delle istituzioni comunitarie. Le raccomandazioni attuali sono giudicate “centrifughe” e capaci di aumentare i divari tra gli Stati membri. Per Brunetta, è indispensabile una strategia comune dotata di strumenti finanziari analoghi al Next Generation EU, ovvero la “creazione di uno spazio fiscale che serva strategicamente a ridurre e possibilmente eliminare la vulnerabilità energetica”. In questa visione, l’Italia deve avere il coraggio di guardare ai modelli francese e spagnolo, puntando con decisione sul nucleare, tecnologia che ha reso quei Paesi meno vulnerabili alle crisi del 2022 e a quella attuale.
Brunetta ha inoltre evidenziato un paradosso tecnologico: “Le nuove tecnologie digitali sono estremamente energivore, per cui non ha senso voler puntare su quelle tecnologie, come giustamente ci ha stimolato a fare il Rapporto Draghi, se non ci si dota contemporaneamente di sufficienti fonti di energia primaria”.
AUTORIZZAZIONI PER RINNOVABILI E DIVARIO CON L’EUROPA
Per quanto riguarda le fonti pulite, il Cnel chiede un cambio di passo burocratico. “Bisogna rivedere la disciplina sulle autorizzazioni per il fotovoltaico e per l’eolico, ripensando ad alcuni vincoli che sono stati introdotti e trovando spazi, con intelligenza e fantasia, per insediare parchi nuovi”.
Il richiamo è urgente anche alla luce dei dati contenuti nel DFP e analizzati dalla Corte dei Conti, che mostrano come l’Italia abbia perso slancio: tra il 2019 e il 2024 la quota di rinnovabili è cresciuta solo dell’1,2%, contro il +7,6% della Spagna e il +5,2% della Germania. La vulnerabilità italiana è certificata dai numeri: il Paese dipende dall’estero per il 74% del suo fabbisogno (contro il 57% della media UE), con un’esposizione verso il Golfo che pesa per l’11% sul greggio, il 33% sui prodotti petroliferi e il 10% sul gas naturale.
L’IMPATTO SULLA CRESCITA E IL PESO DELLA DEMOGRAFIA
Nonostante la gravità dello shock energetico, Brunetta ha cercato di inquadrare gli effetti macroeconomici con realismo. “La crisi appena iniziata costerebbe nella migliore delle ipotesi circa sei mesi di crescita all’Italia”, ovvero uno scostamento del Pil di quattro decimi complessivi tra il 2026 e il 2028. Si tratta di cifre definite “modeste” se confrontate con i cali drammatici subiti durante la crisi dei debiti sovrani (-4,9%) o la pandemia (-8,9%).
Tuttavia, sul Pil potenziale grava un’altra ombra: la “glaciazione demografica”. Nel 2025, senza l’apporto dell’immigrazione, la popolazione si sarebbe ridotta dello 0,1%. Brunetta ha però ammonito sulla qualità dei flussi: se da un lato l’immigrazione è necessaria, dall’altro l’uscita dei giovani italiani qualificati rischia di creare un mix demografico con minore capitale umano e consumi ridotti. Per il Cnel, la vera sfida resta aumentare l’attrattività dell’Italia per i cittadini dei Paesi avanzati e trattenere le eccellenze interne.
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