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Bruxelles userà le regole di mercato per centrare gli obiettivi ‘green’

Ue

Ad esempio, la nuova politica di Bruxelles sulle emissioni di metano potrebbe avere impatti di vasta portata anche sui mercati globali.

Per i prossimi anni la Commissione europea si è data un compito ben preciso: quello di raggiungere i propri obiettivi climatici, proteggendo allo stesso tempo l’occupazione, la crescita e la sicurezza energetica, superando gradualmente la domanda di petrolio e gas.

OBIETTIVI UE SI RIPERCUOTERANNO ANCHE ALL’ESTERO

Si tratta di un obiettivo ambizioso che naturalmente si ripercuoterà anche oltre i confini europei visto che, prendendo in considerazione il solo 2019, le importazioni di gas naturale e Gnl dei 27 paesi dell’Ue sono state pari a circa 233 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, mentre petrolio e prodotti petroliferi hanno raggiunto circa 473 milioni di tep, rendendo l’Unione europea il più grande importatore di combustibili fossili al mondo.

A GIUGNO 2021 LE PROPOSTE DETTAGLIATE

Per fare tutto ciò Bruxelles è impegnata a lavorare su vaste fasce di legislazione per modificare le regole e le condizioni del mercato per favorire ulteriormente le rinnovabili, l’efficienza energetica, e i gas decarbonizzati come l’idrogeno. Il mercato, tuttavia, dovrà attendere fino a giugno 2021 per le proposte dettagliate, ma la Commissione europea ha già svelato alcune delle sue idee nella strategia Ue per le emissioni di metano e nella strategia di ristrutturazione degli edifici che ha pubblicato a ottobre, sottolinea S&P Global Platts in un articolo.

TUTTE LE OPZIONI PER RIDURRE IL GAS LEAKING

In sintesi, Bruxelles prevede di esplorare tutte le opzioni per ridurre le fughe di metano, un potente gas a effetto serra, compresi eventuali standard vincolanti minimi di prestazione per l’energia fossile utilizzata nell’Ue. La maggior parte delle perdite avviene, infatti, prima che il gas, il Gnl e il petrolio raggiungano l’Europa, quindi la nuova politica Ue sulle emissioni di metano potrebbe avere impatti di vasta portata anche sui mercati globali.

“Gli standard minimi di emissione di metano, obiettivi o altri incentivi simili basati su una solida analisi scientifica possono svolgere un ruolo efficace per garantire riduzioni delle emissioni di metano nell’Ue e nel mondo”, ha affermato la Commissione Ue. Bisogna però riconoscere che qualsiasi legislazione di questo tipo si dovrebbe basare su una valutazione dell’impatto indipendente con controlli di conformità necessari. Proprio la sua applicazione sarà una sfida importante, “poiché gli attuali dati satellitari non sono sufficientemente precisi da consentire un monitoraggio accurato e indipendente”, secondo fonti Ue riportate da Platts

DIALOGO CON I PAESI PRODUTTORI

Nel frattempo, la Commissione Ue intende parlare con i paesi produttori – tra cui Russia e Stati Uniti – delle migliori pratiche per ridurre le emissioni di metano, sperando di sfruttare la posizione Ue come principale consumatore. Auspica inoltre di ottenere un accordo delle Nazioni Unite sulla riduzione delle emissioni di metano al 2030 all’Assemblea generale dell’Onu a New York nel settembre 2021.

OSSERVATORIO GLOBALE INDIPENDENTE

La Commissione europea ha già avviato i lavori per la creazione di un osservatorio internazionale indipendente sulle emissioni di metano, in collaborazione con il Programma ambientale delle Nazioni Unite, la Coalizione per il clima e l’aria pulita e l’Agenzia internazionale per l’energia.

Questo osservatorio raccoglierà, coordinerà, verificherà e pubblicherà i dati sulle emissioni globali di metano prodotto dall’uomo, basandosi su iniziative volontarie esistenti come l’UNEP Oil and Gas Methane Partnership, ha affermato l’esecutivo Ue.

Il focus iniziale sarebbe sui settori del petrolio e del gas fossile ma la Commissione europea vuole estenderlo al carbone, ai rifiuti e all’agricoltura una volta che sarà possibile un monitoraggio più affidabile.

Non solo. Bruxelles vuole anche che questo osservatorio compili e pubblichi un indice di fornitura di metano a livello Ue e internazionale, che consenta agli acquirenti di energia fossile di confrontare diverse fonti. In questo senso l’intenzione dell’esecutivo europeo è quella di utilizzare un valore predefinito all’interno dell’Ue per i volumi di energia fossile, comprese le importazioni, non coperte da un sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica “adeguato”, al fine di incoraggiare misurazioni più accurate.

Per fare questo la Commissione Ue utilizzerà questo valore predefinito secondo necessità fino a quando non sarà implementato “un quadro obbligatorio di misurazione, comunicazione e verifica per tutte le emissioni di metano legate all’energia”.

RIDUZIONE DEL CONSUMO DI ENERGIA

La Commissione Ue ha inoltre formulato idee nella sua strategia di ristrutturazione degli edifici europei su come ridurre l’uso di energia nel settore del 14% o di 53 milioni di mtep a 321 milioni di mtep entro il 2030, rispetto al 2015.

Tale calo è superiore al consumo energetico finale totale dei Paesi Bassi nel 2018, il sesto mercato energetico dell’Unione. Il piano prevede di colpire più duramente la domanda di combustibili fossili che rappresentano il 76,5% dell’energia per il riscaldamento negli edifici europei secondo i dati del 2017.

L’obiettivo è decarbonizzare gli edifici, sfruttando il potenziale delle energie rinnovabili locali e riducendo la dipendenza europea dai combustibili fossili importati, ha affermato Bruxelles. Per questo l’esecutivo Ue sta valutando il rafforzamento dell’obiettivo 2030 delle energie rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento nella legislazione che verrà rivista il prossimo anno, per allineare gli obiettivi con l’intento di ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 55% entro il 2030.

L’attuale obiettivo non vincolante per le energie rinnovabili incoraggia i paesi Ue ad aumentare tale quota nei settori di riscaldamento e raffreddamento dell’1,3% all’anno.

La Commissione Ue aveva originariamente proposto un aumento della quota vincolante dell’1% / anno per l’aggiornamento 2018 della direttiva sulle energie rinnovabili ma i governi nazionali lo hanno respinto.

Infine Bruxelles sta anche cercando di richiedere agli edifici di utilizzare almeno un certo livello minimo di energie rinnovabili e di promuovere l’uso di gas decarbonizzati. In questo senso ha stimato che le energie rinnovabili e il calore di scarto dovranno rappresentare il 38-42% del consumo energetico dell’Ue negli edifici entro il 2030 per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 55% di CO2.

OFFSHORE E STRATEGIE DI MOBILITÀ

La lotta della Commissione Ue contro i combustibili fossili è proseguita a novembre con la pubblicazione della strategia per l’energia rinnovabile offshore, che mira a un aumento di cinque volte dell’eolico offshore fino a 60 GW entro il 2030, che salirà a 300 GW entro il 2050. Lo sviluppo dell’eolico offshore su larga scala potrebbe migliorare l’ambiente per l’idrogeno verde, consentendo sostituire il gas naturale dal mix di generazione.

A DICEMBRE LA STRATEGIA DELLA MOBILITÀ INTELLIGENTE E SOSTENIBILE

A dicembre Bruxelles prevede di pubblicare una strategia della mobilità intelligente e sostenibile Ue con l’obiettivo di ridurre e sostituire i combustibili fossili liquidi così diffusi nel settore dei trasporti.

Se le idee della Commissione Ue saranno alla fine attuate ciò dipenderà dal Parlamento europeo e dai 27 governi che compongono l’Europa, che decideranno sulle proposte legislative. Ma le strategie danno un’idea di ciò che la Commissione intende proporre, dando al mercato il tempo di prepararsi per vari risultati.

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