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Capacity Market e Fer 1 tagliano il nastro, ancora nodi irrisolti sull’idro

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Le prime aste del mercato delle capacità si terranno entro il 2019 e saranno “riferite agli anni di consegna 2022 e 2023”. Assoidroelettrica e Uncem sul piede di guerra per gli incentivi. Sul capacity market plauso di Utilitalia

Tagliano il traguardo in queste ore due importanti provvedimenti attesi da tempo, il decreto sul capacity market (qui il testo con la disciplina di prima attuazione e di piena attuazione) e il decreto Fer 1 (qui l’ultima bozza), attesi da tempo da tutti gli stakeholder del settore.

IL CAPACITY MARKET

Con il via libera di Arera al decreto ministeriale e alla modifica della disciplina del mercato della capacità avallata dalla Commissione Europea sarà possibile quindi “fin da subito integrare nel sistema nuovi stringenti requisiti ambientali per le emissioni in capo agli operatori, con l’obiettivo di anticipare l’attuazione delle nuove norme europee volte alla decarbonizzazione adottate nell’ambito del ‘Clean Energy Package for all Europeans’”, ha sottolineato il Mise in una nota. Le prime aste si terranno entro il 2019 e come spiega l’articolo 6 del decreto, saranno “riferite agli anni di consegna 2022 e 2023”. Sono previsti, inoltre, un divieto di cumulo degli incentivi erogati dal Gse con la remunerazione di mercato (articolo 5), un monitoraggio da parte di Terna che effettua e aggiorna ogni anno le valutazioni di adeguatezza della capacità e ne trasmette gli esiti al Mise e ad Arera. Il tutto per “assicurare l’adeguatezza del sistema con procedure che massimizzano i benefici per il sistema elettrico nazionale, privilegiano la capacità dotata dei necessari requisiti ambientali e di flessibilità e assicurano la partecipazione di tutte le risorse utili, ivi compresa la capacità nuova non autorizzata, la domanda, la generazione da fonti rinnovabili e la capacità localizzata all’estero”, evidenzia nelle premesse il decreto.

UTILITALIA: BENE IL GOVERNO, IMPRESE PRONTE A INVESTIRE PER SOSTENERE TRANSIZIONE ENERGETICA

“L’approvazione del decreto sul Capacity Market entro il 4 luglio, data di entrata in vigore il Regolamento Europeo sul mercato interno, è stato un passo fondamentale per la decarbonizzazione del Paese, che garantirà al contempo la sicurezza e l’approvvigionamento del sistema elettrico”. Lo ha rilevato Utilitalia, la Federazione italiana delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, dopo il parere favorevole di Arera al decreto ministeriale inviato dal Ministero dello Sviluppo Economico. “In attesa di valutazioni più approfondite sul corposo schema tecnico normativo appena formalizzato – ha evidenziato la Federazione -, abbiamo apprezzato l’azione celere del Governo nel portare avanti una misura che gli operatori del settore attendevano da anni. Sarà ora possibile effettuare le prime aste entro la fine del 2019, il che consentirà alle imprese di aumentare gli investimenti nelle energie pulite e flessibili, in linea con quanto previsto nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030”.

IL DECRETO FER, LA POSIZIONE DI ASSOIDROELETTRICA

Tutt’altro discorso per quanto riguarda il nuovo decreto Fer. Il nodo rimane ancora l’idroelettrico in quanto per accedere agli incentivi, i progetti mini idro dovranno ottenere dall’ente che ha rilasciato la concessione la certificazione del rispetto delle “quattro i” oppure da Snpa l’attestato di conformità alle Linee guida sulla qualità dei corpi idrici emanate nel 2017 dal ministero dell’Ambiente. La stessa le Assoidroelettrica, l’associazione di settore, ha deciso di “evitare, in questa fase, ogni commento, confermando gli incontri a Roma di lunedì e martedì prossimo nel corso dei quali provare l’ennesimo, ulteriore, tentativo di tutela della Categoria in questo difficile momento ove è indispensabile scongiurare il peggio”.

COSA DICE IL DECRETO SULL’IDROELETTRICO

Il punto dolens riguarda i criteri per far accedere i progetti mini-idro agli incentivi. E recita testualmente: “Fatti salvi i casi di rifacimento che non comportano un aumento della potenza media di concessione, ricorre una delle seguenti condizioni: 1. è rispettata una delle caratteristiche costruttive di cui all’articolo 4, comma 3, lettera b), punti i., ii., iii. e iv. del decreto 23 giugno 2016, da dimostrare mediante specifica attestazione rilasciata dall’ente preposto al rilascio della concessione di derivazione, ove non già esplicitata nel titolo concessorio o nel relativo disciplinare”. Vale a dire “gli impianti idroelettrici di potenza nominale di concessione fino a 250 kW che rientrano in una delle seguenti casistiche: i. realizzati su canali artificiali o condotte esistenti, senza incremento ne’ di portata derivata dal corpo idrico naturale, ne’ del periodo in cui ha luogo il prelievo; ii. che utilizzano acque di restituzioni o di scarico di utenze esistenti senza modificare il punto di restituzione o di scarico; iii. che utilizzano salti su briglie o traverse esistenti senza sottensione di alveo naturale o sottrazione di risorsa; iv. che utilizzano parte del rilascio del deflusso minimo vitale al netto della quota destinata alla scala di risalita, senza sottensione di alveo naturale”. Inoltre, l’altro criterio per accedere agli incentivi, stabilisce che “la concessione di derivazione è conforme alle Linee guida per le valutazioni ambientali ex ante delle derivazioni idriche (…). La conformità è verificata e dichiarata dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) su richiesta del concessionario e ai soli fini dell’accesso alle tariffe di cui al presente decreto, a supporto dell’autorità concedente, sulla base di una apposita istruttoria”.

UNCEM: TEMA DECISIVO PER I TERRITORI

rinnovabiliA chiarire ancora meglio il punto contesto è Uncem, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani che auspica venga pubblicato al più presto il Decreto “che risulta essere stato firmato nelle scorse ore dai Ministri competenti e ora è all’esame della Corte dei Conti. È particolarmente lungo l’iter del Decreto che i produttori, Enti pubblici e imprese, hanno dovuto sopportare. È infatti da inizio 2018 che il Decreto è rimasto congelato, più volte modificato e anche fortemente criticato dalla Commissione Ue, su un tema che Uncem ritiene decisivo per i propri territori e cioé l’incentivazione per il piccolo idroelettrico, con impianti sostenibili economicamente e ambientalmente. Mentre l’incentivazione degli impianti a biomasse era stata rinviata, meno di un anno fa, a un nuovo decreto, il ‘Fer 2’ (del quale attendiamo al più presto una bozza), l’idroelettrico era stato tagliato da Mise proprio nel ‘Fer 1’ per motivi che Uncem non ha mai condiviso. È infatti possibile incentivare piccoli impianti, mini e micro, sia su acqua fluente sia sua acquedotti. Un tema che deve essere svuotato da ogni questione ideologica e che deve essere affrontato con massima serietà guardando alla montagna quale luogo dove si producono ‘acqua e forza di gravità’. È questa una delle pochissime e grandi risorse delle terre alte italiane, Alpi e Appennino, che non deve essere bloccata e sulla quale la Commissione europea, con la DG concorrenza aveva mosso rilievi (rispetto all’iniziale blocco degli incentivi) che hanno fermato il Decreto Fer 1 più tempo del previsto a Bruxelles. Uncem, in attesa di vedere il testo bollinato dalla Corte dei Conti, auspica sia stato inserito l’idroelettrico nel Fer 1 e si augura il Mise avvii entro fine luglio un tavolo di lavoro rispetto al Fer 2 e in particolare all’uso delle biomasse forestali da filiera corta e certificata”.

LE DATE DELLE ASTE

Per il resto la bozza di decreto sembra, in sostanza, confermare il testo approdato a Bruxelles dove ha ricevuto il via libera la settimana scorsa. Tra i punti salienti la previsione di sette aste, la prima delle quali aprirà le danze il 30 settembre 2019 e poi via via il 31 gennaio 2020, il 31 maggio 2020, il 30 settembre 2020, e ancora il 31 gennaio, il 31 maggio e il 30 settembre 2021.