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Carbone, la Todde annuncia: A breve riattivati i tavoli sul phase out

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I primi tavoli sul carbone sono partiti ad aprile scorso e hanno partecipato, tra gli altri, anche Minambiente, Terna e i tre produttori proprietari delle otto centrali ancora attive vale a dire Enel, Ep Produzione e A2A

A breve verranno riattivati i tavoli di phase out del carbone e a coordinarli sarò io in prima persona. Il calendario degli incontri verrà reso noto nei prossimi giorni”. Così il sottosegretario pentastellato Alessandra Todde ha annunciato su Twitter la ripresa dei tavoli sul carbone italiano.

PRIMI TAVOLI AD APRILE SCORSO

I primi tavoli sono partiti ad aprile scorso e hanno partecipato, tra gli altri, anche Minambiente, Terna e i tre produttori proprietari delle otto centrali ancora attive vale a dire Enel, Ep Produzione e A2A.

LO STOP NEL 2025

Il termine ultimo del phase out italiano del carbone è stato fissato da tempo al 2025 all’interno del Pniec, il Piano energia e clima. In alcuni casi si procederà a una dismissione anticipata come avverrà, ad esempio, a La Spezia dove la centrale locale Eugenio Montale di Vallegrande di Enel, dovrebbe venir chiusa addirittura nel 2021 secondo quanto riferito ai primi di novembre dal Secolo XIX che dava conto di una conferenza dei servizi tenutasi presso il ministro dell’Ambiente. Anche se si è aperta la partita sulla sostituzione dell’impianto con una centrale a gas.

ANCHE A2A PRONTA AD ANTICIPARE IL PHASE OUT

In vista del 2025 anche A2A, guidata da Luca Valerio Camerana, ha in progetto di spendere 475 milioni di euro per riconvertire la sua centrale di Monfalcone, sulla costa goriziana, sostituendola con una a metano. I piani dell’azienda sono state presentate il 29 ottobre scorso a Trieste, l’iter prevede le autorizzazioni dei ministeri di riferimento, ovvero lo Sviluppo economico e l’Ambiente.

SISTEMA ENERGETICO BASATO PRINCIPALMENTE SUL CARBONE IN SARDEGNA

In Sardegna la situazione è più complicata. Il sistema energetico dell’isola fa ancora affidamento sul carbone. E la regione sta studiando la costruzione di un metanodotto che possa portare il metano a Cagliari, ma il progetto ha tempi lunghi. E dire addio al carbone nel 2025, per la Sardegna è un obiettivo alquanto complicato. Per questo la regione vorrebbe una proroga: almeno fino al 2030.

BUFERA ANCHE SULLA RICONVERSIONE DELLA CENTRALE DI CIVITAVECCHIA

È vento di bufera anche a Civitavecchia dove la riconversione a gas della centrale di Torrevaldaliga Nord trova nel gruppo consiliare del M5s un netto rifiuto con la sponda della Lega. Poco più di una due settimane fa, il ministero dell’Ambiente aveva dato il via libera alla nuova Autorizzazione integrata ambientale per la riconversione della centrale, malgrado la contrarietà del comune: il cronoprogramma prevede che entro 12 mesi Enel presenti al dicastero di via Cristoforo Colombo il piano di stop definitivo del carbone, che poi verrà trasmesso a Ispra. Il piano si articola su un arco temporale di 16 anni “ferma restando l’autorizzazione all’utilizzo del carbone quale combustibile” solo “fino al 31 dicembre 2025”, come previsto dal Pniec.

ENERGIA DA CARBONE IN ITALIA

In Italia si bruciano circa 12 milioni di tonnellate di “carbone” (dati Assocarboni). E si bruciano praticamente in tutto il territorio: nel nostro Paese le centrali a carbone sono otto. Di proprietà della A2A gli impianti di Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia, e di Brescia. La prima ha due sezioni su quattro alimentate a carbone (165 e 171 Mw), la seconda un’unica sezione da 70 Mw. Appartengono a Enel spa cinque impianti: Fusina, in Veneto, composta da quattro unità da 320 Mw; La Spezia, con un’unica unità da 600 Mw; Torrevaldaliga Nord, in Lazio, operativa dal 2009: tre sezioni da 660 Mw riconvertite a carbone; Brindisi: quattro unità ciascuna da 660 Mw e in Sardegna il Grazia Deledda di Portoscuso, nel Sulcis, un tempo fondamentale per la filiera dell’alluminio tra Alcoa e Eurallumina e ora, con le fabbriche chiuse, attivo a singhiozzo. Sempre sull’Isola, ma di proprietà della Ep Produzione, un gruppo della Repubblica ceca arrivato dopo E.On ed Endesa, si trova l’impianto di Fiumesanto (Sassari), di fronte al golfo dell’Asinara, con due sezioni da 320 Mw.