Prezzi dei carburanti in corsa e fondi che si assottigliano. Nel frattempo, impianti idroelettrici vecchi e senza investimenti frenano la transizione green
L’aumento dei carburanti rischia di annullare i benefici del taglio delle accise e far finire le risorse prima della scadenza del 7 aprile. Il Governo pensa alle contromisure, ma deve affrontare anche un altro problema che minaccia il sistema energetico nazionale: il rallentamento dell’idroelettrico. Servirebbero circa 15 miliardi di euro per la manutenzione e l’ammodernamento degli impianti, ma nessuno vuole investire senza certezze sull’assegnazione delle concessioni. Che fine ha fatto la “quarta via”?
CARBURANTI VERSO I 2 €, LE MISURE SUL TAVOLO
Riparte la corsa dei prezzi dei carburanti alla pompa e il Governo teme che il tesoretto per il taglio delle accise si esaurisca presto. In 24 ore, da sabato a ieri, il diesel è rincarato in tutte le Regioni, con picchi in Campania di 1.995 euro per un litro e 2,045 euro in autostrada. Anche il costo della benzina è schizzato in alto, raggiungendo un prezzo medio self di 1,72 €/l.
Il Governo sta pensando già a nuove misure per abbassare ulteriormente i prezzi dopo la corsa al rialzo del prezzo del greggio. Tra le opzioni sul tavolo c’è la proroga del taglio delle accise sui carburanti di 25 centesimi. Una misura che non convince il ministro Urso, che ha già espresso dubbi sull’efficacia della misura. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, invece è tra i principali promotori del taglio delle accise. “Se la situazione nello stretto di Hormuz non cambierà rapidamente, un allungamento della misura sarà inevitabile”, si diceva ieri sera nell’Esecutivo, secondo fonti de la Repubblica. Maggiori risposte si avranno dopo le previsioni della commissione di allerta rapida del ministero delle Imprese sull’andamento dell’indice Platts della prossima settimana. Quel che è certo è che la misura ha messo sotto pressione le casse statali, costringendo il Governo a 423,5 milioni di tagli ai ministeri. Un’eventuale proroga potrebbe incontrare diverse opposizioni da parte dei ministri e dell’opinione pubblica.
LE NOVITA’ SU BOLLETTE E AIUTI
Tra le misure sul tavolo c’è anche un bonus per le bollette e sostegni ai settori più
colpiti dal caro carburanti (autotrasportatori e pescherecci), secondo Repubblica. Tra i beneficiari potrebbero rientrare anche gli agricoltori alle prese con i rincari del gasolio, esclusi dal primo pacchetto di aiuti. Nel dl Energia, in esame alla Camera, potrebbe anche essere aumentato l’importo del bonus straordinario di 115 euro riservato ai redditi bassi.
IL NODO IDROELETTRICO
Intanto, il Governo si trova a dover fronteggiare un altro problema che affligge una delle principali fonti di energia green del Paese: l’idroelettrico. Infatti, la produzione è calata di oltre il 20% a causa dei mancati interventi di manutenzione ed efficientamento dei vecchissimi impianti esistenti. Secondo una stima delle aziende del settore, servirebbero circa 15 miliardi di euro. Il problema è che i gestori non sanno se saranno ancora titolari delle concessioni, quindi gli investimenti sono fermi. Circa un quinto delle concessioni sulle grandi derivazioni è già scaduto e entro il 2029 lo sarà l’82%. Tuttavia, non c’è alcuna certezza riguardo il loro destino. Sull’idroelettrico esistono vincoli posti dal PNRR sul tema delle gare, come ricordato dalla premier in Parlamento. Il nodo principale riguarda la durata dei contratti previsti dalle gare: cinque anni. “Rischiamo che nessuno faccia mai gli investimenti, e noi abbiamo problemi sugli investimenti”, ha avvisato la premier, ma una soluzione alternativa non è ancora stata messa nero su bianco.
Il timore del Governo è che le infrastrutture energetiche finiscano in mano ad aziende estere. Intanto, l’Antitrust continua a chiedere l’applicazione della Legge sulla Concorrenza 2021, che stabiliva tre modalità di assegnazione: gara, partenariato pubblico-privato o società miste pubblico-private.
CHE FINE HA FATTO LA QUARTA VIA?
Che fine ha fatto la quarta via? Negli ultimi due anni il Governo ha parlato spesso di una possibile alternativa per l’assegnazione delle concessioni idroelettriche, ma prima bisogna trovare un accordo con la Commissione Ue. L’Esecutivo propone un rinnovo delle concessioni in essere in cambio di un aumento dei canoni pagati alle Regioni e di più investimenti. Tuttavia, ad oggi questo progetto non si è ancora concretizzato. Anche l’emendamento al dl Bollette presentato recentemente è stato ritirato. Intanto, le imprese del settore sono ferme in attesa dal 2024. Lo stesso vale per le Regioni che provano a trovare una soluzione per sbloccare lo stallo, seppellite dai ricorsi. Solo la Lombardia, ad oggi, ha messo a gara due concessioni e nei territori si fa strada la convinzione che nessuna decisione verrà presa fino al 2027, quando all’Italia sarà stata pagata l’ultima rata del PNRR. Il paradosso è che la messa a gara delle concessioni idroelettriche era già stata prevista come target nella terza rata del PNRR.
Intanto, le concessionarie principali (Enel, Edison, A2A e Iren) continuano a fare grandi utili sull’idroelettrico, secondo il Fatto Quotidiano. Lo stesso Tribunale superiore delle acque ha stigmatizzato in una recente causa questa “rendita di posizione” delle aziende elettriche, derivante da concessioni lunghissime su impianti già ammortizzati da decenni, secondo quanto riporta il giornale.


