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CCS, Asia-Pacifico vuole diventare hub. Chi vincerà la corsa?

La regione Asia-Pacifico si sta affermando sempre più come hub per la cattura e stoccaggio di carbonio. Australia, Malesia e Indonesia sono ai primi posti, ma Giappone e Corea del Sud non mollano. Chi vincerà la corsa?

Australia, Malesia e Indonesia possono diventare un punto di riferimento mondiale nella cattura e stoccaggio di carbonio (CCS). Infatti, sono i tre Paesi che hanno il maggiore potenziale nella regione Asia-Pacifico (APAC), che sta diventando leader nella cattura e nello stoccaggio del carbonio (CCS). Tuttavia, Giappone, Cina e Corea del Sud si fanno strada a forza di alleanze. È quanto emerge dall’ultimo report di Rystad Energy. Chi vincerà la corsa alla CCS?

CHI VINCERÁ LA CORSA ALLA CCS?

La regione Asia-Pacifico si sta affermando sempre più come hub per la cattura e stoccaggio di carbonio. Si stima che nel prossimo decennio la zona sarà in grado di attirare fino a 15 miliardi di dollari in CCUS. Un potenziale legato alla capacità di stoccaggio nei giacimenti di petrolio e gas, unita alle normative ambientali più severe. In particolare, l’Asia Sudorientale si candida a diventare hub di riferimento, grazie ad opzioni di stoccaggio di CO2 più convenienti in tutta la regione APAC. Australia, Malesia e l’Indonesia stanno già approvando nuove nuove per aprire la strada allo sviluppo dello stoccaggio della CO2 nella zona. L’anno scorso le iniziative di CCUS hanno rappresentato più della metà (51%) della capacità totale di cattura di CO2 della regione Asia-Pacifico, superando la capacità cumulativa degli anni precedenti. Un trend che ha interessato in particolare Australia, Asia orientale e Sud-est asiatico, grazie a politiche e regolamenti volti ad aumentare il CCUS transfrontaliero in tutta la regione.

“I responsabili politici stanno adottando misure per colmare le lacune normative e sbloccare completamente la catena del valore della CCS e creare un ambiente di investimento amichevole attraverso incentivi di progetto. In definitiva, la regione con le soluzioni più convenienti e un percorso chiaro per lo stoccaggio di CO2 vincerà. Sarà fondamentale anche un’azione governativa forte, che comprenda il finanziamento e stabilisca un quadro standardizzato per la CCS”, scrive Sohini Chatterjee, Senior Analyst nel report di Rystad Energy.

L’AUSTRALIA ACCELERA SULLA CCS

L’Australia è uno dei Paesi dell’area APAC più avanti nella corsa alla CCS. Infatti, il Governo australiano ha messo in campo incentivi come Australian Carbon Credit Units (accus) e altre iniziative di finanziamento a sostegno di progetti CCS. L’Australia può contare su un’ampia normativa sullo stoccaggio di CO2 nelle acque federali del Commonwealth e rigorose leggi in materia di autorizzazioni allo stoccaggio di CO2, che garantiscono una gestione responsabile dei progetti CCS.

Un altro traguardo significativo per lo stoccaggio di CO2 è stato la ratifica del Protocollo di Londra, ma il disegno di legge permette solo l’esportazione di CO2, non la sua importazione. Di conseguenza, i progetti di stoccaggio di CO2 rischiano di essere ostacolati poiché avrebbero ancora bisogno di permessi e approvazioni previste da regolamenti statali o territoriali.

CCS, COSA FANNO COREA DEL SUD E GIAPPONE

I Paesi della Regione APAC che non possiedono infrastrutture adeguate e siti di stoccaggio sufficienti stanno già guardando a questi Paesi per aumentare la propria capacità di stoccaggio e utilizzo di carbonio. Giappone e Corea del Sud, ad esempio hanno già stretto alleanze con aziende del sud-est asiatico e australiano, quali Petronas (Malesia), Pertamina (Indonesia), Santos e Woodside Energy (Australia). L’anno scorso l’Asia orientale ha guidato il conteggio del progetto CCUS, con Cina, Corea del Sud e Giappone in testa. La Cina punta su progetti nazionali, grazie ad abbondanti serbatoi sub-superficiali per lo stoccaggio permanente o il recupero di petrolio migliorato (EOR). La Corea del Sud e il Giappone, invece si concentrano su progetti transfrontalieri con stoccaggio permanente.

La collaborazione Giappone-Australia riguarda 10 progetti individuati nell’analisi dello scorso anno. L’accordo firmato tra Santos e le società giapponesi prevede l’importazione fino a 20 milioni di Tpa entro il 2040. Woodside Energy e DeepC Store, invece, stanno esplorando il potenziale di cattura, stoccaggio e trasporto di CO2 in Giappone per l’iniezione, poi stoccata in Australia.

Regna però l’incertezza su uno dei progetti più promettenti e un’occasione di sviluppo significativo per l’Asia meridionale: l’hub CCS di Cambay di Synergia Energy, in India, con una capacità di 46 milioni di tonnellate all’anno. Parliamo di un progetto che mira a catturare e immagazzinare le emissioni di CO2 dalle vicine turbine a gas a ciclo combinato (CCGT) e dalle centrali a carbone nel campo di Cambay nel Gujarat. Tuttavia, non sarà semplice raggiungere questo obiettivo a causa del limitato sostegno del governo all’iniziativa.

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