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C’è chi dice no: Scholz ferma il Nord Stream 2

Gli ultimi aggiornamenti sul gasdotto più divisivo d’Europa, nel mezzo della crisi tra Russia e Ucraina. Fatti e dichiarazioni

Il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato stamani il blocco al progetto Nord Stream 2. Il gasdotto che legherebbe ancor più Berlino a Mosca bypassando Kiev. Un progetto che già da tempo fa discutere in merito ai rapporti troppo stretti dell’Europa con la Russia, malvisti da Washington e tornati ancor più al centro della scena dopo l’escalation di tensioni sul fronte ucraino.

“I dipartimenti appropriati … farà una nuova valutazione della sicurezza del nostro approvvigionamento alla luce di ciò che è cambiato negli ultimi giorni”  ha detto Scholz chiedendo al ministero dell’economia di assicurarsi che la certificazione non potesse avvenire al momento. Resta che “alla luce degli ultimi sviluppi, dobbiamo rivalutare questa situazione, anche per quanto riguarda Nord Stream 2”, ha sottolineato il capo dell’esecutivo berlinese.

GLI AGGIORNAMENTI SULLA CRISI

Proprio ieri sera la situazione ha visto crescere ulteriormente il grado di esplosività poiché con un discorso alla nazione, Vladimir Putin ha riconosciuto l’indipendenza delle province di Donetsk e Luhansk nella regione orientale ucraina del Donbass. Una provocazione che ha permesso a Mosca di cominciare a muovere mezzi militari d’occupazione sul posto con la scusa del mantenimento della pace.

Una mossa, dunque, che apre nuovi scenari geopolitici ma anche energetici discussi sulle colonne di Energia Oltre qui.

LE PRIME REAZIONI ALLA DECISIONE TEDESCA

“Accolgo con favore la mossa della Germania di sospendere la certificazione di Nord Stream 2. Questo è un passo moralmente, politicamente e praticamente corretto nelle circostanze attuali. Una vera leadership significa decisioni difficili in tempi difficili. La mossa della Germania dimostra proprio questo”, ha twittato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba.

“Questo è un enorme cambiamento per la politica estera tedesca con enormi implicazioni per la sicurezza energetica e la posizione più ampia di Berlino nei confronti di Mosca”, ha detto Marcel Dirsus, borsista non residente presso l’Istituto per la politica di sicurezza dell’Università di Kiel.

Dmitry Medvedev, ex presidente e primo ministro russo che ora fa parte del Consiglio di sicurezza del Cremlino, ha twittato: “Benvenuti nel nuovo mondo coraggioso in cui gli europei pagheranno molto presto € 2.000 per 1.000 metri cubi di gas naturale!”.

“Questo [progetto ] potrebbe quindi facilmente ripartire, se si trovasse una soluzione diplomatica. La Germania sta guadagnando tempo qui e ottenendo un’importante moneta di scambio per eventuali negoziati”, ha detto su Twitter Simone Tagliapietra, senior fellow del think tank Bruegel.

POSSIBILI SCENARI

Secondo Euractiv, “per la Germania, porre fine al gasdotto potrebbe aprire tutta una serie di casi legali attraverso il controverso trattato di protezione degli investimenti del 1990, che potrebbe in parte spiegare perché Scholz ha ritardato il gasdotto piuttosto che chiuderlo completamente”.

“C’è un rischio credibile che potremmo vedere un’azione intrapresa contro la Germania ai sensi del Trattato sulla Carta dell’Energia per la cancellazione di questo gasdotto – i sostenitori di Nord Stream 2 hanno già intrapreso un’azione legale contro l’UE”, ha dichiarato Amandine van den Berghe, avvocato commerciale presso l’ONG ambientale ClientEarth.

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