Scenari

Chi c’era e cosa si è detto al webinar di Confindustria Energia sulle infrastrutture

Confindustria

Le infrastrutture energetiche possono dare un contributo importante alla ripresa economica. Per questo Bruxelles dovrebbe allargare la cooperazione energetica alle regioni meridionali ed orientali del Mediterraneo, peraltro interessate da una crescita demografica notevole

Le infrastrutture energetiche possono dare un contributo importante alla ripresa economica se sostenute non soltanto dalle istituzioni nazionali, ma anche dall’Unione europea e dai paesi del Mediterraneo. In apertura del webinar “Infrastrutture energetiche per la ripresa dell’Italia e per lo sviluppo del Mediterraneo” organizzato da Confindustria Energia, il vicepresidente Roberto Potì ha ricordato la necessità per Bruxelles di allargare la cooperazione energetica alle regioni meridionali ed orientali del Mediterraneo, peraltro interessate da una crescita demografica notevole. L’Italia, in particolare, può giocare un ruolo importante in questa partita in virtù sia della sua posizione geografica, sia del modello energetico – basato sulle rinnovabili e sul gas – che sta sviluppando.

Gli investimenti privati rappresentano una leva importante per la ripresa dell’economia italiana. Tuttavia, per favorirli, ha avvertito Potì, “il tema delle autorizzazioni è centrale: servono tempi certi e norme coerenti tra le regioni e lo stato”.

Sul tema, la sottosegretaria al ministero dello Sviluppo economico Alessandra Todde ha assicurato che nel decreto Semplificazioni sono presenti anche spunti importanti per le infrastrutture energetiche. Spunti relativi, ad esempio, sia alla semplificazione dei processi di valutazione di impatto ambientale, sia allo snellimento delle procedure autorizzative per l’ammodernamento degli impianti esistenti. Le tempistiche, ha dichiarato Todde, “sono un punto dolente”.

CHI C’ERA ALL’EVENTO

L’evento di Confindustria Energia è stato strutturato in due tavole rotonde, entrambe moderate da Giorgio Biscardini (PwC).

Alla prima tavola, dedicata alle strategie e alla regolazione per gli investimenti in Italia e nel Mediterraneo, hanno partecipato Alessandra Todde (ministero dello Sviluppo economico), Manlio Di Stefano (ministero degli Affari esteri), Stefano Grassi (EU Commissioner for Energy), Stefano Besseghini (ARERA) e Houda Allal (Observatoire Méditerranéen de l’Energie).

Alla seconda, incentrata più nello specifico sulla questione degli investimenti, sono invece intervenuti Antonio Misiani (ministero dell’Economia e delle Finanze), Marco Alverà (Snam), Stefano Donnarumma (Terna), Luca D’Agnese (Cassa depositi e prestiti) e Aurelio Regina (Confindustria).

COSA HANNO DETTO ALVERÀ (SNAM), DONNARUMMA (TERNA) E D’AGNESE (CDP)

Per l’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà, l’Italia possiede un vantaggio geografico “perché l’energia rinnovabile che possiamo produrre nel Meridione o in Africa ha un costo inferiore rispetto a quella che viene prodotta nel nord Europa, per una questione ad esempio di irraggiamento solare. In Nordafrica c’è molto sole e molto spazio”.

I problemi con la costruzione di infrastrutture energetiche in Italia, ha spiegato Alverà, non hanno soltanto a che vedere con la burocrazia. “Siamo un paese complesso dal punto di vista geografico, densamente popolato, dove nessuno vuole avere le infrastrutture vicino casa. Gli investimenti di Snam hanno però sempre un effetto moltiplicatore, perché coinvolgiamo le piccole e medie imprese locali, riattiviamo i settori della ristorazione e degli alloggi”.

“Mai come in questa fase”, ha concluso Alverà, “ho visto una tale voglia di fare squadra fra tutti gli attori” del settore. Anche Snam e Terna lavoreranno sempre più a stretto contatto.

L’amministratore delegato di Terna, Stefano Donnarumma, ha riassunto per punti le principali aree di investimento per Terna nei prossimi anni, dal valore totale di 14 miliardi: il rifacimento delle reti esistenti, per renderle più robuste; l’ampliamento delle reti, tenendo conto che le energie rinnovabili si produrranno sempre più nel Sud, con un flusso Sud-Nord; la digitalizzazione, per gestire al meglio il gran numero di dati necessari ad organizzare al meglio il flusso energetico.

Donnarumma non ha dubbi riguardo alla centralità italiana nel Mediterraneo: “il contesto geografico è eccezionale e ci permette di fare da hub” energetico.

Donnarumma ritiene il decreto Semplificazione un passo nella giusta direzione, che però non è ancora sufficiente: “ad oggi un progetto di Terna dura dieci anni, di cui tre per la realizzazione e sette per l’autorizzazione”.

Anche per Luca D’Agnese, direttore Energia e Digitale presso Cassa depositi e prestiti, il decreto Semplificazione “va nella giusta direzione. Ma gli investimenti possono essere accelerati anche rafforzando il modo in cui le amministrazioni operano tra i livelli centrale e locale, così da realizzare rapidamente le valutazioni di impatto ambientale e le altre attività”.

In questa fase, sostiene D’Agnese, “il ruolo dello stato non è tanto legato agli investimenti pubblici, quanto al ruolo di regolatore e di soggetto che fornisce le autorizzazioni. In Cassa depositi e prestiti stiamo cercando di essere più vicini alle aziende non solo nell’erogazione di risorse, ma già dalla fase di pianificazione”, per proporre direzioni di investimento.

COSA HA DETTO MISIANI (MEF)

“La ripartenza degli investimenti pubblici e privati è determinante per la ripartenza del paese”, ha dichiarato il viceministro del ministero dell’Economia e delle Finanze Antonio Misiani. “I dati della produzione industriale di maggio sono confortanti e mostrano la reattività del sistema produttivo italiano”.

“Il governo ha messo in campo un’azione senza precedenti con i decreti Cura Italia, Liquidità e Rilancio. Il punto però non è solo mettere in campo nuove misure di sostegno, ma pianificare il futuro: serve un miglioramento delle capacità di spesa delle pubbliche amministrazioni per utilizzare bene le risorse europee”. C’è bisogno, ha detto Misiani, di un rinnovamento generazionale nella pubblica amministrazione per far entrare personale con maggiori competenze digitali.

COSA HA DETTO REGINA (CONFINDUSTRIA)

Il delegato per l’Energia di Confindustria, Aurelio Regina, ha spiegato che “l’Italia deve affrontare la fase di transizione come un’occasione per rivedere il sistema energetico nel suo complesso e per raggiungere gli obiettivi di lungo termine che ci siano dati”. Confindustria accoglie il decreto Semplificazione, che Regina ha definito “una buona base”, ricordando la necessità di “dare tempi certi e di dare coerenza tra le norme nazionali e regionali”.

Regina ha insistito in particolare sulla “condizione di svantaggio” in cui si trova l’Italia relativamente ai prezzi all’ingrosso del gas, più alti che in altri paesi d’Europa. “Questo crea degli svantaggi competitivi per la nostra industria, specialmente quella più energivora, rispetto a Francia e Germania”. L’alto costo dell’energia scoraggia inoltre gli investimenti stranieri.

“L’evoluzione del mercato del gas ha fatto sì che in tutto il continente il prezzo del gas sia determinato dalla Germania, che è il mercato dove si concentrano le importazioni dalla Russia”, il principale fornitore europeo. In questo contesto, il Sud Europa e il Mediterraneo possono svolgere un ruolo fondamentale nella strategia di diversificazione degli approvvigionamenti comunitari.

COSA HA DETTO DI STEFANO

Il mar Mediterraneo è lo spazio geopolitico naturale per l’Italia, sostiene il sottosegretario del ministero degli Affari esteri Manlio Di Stefano. “Il Mediterraneo è centrale per la connettività, sia per quanto riguarda i trasporti che per l’energia: è percorso da condotte e da cavi sottomarini; è la culla di transito di infrastrutture per i dati a livello globale”.

Ma le crisi nel Mediterraneo non mancano, come ha ricordato Di Stefano. Per l’Italia è particolarmente importante arrivare ad una stabilizzazione della Libia, sia per questioni migratorie che per avviare partnership energetiche nel Paese. “L’altra partita è nel Mediterraneo orientale”, dove l’Italia – afferma il sottosegretario – persegue un approccio cooperativo e non conflittuale tra gli attori principali.

Nella parte finale del suo intervento, Di Stefano si è concentrato sulla delimitazione delle acque territoriali portata avanti sia dall’Italia che dai paesi vicini. “I tempi sono maturi per affrontare il tema perché gli altri paesi lo stanno facendo”. L’Italia ha già raggiunto un accordo con la Grecia per la delimitazione delle aree marittime di interesse esclusivo e il governo ha iniziato – “con moderazione”, precisa Di Stefano – a dialogare con gli altri attori rivieraschi.

COSA HA DETTO ALLAL (OME)

La centralità del Mediterraneo, definito “un importante corridoio di transito per le risorse energetiche”, è stata ribadita anche da Houda Allal, direttrice generale dell’Observatoire Mediterranéen de l’Energie (OME). Il mix energetico della regione, tuttavia, è ancora dominato dai combustibili fossili, che rappresentano mediamente l’80 per cento del totale, con livelli più alti nella zona meridionale. La transizione energetica è tuttavia in corso in tutti i paesi del Mediterraneo, seppur a diverse velocità: la pandemia porterà ad un’accelerazione degli sforzi, ma per l’implementazione saranno necessari circa 1,9 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.

L’Italia, ha concluso Allal, può svolgere un ruolo importante nel Mediterraneo grazie a tre fattori: la posizione geografica, i legami storici con il Nordafrica e il dinamismo del suo settore industriale.

COSA HA DETTO GRASSI (UE)

Le imprese italiane svolgono un ruolo di avanguardia nel Mediterraneo relativamente al processo di transizione energetica, sostiene Stefano Grassi, capo di gabinetto presso l’EU Commissioner for Energy. Ma non è facile – prosegue – realizzare una strategia europea di engagement con la sponda sud del Mediterraneo.

“Il Green Deal è una sfida di policy, ma è soprattutto una sfida di infrastrutture. Il rapporto di Confindustria Energia dice chiaramente che gli investimenti nell’energia pulita rappresentano una leva per la crescita del PIL e per la creazione di posti di lavoro. Le imprese italiane sono molto ben posizionate per realizzare questi investimenti, sia per expertise che per capacità finanziarie”.

Anche Grassi, come la totalità dei relatori, ha insistito sulla necessità di un’accelerazione per quanto riguarda le tempistiche delle procedure amministrative.

COSA HA DETTO BESSEGHINI (ARERA)

Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, ha detto che “gli investimenti giocano un ruolo molto rilevante nel settore delle infrastrutture energetiche e per la gestione dei rifiuti”. Le indicazioni europee rappresentano la cornice entro la quale “il regolatore può inserirsi con efficacia per costruire percorsi che permettano di ‘scaricare a terra’ la disponibilità di risorse”.

Relativamente alla proiezione italiana nel Mediterraneo, Besseghini ha ricordato che circa un decennio fa ARERA si è resa protagonista della costituzione di una rete di regolatori del Mediterraneo – la MEDREG, Association of Mediterranean Energy Regulators –, di cui detiene la vicepresidenza permanente. “La rete rappresenta un esperimento riuscito: vuole collegare le autorità di regolazione che inevitabilmente hanno a che fare con contesti ed expertise differenti”.