Sostenibilità

Clima, Ue sancisce emergenza. In Italia arriva mozione maggioranza

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Il Pd chiede di dichiarare subito lo stato di emergenza per ambiente e clima con una mozione presentata alla Camera da Muroni e siglata da tutta la maggioranza

Nel mondo esiste ‘un’emergenza climatica e ambientale’. A sancirlo è stato il Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione in vista della COP25, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà dal 2 al 13 dicembre a Madrid. Un impegno che ora anche il Pd, ma più in generale tutta la maggioranza di governo, ha intenzione di far approvare anche in Italia.

IL PARLAMENTO EUROPEO DICHIARA EMERGENZA CLIMATICA

L’europarlamento ha chiesto alla Commissione Ue di garantire che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano pienamente in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi. In un’altra risoluzione separata, il Parlamento esorta, invece, l’Ue a presentare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici una strategia per raggiungere la neutralità climatica al più tardi entro il 2050. Non solo. Gli eurodeputati hanno chiesto alla nuova Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030, puntando il dito contro trasporto aereo e marittimo che non sono all’altezza delle riduzioni necessarie riduzioni delle emissioni e dovrebbero rientrare nel sistema Ets. L’Europarlamento ha chiesto, inoltre, agli Stati membri di raddoppiare i loro contributi al Fondo verde internazionale per il clima e di eliminare gradualmente tutte le sovvenzioni dirette e indirette per i combustibili fossili entro il 2020.

POLONIA, UNGHERIA E REPUBBLICA CECA LE PIÙ RIOTTOSE

La risoluzione sulla COP25 e’ stata approvata con 430 voti favorevoli, 190 contrari e 34 astensioni. La Commissione europea, in realtà, ha già proposto l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, ma il Consiglio europeo non l’ha ancora approvato poiché Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sono contrarie.

UNA MOZIONE DELLA MAGGIORANZA POTREBBE IMPEGNARE L’ITALIA AL PARI DELL’UE

Il dibattito sul clima si è spostato anche in Italia dove la responsabile Ambiente nella segreteria del Partito democratico, Chiara Braga, ha chiesto a gran voce all’Italia di approvare un documento simile a quello europeo: “Il Pd ha presentato da mesi una mozione a prima firma del nostro vicesegretario Orlando perché anche l’Italia faccia la stessa cosa. Finalmente questa settimana la questione è stata discussa alla Camera, condivisa da tutta la maggioranza, ora – aggiunge – è importante che tutto il Parlamento sostenga questa proposta. Le emissioni continuano a crescere, l’Italia anche in questi giorni è sconvolta da nord a sud da calamita’ causate dai cambiamenti climatici. Non c’è più tempo: chiediamo al ministro Costa e al nostro governo di dichiarare subito – conclude Braga – lo stato di emergenza climatica e ambientale”.

COSA DICE LA MOZIONE

La mozione, presentata in origine da Rossella Muroni a maggio, è stata integrata e firmata da tutta la maggioranza, da Andrea Orlando (Pd) a Ilaria Fontana (M5S) e Silvia Fregolent (IV), fino a Pier Luigi Bersani (Leu). Il testo impegna il governo impegna il Governo ad adottare iniziative, anche normative, per riconoscere lo stato di emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese e operare, in raccordo con il Parlamento, per consentire in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell’economia; ad accelerare la realizzazione degli interventi di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, in particolare sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico; a promuovere l’inserimento del principio dello sviluppo sostenibile nella Costituzione. La mozione, inoltre, mira a rafforzare le misure contenute nel Pniec, a procedere alla ricognizione degli incentivi esistenti per l’efficientamento energetico, e ad accompagnare la transizione verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali. Ma soprattutto a “pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi” attraverso un percorso di transizione che contempli ipotesi alternative e compensative con carattere di sostenibilità, “anche con l’eventualità di introdurre l’obbligo di valutazione ambientale preventiva dei sussidi, con l’obiettivo di salvaguardare, innovare e rafforzare le attività produttive collegate, a cominciare dall’agricoltura”, di elaborare politiche di trasporto, edilizia, modelli produttivi, sostenere a livello europeo la proposta di arrivare alla «carbon neutrality» entro il 2050 e così via. Nel corso della discussione sulla mozione, sono state presentati testi simili anche da parte dell’opposizione con Molinari, Labriola e Meloni.

MOURASSUT: TERRITORIO FRAGILE. GOVERNO AL LAVORO

Malgrado la mozione non sia stata votata, è da registrare l’intervento del governo con il sottosegretario Roberto Mourassut che ha ricordato la fragilità del territorio italiano (“sono dieci milioni gli italiani a rischio grave di frane e di alluvioni e il 75 per cento del nostro territorio è esposto a rischi più o meno elevati; si calcola che i comuni esposti a rischio piuttosto elevato siano il 91 per cento del territorio italiano”) e gli interventi del governo nel settore con il decreto Clima e l’avvio di una politica di Green New Deal. “Ci sono ben otto leggi in discussione al Senato ma in queste otto leggi bisognerà introdurre criteri e norme che aggrediscano il tema della rigenerazione urbana, perché noi siamo il Paese anche delle tante tutele. Ma questo grande sistema di tutela non ha impedito fino ad oggi un utilizzo del suolo non adeguato (…) Queste due facce si contrastano con norme; si contrastano con azioni di educazione ambientale e azioni nell’opinione pubblica; si contrastano attraverso un saggio uso della leva fiscale. Si discuterà della plastic tax e si arriverà sicuramente anche ad una discussione sulla carbon tax: la necessità dello Stato di usare la leva fiscale per incentivare cose buone e per disincentivare cose non positive e infine gli investimenti”. clima

OLTRE 19 MILIARDI I SUSSIDI DANNOSI ACCERTATI

Tra i punti salienti della mozione vi è “la progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi” attraverso un percorso di transizione che contempli ipotesi alternative e compensative “anche con l’eventualità di introdurre l’obbligo di valutazione ambientale preventiva dei sussidi. E allora, ripercorrendo l’ultimo censimento disponibile, relativo al 2017, del ministero dell’Ambiente, i cosiddetti Sad vengono quantificati in 19,291 mld di euro: di questi 279 milioni riguardano agricoltura e pesca; 12,23 miliardi il comparto energia; 1,43 miliardi nei trasporti, 655 milioni in altri settori e 4,68 miliardi frutto di aliquote Iva agevolate. Tra le voci più costose per l’erario figurano i diversi trattamenti fiscali fra gasolio e benzina alla pompa e l’aliquota Iva agevolata (10%) per l’elettricità a uso domestico.

IL COSTO DEI SUSSIDI VOCE PER VOCE

L’Ufficio valutazione impatto del Senato prima della finanziaria dello scorso anno in un dossier ad hoc, aveva ricostruito parte di queste misure: il sussidio più oneroso è il differenziale di accisa fra benzina e gasolio, che incide per circa 5 miliardi di euro di mancato gettito (6 miliardi circa includendo anche l’effetto sull’IVA, dato che l’IVA grava non solo sul prezzo industriale ma anche sulla componente di accisa). Seguono le due esenzioni di accisa per i carburanti impiegati nel trasporto aereo e in quello marittimo, che incidono rispettivamente per 1,5 miliardi e circa 0,5 miliardi di euro; il rimborso dell’accisa sul gasolio a favore dell’autotrasporto merci e passeggeri comporta una perdita di gettito di circa 1,3 miliardi di euro; le agevolazioni per i carburanti impiegati in agricoltura pesano per 830 milioni; i permessi ETS assegnati gratuitamente comportano la rinuncia a 654 milioni; l’esenzione dell’accisa sull’energia elettrica per le piccole utenze domestiche incide per ulteriori 634 milioni di euro.