Sostenibilità

Co2, Bruxelles pensa a tagli più severi nel 2030. Ma la Germania è cauta

Ue

Bruxelles a settembre proporrà un taglio della Co2 del 50-55%. Ma proprio la Germania, la più grande economia dell’Ue, non ha ancora consegnato il suo piano definitivo. Malgrado la scadenza fosse prevista per la fine dell’anno scorso.

La pandemia potrebbe rendere l’Europa più prudente nel proporre un ulteriore giro di vite nel taglio delle emissioni Ue entro il 2030. In particolare la Germania, che sarà presidente di turno dell’Unione europea nel secondo semestre dell’anno – 1 luglio – 31 dicembre – è parecchio cauta rispetto all’ipotesi di arrivare a un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 dell’Ue per il 2030 di oltre il 40% rispetto ai livelli del 1990.

LA GERMANIA CAUTA

L’indiscrezione è arrivata da Luis Manuel Schultz, responsabile all’energia dell’ambasciata tedesca presso l’Ue, a un webinar di Eurogas secondo quanto riferisce S&P Global Platts. La Germania, infatti, guiderà i dibattiti politici dei 27 durante la sua presidenza, ma l’impatto della pandemia del coronavirus potrebbe rendere difficile l’accordo, secondo Schultz: “Per quanto riguarda l’obiettivo del 2030, dovremo vedere fino a dove riusciremo ad arrivare”, ha ammesso.

L’OBIETTIVO UE AL 50-55%

La Commissione europea ha intenzione di proporre a settembre di innalzare l’obiettivo delle emissioni al 50%-55%, il che significherebbe ulteriori riforme del sistema di scambio delle quote di emissione europeo, una spinta ai prezzi del carbonio nell’Ue e segnali di investimento più forti per le energie a bassa emissione di carbonio come le energie rinnovabili e l’idrogeno.

PER ORA BRUXELLES STA ESAMINANDO I PNIEC

La Commissione europea sta esaminando i piani nazionali dei governi dell’Ue in materia di energia e di clima (i Pniec) che stabiliscono i contributi di ogni singolo Stato per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 in materia di energie rinnovabili e di efficienza energetica per aiutare a valutare il livello di raggiungimento dell’obiettivo.

LA GERMANIA NON HA ANCORA CONSEGNATO IL SUO PIANO

Ma la Germania, la più grande economia dell’Ue, non ha ancora consegnato il suo piano definitivo. Malgrado la scadenza fosse prevista per la fine dell’anno scorso. “I piani nazionali sono la condizione preliminare per aumentare l’ambizione dei nostri obiettivi”, aveva detto il 5 maggio scorso il commissario Ue per l’energia Kadri Simson.

Bruxelles aveva previsto di pubblicare una valutazione di tutti i piani prima dell’estate, per dare una prima indicazione di quanto gli impegni nazionali fossero vicini al raggiungimento degli obiettivi dell’Ue. Ma ora Simson ha precisato che aspetterà fino a quando tutti i piani non saranno arrivati. Schultz ha detto che la Germania sta ancora finalizzando il suo piano e lo consegnerà “presto”.

L’Ue si è prefissata l’obiettivo vincolante del 40% di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030 nel 2018, insieme a un obiettivo vincolante per il 2030 per il 32% della sua domanda finale lorda di energia da fonti rinnovabili, e un obiettivo non vincolante per il 2030 per migliorare la sua efficienza energetica del 32,5%.

RICHIESTA DI RIDUZIONE DEL 65% DI CO2 NELLA CLIMATE LAW

La Commissione Ue proporrà dunque un più severo taglio della CO2 nel 2030 e lo farà come emendamento alla Climate Law, presentata a marzo, che mira a rendere vincolante l’obiettivo europeo di essere neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050.

La negoziatrice del Parlamento europeo per la legge sul clima la svedese Jytte Guteland ha già chiesto che l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 sia inferiore del 65% rispetto ai livelli del 1990, nella bozza pubblicata questo mese. Secondo l’europarlamentare tale soglia sarebbe il linea con quello che l’Ue dovrebbe fare per rispettare gli impegni assunti nell’ambito dell’accordo di Parigi sul clima per limitare il riscaldamento globale.

La Guteland anche chiesto che Bruxelles prenda in considerazione la possibilità di proporre un obiettivo di riduzione dell’80%-85% di CO2 per il 2040. Sia il Parlamento che il Consiglio dell’Ue però devono concordare un testo comune per la Cliamte Law prima che diventi vincolante.