Energie del futuro

L’idrogeno può alimentare la transizione. Report S&P

Idrogeno

L’ampia disponibilità di fonti rinnovabili competitive e il supporto simultaneo per l’idrogeno blu (con cattura e stoccaggio di CO2) sono prerequisiti affinché l’idrogeno assuma una posizione più prominente nella transizione energetica

L’idrogeno può far avanzare la transizione energetica? Sì ma occorre una politica coordinata, costi di produzione dell’idrogeno più bassi e una crescita massiccia delle energie rinnovabili. È quanto prevede “How Hydrogen Can Fuel The Energy Transition” (Come l’idrogeno può alimentare la transizione energetica), l’ultimo rapporto di S&P Global Ratings.

FINORA L’IDROGENO È STATO UNA NICCHIA

Secondo S&P Global Ratings, l’idrogeno ha finora occupato una nicchia nei settori della raffinazione, dei prodotti chimici e dei fertilizzanti a base di ammoniaca, poiché è più costoso dei combustibili convenzionali: su una base energetica equivalente, 2 dollari per chilogrammodi idrogeno equivalgono a un prezzo del gas di 17,6 dollari per milione di unità termica britannica.

IL COSTO DELLA PRODUZIONE DEVE SCENDERE DEL 50% ENTRO IL 2030

Le politiche di decarbonizzazione dei governi e gli obiettivi di emissione a lungo termine, osserva l’agenzia di rating, stanno rafforzando la causa dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio, ma il costo della sua produzione da fonti rinnovabili deve scendere di oltre il 50% a 2-2,5 dollari/kg entro il 2030 per rendere l’idrogeno una valida alternativa. Questo obiettivo può essere raggiunto con costi di produzione solare o eolica da 20 dollari per megawattora a 30 dollari/MWh, o inferiori, se anche la spesa in conto capitale per gli elettrolizzatori diminuirà del 30-50%, dato che gli impianti sono costruiti su scala industriale.

SCHIAVO: AMPIA DISPONIBILITÀ DI FONTI RINNOVABILI COMPETITIVE E IL SUPPORTO SIMULTANEO PER L’IDROGENO BLU SONO PREREQUISITI FONDAMENTALI

“L’ampia disponibilità di fonti rinnovabili competitive e il supporto simultaneo per l’idrogeno blu (con cattura e stoccaggio di CO2) sono quindi prerequisiti affinché l’idrogeno assuma una posizione più prominente nella transizione energetica – ha detto l’analista di S&P Global Ratings Massimo Schiavo -. Un rapporto del Hydrogen Council suggerisce che l’idrogeno potrebbe rappresentare il 15% dell’approvvigionamento globale di energia primaria entro il 2050. Eppure l’enorme costo della sua produzione è un potenziale ostacolo. È più probabile che gli sviluppi dell’idrogeno in questo decennio siano destinati alla produzione di veicoli per il trasporto commerciale, ipotizzando un calo dei costi delle celle a combustibile”.

NIETVELT: UN’ECONOMIA IN CUI L’IDROGEN VIENE UTILIZZATO PER RISCALDARE GLI EDIFICI E BILANCIARE LA RETE ELETTRICA APPARE FUORI PORTATA

“Un’economia veramente basata sull’idrogeno, in cui l’idrogeno, e non il gas, viene utilizzato per riscaldare gli edifici e bilanciare la rete elettrica, ad esempio, appare quindi fuori portata, almeno prima del 2030. Ciò richiederebbe politiche a zero emissioni di carbonio e rinnovabili che comprendano almeno il 70%-80% del mix energetico, considerando che il modo più efficiente in termini di costi per decarbonizzare è quello di sostituire l’energia a carbone e a gas con le rinnovabili”, ha aggiunto Karl Nietvelt, responsabile della ricerca sulle infrastrutture di S&P Global Ratings.