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Ue Russia

Come sta andando il “divorzio energetico” tra l’Unione europea e la Russia

Nel 2023 le forniture di gas dalla Russia all’Ue sono scese a 27 miliardi di metri cubi, mentre le esportazioni verso la Cina sono aumentate a 22 miliardi di metri cubi, lasciando un divario di 122 miliardi di metri cubi nelle esportazioni di gas russo che non è stato possibile reindirizzare

A due anni dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il commercio di prodotti energetici tra Mosca e l’Unione europea in gran parte è scomparso. L’Ue si è adattata molto bene ad un disaccoppiamento che molti ritenevano impossibile. La Russia ha reindirizzato le esportazioni di petrolio verso l’Asia, ma non è riuscita a sostituire l’Europa per le sue esportazioni di gas. Il think tank Bruegel ha analizzato quanto è cambiato dal febbraio 2022, oltre a fornire dettagli sul commercio Ue-Russia di petrolio, gas naturale ed elettricità.

L’EMBARGO UE SU PETROLIO E PRODOTTI PETROLIFERI DELLA RUSSIA

Nel dicembre 2022 l’Unione europea ha disposto un embargo sull’importazione di petrolio a cui, nel febbraio 2023, è seguito un embargo sui prodotti petroliferi (inclusi benzina e diesel). Prima delle sanzioni, la Russia rappresentava il 25% della fornitura di petrolio dell’Ue e il 40% delle importazioni di diesel. Per compensare la riduzione delle importazioni russe, l’Ue ha aumentato le importazioni da un gruppo di Paesi.

IL PRICE CAP SUL PETROLIO RUSSO

L’Ue e il G7, inoltre, hanno predisposto un tetto massimo sul prezzo del petrolio russo (price cap). Il price cap prevedeva che gli armatori e le compagnie assicurative che all’epoca facilitavano le esportazioni di petrolio russo non potessero farlo ad un prezzo superiore a 60 dollari al barile.

Nella prima metà del 2023, il greggio russo veniva scambiato costantemente al di sotto del price cap. Tuttavia, da allora è rimasto al di sopra di questo limite, raggiungendo gli 80 dollari al barile. Lo sconto osservato rispetto ai prezzi globali del petrolio si è ridotto da 30 dollari al barile del gennaio 2023 a 15 dollari al barile del febbraio 2024.

LE STRATEGIE UE SUL PETROLIO DI MOSCA

Gli Stati Uniti, l’UE e gli altri partner del G7 miravano a mantenere il flusso del petrolio russo verso i mercati, prevenendo un’impennata del prezzo globale del petrolio, mantenendo al tempo stesso il prezzo basso per limitare le entrate per la Russia. Quest’ultima, però, ha mantenuto le sue esportazioni di petrolio, e i prezzi sono stati in gran parte determinati dalle forze di mercato e non dal price cap.

I DUBBI SULL’APPLICAZIONE DEL PRICE CAP

Parte del motivo per cui Mosca è riuscita a continuare a vendere petrolio a prezzi superiori al limite è che gli armatori e gli assicuratori del G7 (inclusa l’Ue) sono stati sostituiti. La percentuale di fornitori del G7 che facilitano il commercio russo è scesa dal 70% del dicembre 2022 al 40% di un anno dopo. Tuttavia, il fatto che gli armatori e gli assicuratori del G7 rappresentino ancora il 40% delle esportazioni russe e che i prezzi siano costantemente al di sopra del limite suggerisce un’applicazione debole del price cap e delle potenziali violazioni.

IL GAS DELLA RUSSIA E IL RUOLO DEL GNL

L’Unione europea non ha imposto sanzioni significative sul gas russo. Tuttavia, la Russia ha tagliato le forniture di gas all’Ue, probabilmente a caro prezzo per i suoi stessi interessi a lungo termine. Nell’estate 2021, prima dell’invasione, Gazprom aveva già tagliato le forniture agli acquirenti europei e nell’autunno 2021 aveva lasciato vuoti gli impianti di stoccaggio del gas che gestiva nell’Ue. Dopo l’invasione, Gazprom ha ulteriormente tagliato le sue esportazioni verso l’Ue, come ritorsione contro il rifiuto di alcuni Paesi europei di pagare il gas in rubli.

LE IMPORTAZIONI DI GNL DELL’UNIONE EUROPEA

L’Ue ha contrastato il calo delle importazioni di gas russo aumentando le importazioni di GNL e riducendo la domanda di gas. La quota di GNL sul totale delle importazioni di gas è raddoppiata, passando dal 20% nel 2019 al 40% nel 2023, grazie in gran parte a una crescita quintuplicata delle importazioni dagli Stati Uniti. Sono aumentate anche le importazioni di GNL russo, ma in termini assoluti questo aumento ha rappresentato meno di un decimo del gas transitato attraverso il gasdotto Nord Stream. Rispetto alla media del periodo 2019-2021, la domanda di gas naturale nell’Ue è stata inferiore del 12% nel 2022 e del 19% nel 2023.

LE FORNITURE DI GAS RUSSO ALL’UNIONE EUROPEA

Nel 2023, le forniture di gas russo all’Ue sono scese a 27 miliardi di metri cubi, mentre le esportazioni verso la Cina sono aumentate a 22 miliardi di metri cubi, lasciando un divario di 122 miliardi di metri cubi nelle esportazioni di gas russo che non è stato possibile reindirizzare. Anche tenendo conto della crescita marginale delle esportazioni russe di GNL (2 miliardi di metri cubi dal 2021 al 2023), la perdita di volumi è sostanziale.

LO SCAMBIO DI ENERGIA ELETTRICA TRA UE E RUSSIA

Prima della guerra, lo scambio di energia elettrica tra Unione europea e Russia era marginale. La capacità di trasmissione è limitata ad un interconnettore in Finlandia e alla rete BRELL 22, che collega i Paesi baltici, la Bielorussia e la Russia. Nei 12 mesi precedenti l’invasione dell’Ucraina, le importazioni finlandesi di elettricità russa valevano 600 milioni di euro, ma nel giugno 2022 la Finlandia li ha sospesi. I Paesi baltici prevedono di disaccoppiarsi dalla rete BRELL entro il 2025.

IL DISACCOPPIAMENTO DEI SISTEMI ELETTRICI UCRAINO E MOLDAVO DALLA RUSSIA

Un cambiamento significativo è stata la finalizzazione del disaccoppiamento dei sistemi elettrici ucraino e moldavo dalla Russia e la loro integrazione nel sistema Ue. Il processo di integrazione è iniziato prima dell’invasione, ma è degno di nota il fatto che l’Ucraina sia riuscita a completarlo nel marzo 2023, mentre gran parte delle sue risorse elettriche strategiche erano prese di mira dall’esercito russo. Quando, poche ore dopo l’invasione russa, l’Ucraina ha staccato la rete elettrica dal vecchio sistema sovietico, la possibilità di scambiare elettricità con i Paesi europei vicini è servita da cuscinetto agli shock energetici.

Con la sincronizzazione e l’inizio della guerra, il commercio di energia elettrica venne ampiamente riconfigurato. Il commercio dell’Ucraina con Russia-Bielorussia (principali importatori prima della guerra) si è azzerato, mentre il commercio con l’Unione europea è stato utilizzato per bilanciare il sistema dilaniato dalla guerra, esportando principalmente verso la Polonia in alcuni mesi ed importando principalmente dalla Slovacchia negli altri mesi.

IL DISTACCO DEL’ITALIA DAL GAS RUSSO

Per quanto riguarda la dipendenza dell’Italia dalle forniture energetiche russe, a fare un primo quadro della situazione nel 2024 è stato Matteo Villa, head of DataLab dell’ISPI, che a fine gennaio su X ha scritto che “le importazioni di gas russo in Italia sono crollate del 90%. Il gas negli stoccaggi italiani è ancora moltissimo, e il prezzo fa segnare -77% rispetto alla media del 2022. Bye bye, Mosca, anche quest’anno moriremo di freddo l’anno prossimo”.

Le contromisure adottate dopo l’invasione dell’Ucraina per evitare il gas russo hanno richiesto mesi di assestamento, e nel frattempo Mosca ha continuato a rifornire di gas l’Italia, anche se con volumi minori. Nel 2021 dai gasdotti russi il nostro Paese ha attinto 29 miliardi di metri cubi, mentre nel 2022 la quota è scesa a 14 miliardi. Con i volumi di acquisto dimezzati, il 2022 ha segnato una prima svolta, ma è nel 2023 che è avvenuto il vero cambio di passo, grazie ai nuovi flussi di gas provenienti da Algeria, Azerbaigian e Qatar. Se nel 2021 Mosca era ancora il nostro primo fornitore di gas, con una quota di importazioni pari al 43%, nel 2022 siamo scesi al 20% e nei primi 10 mesi del 2023 addirittura al 5,6%.

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