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Unione Europea

Con la crisi energetica l’Europa ha speso quasi 800 miliardi di euro

Il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ha affermato che “in Italia alla fine del 2022 c’è stata una marginale contrazione economica, a cui quest’anno dovrebbe seguire una ripresa con cui si eviterebbe una recessione tecnica”

La spesa dei Paesi europei per proteggere le famiglie e le aziende dall’aumento dei costi energetici è salito a quasi 800 miliardi di euro. È quanto è emerso da un’analisi realizzata dal think tank Bruegel, che ha esortato i Paesi ad essere più mirati nella loro spesa per affrontare la crisi energetica.

Secondo Bruegel, i Paesi dell’Unione Europea hanno già destinato o stanziato 681 miliardi di euro di spese per la crisi energetica, mentre da settembre 2021 la Gran Bretagna ha stanziato 103 miliardi e la Norvegia 8,1 miliardi.

Rispetto all’ultima valutazione di Bruegel del novembre scorso, il totale è passato da 706 a 792 miliardi di euro, con i Paesi che, durante l’inverno, continuano ad affrontare le conseguenze della Russia, che dallo scorso anno ha interrotto la maggior parte delle sue consegne di gas all’Europa.

I PAESI UE CHE SPENDONO DI PIÙ

La Germania è in testa alla classifica delle spese, avendo stanziato quasi 270 miliardi di euro, una somma che eclissa tutti gli altri Paesi europei. Gran Bretagna, Italia e Francia sono le seconde più alte, anche se ciascuna ha speso meno di 150 miliardi di euro. La maggior parte degli Stati dell’Unione europea ha speso una frazione di tale importo. Su base pro capite, Lussemburgo, Danimarca e Germania sono i Paesi che hanno speso di più.

La spesa stanziata per la crisi energetica è nella stessa categoria del fondo Ue di ripresa dall’emergenza Covid-19, pari a 750 miliardi di euro. Concordato nel 2020, ha visto Bruxelles assumere un debito congiunto e trasferirlo ai 27 Stati membri per fronteggiare la pandemia.

LE PROPOSTE DI MODIFICA AGLI AIUTI DI STATO UE

L’aggiornamento sulla spesa energetica arriva mentre i Paesi europei stanno discutendo le proposte Ue per allentare ulteriormente le regole sugli aiuti di Stato per i progetti di tecnologia verde, mentre l’Europa cerca di competere con i sussidi negli Stati Uniti e in Cina.

In alcune capitali europee questi piani hanno sollevato il timore che destinare più aiuti di Stato sconvolgerebbe il mercato interno dell’Ue. La Germania è stata criticata per il suo enorme pacchetto di aiuti energetici, che supera di gran lunga quello che gli altri Paesi Ue possono permettersi.

Bruegel ha affermato che i governi hanno concentrato la maggior parte del sostegno su misure non mirate a ridurre il prezzo al dettaglio per l’energia pagato dai consumatori, come le riduzioni dell’IVA sulla benzina o i limiti sui prezzi al dettaglio dell’energia elettrica. Il think tank ha detto che la dinamica deve cambiare, poiché gli Stati stanno esaurendo lo spazio fiscale per mantenere dei finanziamenti così ampi. “Anziché misure di soppressione dei prezzi che sono de facto dei sussidi ai combustibili fossili, i governi dovrebbero promuovere maggiori politiche di sostegno al reddito mirate ai due quintili più bassi della distribuzione del reddito e ai settori strategici dell’economia”, ha affermato il research analyst Giovanni Sgaravatti.

GENTILONI: NEL 2023 DOVREMMO EVITARE RECESSIONE

Nel frattempo, la Commissione europea prevede una stabilizzazione dei prezzi delle materie prime e che, nel 2023, l’inflazione core dovrebbe salire, per poi tornare indietro gradualmente fino al 2024. Il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ha dichiarato che “la buona notizia è che l’economia Ue è entrata nel 2023 con un passo migliore rispetto a quanto atteso, sembra in grado di evitare la recessione. In Italia alla fine del 2022 c’è stata una marginale contrazione economica, a cui quest’anno dovrebbe seguire una ripresa con cui si eviterebbe una recessione tecnica”.

Per quanto riguarda le proposte di modifica, ha aggiunto Gentiloni, “chiediamo a tutti i Paesi di concentrarle tutte in un’unica proposta di emendamento, che contenga modifiche ai piani precedenti e il nuovo capitolo di RepowerEU. Le modifiche ai progetti esistenti devono essere fondate: progetto per progetto, bisogna motivare perché le condizioni oggettive sono cambiate e perché richiedono un intervento di modifica”.

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