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Quali sono le conseguenze del caldo sull’energia

Più caldo, più consumi, meno energia. Ecco la tempesta perfetta del sistema energetico italiano

Il caldo estremo è il nemico numero uno del sistema energetico italiano. Le temperature infuocate degli ultimi mesi hanno spinto i consumi elettrici verso un record storico. Un aumento trainato da milioni di condizionatori e ventilatori accesi simultaneamente. Tuttavia, proprio mentre il fabbisogno di energia è aumentato vertiginosamente, la produzione ha iniziato a frenare. Ecco tutte le conseguenze del caldo sull’energia.

CALDO ESTREMO, I CONSUMI CORRONO

La prima conseguenza del caldo estremo è l’aumento record dei consumi elettrici. Lo scorso mese, il fabbisogno nazionale di elettricità a luglio ha toccato 32,5 TWh (+8,3%), secondo il rapporto mensile di Terna. Il dato del mese scorso è il più alto della sua storia, un primato che si somma al picco annuale di domanda da 58 GW, toccato il 15 luglio (+4,5% sul 2025). Un aumento guidato dal grande caldo e dalla ripresa industriale.

In particolare, i dati evidenziano che la spinta del clima è stata determinante per l’aumento record dei consumi di elettricità. Infatti, la temperatura media di luglio è risultata superiore di 1,2°C rispetto all’anno scorso e di quasi 2°C rispetto alla media decennale, raggiungendo anomalie fino a +6°C negli ultimi cinque giorni del mese, in concomitanza con l’incremento dei consumi.

IL CALO DELLE CENTRALI IDROELETTRICHE

Il caldo estremo, la siccità e le alte temperature dell’acqua hanno effetti tangibili anche sulla produzione di energia. Impianti idroelettrici e fotovoltaici, centrali termoelettriche e reattori nucleari, nessuno è immune. Il primo a soffrire è l’idroelettrico, storica spina dorsale delle nostre rinnovabili. Senza neve sulle vette e con i fiumi a secco, i bacini alpini e appenninici si prosciugano. Di conseguenza, le turbine rallentano o si fermano del tutto. Infatti, il basso apporto idrico limita fortemente la capacità di “pompaggio” e la regolazione della rete nei momenti di massimo carico estivo.

Il risultato è che negli ultimi tre mesi la produzione idroelettrica italiana ha sofferto cali significativi, con flessioni superiori al 30-40% durante le fasi di picco siccitoso rispetto alle medie storiche.

LE CENTRALI TERMOELETTRICHE SPENGONO I MOTORI PER IL CALDO ESTREMO

L’effetto domino del caldo estremo si estende anche agli impianti a ciclo combinato a gas, il pilastro di copertura per la domanda di picco. Le temperature elevate dell’aria e dei bacini da cui prelevano l’acqua di raffreddamento provocano, infatti, una riduzione del rendimento termodinamico delle turbine a gas. Al tempo stesso, diverse centrali termoelettriche sono costrette a tagliare la produzione per rispettare l’obbligo di non rigettare acqua troppo calda nei fiumi, salvaguardando gli ecosistemi a discapito dei Gigawatt.

I DANNI A FOTOVOLTAICO ED EOLICO

Il caldo estremo non è una buona notizia neanche per il fotovoltaico, uno dei giganti italiani delle rinnovabili, con una potenza installata che supera i 30 GW. La ragione è che, superati i 25 gradi centigradi, l’efficienza delle celle di silicio cala di una frazione percentuale per ogni grado in più. Nelle ore centrali di una giornata rovente, un impianto solare può perdere tra il 10% e il 15% della sua potenza nominale. In giornate con 38-40 °C di temperatura ambiente, un modulo fotovoltaico può sfiorare i 60-70 °C, comportando un taglio potenziale di potenza utile compreso tra il 10% e il 15%.

E a completare il quadro c’è l’eolico, spesso paralizzato dalle grandi bolle anticicloniche che azzerano la ventilazione. Negli ultimi tre mesi l’energia del vento ha dovuto fare i conti con cali di produzione generata che rispetto ai mesi invernali o primaverili possono toccare contrazioni compresa tra il 40% e il 60%.

REATTORI NUCLEARI A SINGHIOZZO

Le temperature da record di quest’estate hanno lasciato un segno tangibile anche sulla produzione nucleare. Negli ultimi tre mesi il gestore francese EDF è stato costretto più volte a ridurre la potenza o arrestare diversi reattori situati lungo i fiumi (come il Rodano o la Loira) per evitare di surriscaldare gli ecosistemi fluviali. Una contrazione dell’offerta francese che ha ridotto la disponibilità di energia importabile a basso costo, spingendo verso l’alto i prezzi di vendita all’ingrosso (PUN) sul mercato italiano.

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