Sostenibilità

Consumo di suolo, tendenza positiva per il fotovoltaico. Il report Ispra-Snpa

fotovoltaico

I dati mostrano un trend volto a concentrare su strutture esistenti le nuove installazioni solari, ma evidenziano ancora la significatività del consumo di suolo dovuto alle installazioni a terra.

Nelle aree urbane ad alta densità solo nel 2018 abbiamo perso 24 metri quadrati per ogni ettaro di area verde. In totale, quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell’ultimo anno si concentra nelle aree urbane, il 15% in quelle centrali e semicentrali, il 32% nelle fasce periferiche e meno dense. Ma aumenta anche la quota della componente reversibile di 2,4 punti percentuali, con 3.528 ettari di suolo consumati in maniera non permanente, tra cui rientrano anche gli impianti fotovoltaici a terra. Si tratta nella maggior parte dei casi di aree di cantiere (2.846 ettari), che rappresentano il 55,9% dei cambiamenti totali e che sono destinati prevalentemente alla realizzazione di nuovi edifici e infrastrutture, dunque a divenire nuovo consumo permanente in futuro. È quanto emerge dai dati 2019 del Rapporto ISPRA-SNPA sul consumo di suolo in Italia presentato al Senato e che sarà oggetto di un evento presso il MAXXI il prossimo 21 settembre.

CONSUMO DI SUOLO REVERSIBILE E PERMANENTE

Tra le classi di consumo permanente è l’edificato, con 686 ettari di suolo impermeabilizzato, quella prevalente (circa il 63% del totale permanente). Le aree di nuovo consumo per le quali non è stato possibile individuare la specifica tipologia di copertura rappresentano il 9,3% dei cambiamenti complessivi (erano il 7,7% lo scorso anno). L’analisi dei cambiamenti intercorsi tra il 2017 e il 2018 e il loro confronto con quelli relativi all’anno precedente mostra una maggiore presenza di consumo di suolo reversibile, con circa il 76% del totale cambiamenti tra quelli classificati al secondo livello (in aumento rispetto al 72% rilevato tra il 2016 e il 2017). Nell’ultimo anno sono stati consumati in maniera irreversibile 1.088 ettari (rispetto ai 1.358 ettari consumati tra il 2016 e il 2017). Analizzando più in dettaglio le trasformazioni, i flussi maggiori rilevati sono quelli da suolo naturale o seminaturale (classe 2) a edifici e fabbricati (111) e cantieri e altre aree in terra battuta (122) con incrementi, rispettivamente di quasi 700 ettari e oltre 2.800 ettari. Per le aree di cantiere, più nello specifico, si legge nel rapporto, dei complessivi 725 ettari trasformati, 199 ettari sono stati ripristinati a suolo non consumato (classe 2), mentre più di 500 ettari sono stati irreversibilmente consumati.

NELL’ULTIMO ANNO TENDENZA POSITIVA A CONCENTRARE SU STRUTTURE ESISTENTI LE NUOVE INSTALLAZIONI FOTOVOLTAICHE

Tra le forme di consumo è stata indagata anche quella relativa agli impianti fotovoltaici a terra per la sua rilevanza rispetto al raggiungimento di una produzione energetica sostenibile per l’ambiente e prevista in incremento nel futuro. I dati del SNPA relativi agli ultimi due anni (2017 e 2018) rilevano 56 nuove installazioni nel 2017 (su oltre 92 ettari di suolo) e 15 nel 2018 (su quasi 47 ettari), con una potenza installata stimata di circa 49 e 26 MW rispettivamente. La quasi totalità della potenza installata nell’ultimo anno è concentrata in un impianto realizzato presso il polo industriale di Assemini (in provincia di Cagliari). I dati del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che ricopre un ruolo centrale nel monitoraggio delle fonti rinnovabili di energia in Italia, filtrati considerando solo gli impianti superiori a 200 kW, riportano 129 impianti installati nel 2017 e 146 nel 2018, per una potenza installata rispettivamente di circa 116 e 95 MW. Le differenze tra questi valori e quelli rilevati dal monitoraggio SNPA sono attribuibili alla presenza nei dati del GSE, di impianti installati anche su coperture di edifici o strutture industriali, commerciali o agricole (già inclusi quindi nei dati SNPA all’interno di altre classi di suolo consumato e non nella classe di impianti fotovoltaici a terra). I dati mostrano, quindi, una positiva tendenza dell’ultimo anno a concentrare su strutture esistenti le nuove installazioni, ma evidenziano ancora la significatività del consumo di suolo dovuto alle installazioni a terra.

CEMENTIFICAZIONE AVANZA SOPRATTUTTO NELLE AREE GIÀ MOLTO COMPROMESSE

In sostanza, ha rilevato Ispra, la cementificazione avanza senza sosta soprattutto nelle aree già molto compromesse: il valore è 10 volte maggiore rispetto alle zone meno consumate. A Roma, ad esempio, il consumo di suolo cancella, in un solo anno, 57 ettari di aree verdi della città (su 75 ettari di consumo totale). Record a Milano dove la totalità del consumo di suolo spazza via 11 ettari di aree verdi (su un totale di 11,5 ettari). In controtendenza Torino che inverte la rotta e inizia a recuperare terreno (7 ettari di suolo riconquistati nel 2018).

CRESCITA DEMOGRAFICA E SUPERFICIE OCCUPATE NON CORRELATE

Il fenomeno non procede di pari passo con la crescita demografica: ogni abitante italiano ha in “carico” oltre 380 mq di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 metri quadrati ogni anno, con la popolazione che, al contrario, diminuisce sempre di più. È come se, nell’ultimo anno, avessimo costruito 456 mq per ogni abitante in meno.

IN CITTÀ IL CONSUMO DI SUOLO HA UN FORTE LEGAME CON L’AUMENTO DELLE TEMPERATURE

Il consumo di suolo in città ha un forte legame anche con l’aumento delle temperature: dalla maggiore presenza di superfici artificiali a scapito del verde urbano, infatti, deriva anche un aumento dell’intensità del fenomeno delle isole di calore. La differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi.

LONTANI GLI OBIETTIVI EUROPEI CHE PREVEDONO L’AZZERAMENTO DEL CONSUMO DI SUOLO NETTO

A livello generale lo screening del territorio italiano assicurato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente segna in rosso altri 51 chilometri quadrati di superficie artificiale solo nel 2018, in media 14 ettari al giorno, al ritmo di 2 metri quadrati ogni secondo. Anche se la velocità sembra essersi stabilizzata è ancora molto lontana dagli obiettivi europei che prevedono l’azzeramento del consumo di suolo netto (il bilancio tra consumo di suolo e l’aumento di superfici naturali attraverso interventi di demolizione, deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione).

ROMA IL COMUNE CON LA MAGGIORE TRASFORMAZIONE

Roma, con un incremento di superficie artificiale di quasi 75 ettari, è il comune italiano con la maggiore trasformazione, seguito da Verona (33 ettari), L’Aquila (29), Olbia (25), Foggia (23), Alessandria (21), Venezia (19) e Bari (18), tra i comuni con popolazione maggiore di 50.000 abitanti. Tra i comuni più piccoli, si distingue Nogarole Rocca, in provincia di Verona, che ha sfiorato i 45 ettari di incremento.

IL VENETO AL PRIMO POSTO PER PERDITA DI SUOLO, POI LOMBARDIA E PUGLIA

Il Veneto è la regione con gli incrementi maggiori +923 ettari, seguita da Lombardia +633 ettari, Puglia +425 ettari, Emilia-Romagna +381 ettari e Sicilia +302 ettari. Rapportato alla popolazione residente, il valore più alto si riscontra in Basilicata (+2,80 mq/ab), Abruzzo (+2,15 mq/ab), Friuli-Venezia Giulia (+1,96 mq/ab) e Veneto (+1,88 mq/ab).

CRESCE IL CONSUMO DI SUOLO NELLE AREE PROTETTE

Ma il consumo di suolo – non necessariamente abusivo – cresce anche nelle aree protette (+108 ettari nell’ultimo anno), nelle aree vincolate per la tutela paesaggistica (+1074 ettari), in quelle a pericolosità idraulica media (+673 ettari) e da frana (+350 ettari) e nelle zone a pericolosità sismica (+1803 ettari). Negli ultimi sei anni secondo le prime stime l’Italia ha perso superfici che erano in grado di produrre tre milioni di quintali di prodotti agricoli e ventimila quintali di prodotti legnosi, nonché di assicurare lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio e l’infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde aggravando la pericolosità idraulica dei nostri territori. Il recente consumo di suolo produce anche un danno economico potenziale compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro all’anno dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo.

LAPORTA: URGENTE DEFINIRE AL PIÙ PRESTO UN ASSETTO NORMATIVO NAZIONALE SUL CONSUMO DI SUOLO

Le nuove coperture artificiali non sono l’unico fattore che minaccia il suolo e il territorio, che sono soggetti anche ad altri processi di degrado come la frammentazione, l’erosione, la perdita di habitat, di produttività e di carbonio organico, la desertificazione. Una prima stima delle aree minacciate è stata realizzata dall’ISPRA per valutare la distanza che ci separa dall’obiettivo della Land Degradation Neutrality, previsto dall’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Dal 2012 al 2018, le aree dove il livello di degrado è aumentato coprono 800 kmq, quelle con forme di degrado più limitato addirittura 10.000 kmq. ISPRA e SNPA, all’interno del progetto europeo SOlL4LIFE, stanno lavorando con le Regioni alla realizzazione di Osservatori Regionali sul consumo di suolo, ai quali spetterà il compito di supportare, con il monitoraggio del SNPA sul consumo di suolo, le attività di pianificazione sostenibile del territorio. “I dati del Rapporto presentato oggi – ha dichiarato il Presidente ISPRA e SNPA Stefano Laporta – confermano l’urgenza di definire al più presto un assetto normativo nazionale sul consumo di suolo, ormai non più differibile”.