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Cosa c’è davvero dietro le mosse di Ansaldo sul nucleare

Il nucleare italiano riparte, ma Ansaldo Energia mette la retromarcia. Ecco cosa sta succedendo davvero e cosa c’entrano i petrodollari degli Emirati Arabi

Il nucleare italiano è ai nastri di partenza ma il suo campione rischia di restare con le ruote a terra. Ansaldo Nucleare è stata inglobata dalla casa madre per tagliare i costi di governance. Al tempo stesso, CDP impacchetta Ansaldo Energia per vendere una quota, aspirando ai petrodollari degli Emirati Arabi. Ecco cosa c’è davvero dietro le mosse di Ansaldo e Cassa Depositi e Prestiti.

COSA SUCCEDE DAVVERO IN ANSALDO

Mentre nei palazzi della politica si moltiplicano i convegni sul “nuovo nucleare” e si rilancia lo storytelling degli SMR e della sovranità energetica, a Genova si consuma il ridimensionamento dell’azienda che detiene l’archivio, le competenze e la memoria storica dell’atomo tricolore: Ansaldo Nucleare. La società nata nel lontano 1966 e sopravvissuta ai referendum e al prolungato disimpegno italiano, perderà il suo status di società autonoma. Il consiglio d’amministrazione della casa madre ha decretato l’incorporazione per assorbimento: da azienda a semplice “divisione interna”.

L’amministratore delegato di Ansaldo Energia, Fabrizio Fabbri, ha presentato l’operazione come un rafforzamento strategico ed economico. La motivazione ufficiale fornita è che l’integrazione diretta permetterà alla capogruppo di “investire di più” nel settore nucleare, centralizzando le risorse e garantendo una solidità finanziaria e patrimoniale che la singola controllata non poteva esprimere da sola nei grandi appalti mondiali. Presentarsi con il bilancio consolidato della capogruppo Ansaldo Energia dà un peso finanziario immediato.

I RISCHI DELLA RAZIONALIZZAZIONE

La razionalizzazione ha luci e ombre. Secondo alcuni osservatori, rischia di depotenziare il brand, complicando la partecipazione alle grandi cordate internazionali proprio quando il settore globale vive la sua più accesa stagione di rilancio. Dai quadri operativi e dalle linee di gestione di Ansaldo Nucleare filtrano infatti forti preoccupazioni legate alla continuità operativa.

Il timore di diversi addetti ai lavori è che la perdita della personalità giuridica autonoma possa complicare la prequalifica a bandi internazionali ed europei e l’ingresso in joint venture estere, dove l’avere un’entità societaria 100% focalizzata sul nucleare è spesso un requisito burocratico e di governance fondamentale. Al tempo stesso, i dipendenti della società chiedono certezze sulla tutela della forza lavoro e la salvaguardia delle competenze tecnologiche.

CDP VUOLE SCARICARE ANSALDO ENERGIA?

Per capire le ragioni di questo passo indietro non bisogna guardare solo ai reattori, ma anche ai saldi di bilancio di Cassa Depositi e Prestiti. Dopo la progressiva uscita di scena di Shanghai Electric, CDP Equity è arrivato a detenere il 99% circa del capitale. Tuttavia, lo storico azionista di controllo e soccorritore di ultima istanza di Ansaldo Energia ha deciso che la pressione finanziaria del gruppo è diventata troppo pesante per essere sostenuta da solo. Nei fatti, Cdp sta valutando la cessione di una quota compresa tra il 15% e il 35% a investitori esteri. In cima alle preferenze c’è il fondo sovrano di Abu Dhabi, Mubadala.

ECCO PERCHE’ CDP SCEGLIE GLI EMIRATI ARABI

La scelta del fondo sovrano di Abu Dabi non nasce per caso, ma poggia su una presenza industriale già radicata nei Paesi del Golfo. Infatti, Ansaldo Energia gestisce ad Abu Dhabi una presenza chiave tramite Ansaldo Thomassen Gulf. Si tratta dell’hub fondamentale per le attività di manutenzione, service e riparazione delle turbine a gas per tutto il Medio Oriente. Aprire il capitale a Mubadala salda l’asse industriale Genova-Abu Dhabi. Nei fatti, la presenza diretta del fondo emiratino nell’azionariato garantirebbe ad Ansaldo commesse stabili e corsie preferenziali nei mega-progetti energetici e nella transizione gas-idrogeno del Golfo Persico.

Proprio in questi giorni, il ministro delle Imprese e del Made in Italy è volato nella zona per incontrare ministri ed emiri per promuovere investimenti nell’industria e nella manifattura e stringere nuove partnership. Chissà che nel memorandum d’intesa firmato con il ministro degli investimenti emiratino Mohamed Hassan Al Suwaidi, non si parli anche di nucleare.

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