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Cosa dice la lettera di nove paesi Ue (tra cui l’Italia) a von Der Leyen e Costa sull’Ets

Giorgia Meloni e altri otto leader europei chiedono a Bruxelles di estendere le quote gratuite oltre il 2034 e rallentare il taglio dei permessi dal 2028 per tutelare la competitività.

In vista del Consiglio Europeo di domani, nove Paesi dell’Unione, con l’Italia in prima fila, hanno lanciato un appello urgente ai vertici di Bruxelles per una revisione profonda e immediata del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS 1). La richiesta, contenuta in una lettera ufficiale indirizzata alla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio UE, Antonio Costa, punta a modificare i tempi e le modalità della transizione ecologica per proteggere il tessuto industriale del continente.

I firmatari sollecitano la presentazione di una proposta legislativa entro la fine di maggio, chiedendo inoltre di mantenere l’assegnazione gratuita delle quote oltre la scadenza del 2034 e di rendere più graduale la loro eliminazione a partire dal 2028.

UN FRONTE COMUNE PER IL CLIMA E LA COMPETITIVITÀ

La missiva porta la firma della premier Giorgia Meloni e dei capi di governo di Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. Il documento nasce come risposta diretta alle recenti riflessioni sulla competitività espresse dalla stessa von der Leyen lo scorso 16 marzo.

I leader dei nove Paesi riconoscono la necessità di adeguare il sistema ETS alle “nuove realtà” geopolitiche ed economiche, sostenendo che una riforma strutturale sia indispensabile per mitigare l’impatto dei costi del carbonio sui prezzi dell’energia elettrica. “Il tempo è essenziale”, scrivono i leader, sottolineando che la volatilità dei prezzi del carbonio rappresenta oggi un ostacolo insormontabile per molte imprese, motivo per cui la Commissione non dovrebbe attendere l’estate per muoversi.

ESTENSIONE DELLE QUOTE GRATUITE E NUOVE SCADENZE

Il cuore delle rivendicazioni riguarda il sostegno diretto alle industrie energivore. I nove leader chiedono esplicitamente di estendere le quote gratuite nell’ambito dell’ETS 1 oltre il limite fissato del 2034. Un ulteriore passaggio critico riguarda il periodo che inizierà nel 2028: per i firmatari è fondamentale che la riduzione dei permessi gratuiti avvenga con una velocità inferiore a quella prevista, così da evitare di gravare eccessivamente sui settori produttivi in una fase di transizione già complessa.

I leader notano con favore che questo principio di gradualità sia stato recepito anche negli accordi sugli obiettivi climatici per il 2040, ma insistono affinché diventi operativo il prima possibile attraverso atti legislativi concreti.

LA BASE INDUSTRIALE COME PILASTRO DELLA TRANSIZIONE VERDE

Nella premessa della lettera, i capi di Stato e di governo delineano una visione dell’Europa che si trova a un “bivio cruciale”. Sebbene l’impegno contro il cambiamento climatico resti prioritario, la tesi dei nove Paesi è che la transizione verde possa avere successo solo se sostenuta da una base industriale solida. “Salvaguardare la nostra forza non è quindi solo una questione economica, ma anche un compito profondamente politico”, si legge nel testo.

La preoccupazione è che le decisioni attuali condizioneranno la prosperità e l’autonomia strategica dell’Unione per i decenni a venire. I recenti sconvolgimenti geopolitici hanno infatti messo a nudo la fragilità degli ecosistemi economici europei, rendendo il successo economico un presupposto irrinunciabile per la resilienza dell’intero progetto comunitario.

LE LEZIONI APPRESE DALLA CRISI GEOPOLITICA

I leader evidenziano come il contesto globale sia radicalmente mutato rispetto al momento in cui fu siglato il Green Deal. L’impennata dei prezzi dell’energia e l’inflazione galoppante hanno reso gli investimenti per la decarbonizzazione molto più onerosi del previsto. Inoltre, molte delle soluzioni tecnologiche necessarie per le industrie “hard-to-abate” (difficili da decarbonizzare) non hanno ancora raggiunto un livello di maturità tale da garantirne la sostenibilità economica. In questa cornice, il percorso dell’ETS verso il 2034 è giudicato dai nove Paesi come “troppo ripido e eccessivamente ambizioso”.

Nonostante l’impegno del settore privato nel trasformare i propri modelli di business, l’attuale quadro normativo viene percepito come un “rischio esistenziale” per comparti industriali strategici. Questa, concludono i firmatari, è la lezione più importante che l’Europa deve oggi fare propria.

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