Scenari

Cosa si nasconde dietro l’Ipo di Aramco

Aramco

Pressing di Riad su alcune delle famiglie più facoltose del Regno per partecipare all’offerta per assicurare il successo dell’annunciata Ipo di Aramco

L’Arabia Saudita sta facendo pressioni sui cittadini più ricchi del paese affinché partecipino all’imminente IPO di Aramco. A riportarlo è stato il Financial Times, citando alcune fonti.

LE FAMIGLIE SAUDITE PIU’ FACOLTOSE COINVOLTE NELL’IPO DI ARAMCO

oilAnche Bloomberg, citando proprie fonti, ha evidenziato la mossa di Riad che si è avvicinata ad alcune delle famiglie più ricche dell’Arabia Saudita per proporre loro di diventare potenziali investitori in vista della quotazione. Ciò che viene notato dai quotidiani è che alcune delle famiglie contattate per diventare investitori di riferimento – per contribuire così ad assicurare il successo della Ipo dell’azienda saudita – hanno parenti che facevano parte dell’epurazione del 2017, quando la leadership dell’Arabia Saudita bloccò funzionari e uomini d’affari nell’hotel Ritz-Carlton a Riad in quello che i governanti definirono un’azione di lotta contro la corruzione.

UN APPROCCIO POCO AMICHEVOLE

Secondo fonti del Financial Times, l’approccio di Riad non è esattamente amichevole. Parole come “coercizione” e “prepotenza” sono state usate per descrivere il modo in cui il governo dell’Arabia Saudita sta cercando di assicurarsi la presenza degli investitori a quello che molti considerano l’affare del secolo nel settore petrolifero nonché la più grande Ipo di sempre. Uno dei ricchi sauditi presi di mira da Riad come investitori sarebbe Alwaleed bin Talal, uno dei personaggi famosi tenuto bloccato al Ritz-Carlton per tre mesi e che, come gli altri compagni presenti in hotel, venne liberato solo dopo aver accettato di trasferire al governo consistenti asset finanziari. Ad oggi, molti dei suoi beni nel Regno rimangono congelati, ma, secondo le fonti interpellate dal FT, gli sarebbe stato offerta la possibilità di accedere di nuovo al loro utilizzo per usarli per acquistare azioni di Aramco.

I DUBBI SULL’ENTITA’ DELLA QUOTAZIONE

Riad, in sostanza, sembra essere molto tesa in vista dell’affare del secolo. Il principe ereditario Mohammed vuole che la compagnia petrolifera statale venga valutata 2 trilioni di dollari, il che significherebbe 100 miliardi di dollari di proventi dell’Ipo, anche se ci sono molti dubbi riguardo a questa valutazione. Anche i recenti attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite non hanno aiutato. Nonostante gli asset in suo possesso e il fatto che Aramco abbia pompato poco meno di 10 milioni di barili di petrolio al giorno prima dei raid – più delle quattro principali compagnie petrolifere quotate in borsa – analisti finanziari e investitori hanno riferito a Bloomberg all’inizio di questa settimana che la valutazione dell’azienda potrebbe tenere conto delle interruzioni dell’approvvigionamento.

DOPO GLI ATTENTATI SI VALUTA SE PROCEDERE CON L’IPO

Il piano di Aramco, prima degli attentati, era quello di procedere con una Ipo in due fasi, con una prima quotazione sulla borsa locale a novembre e successivamente a livello internazionale. Nonostante quanto accaduto alle infrastrutture saudite, il colosso petrolifero dovrebbe procedere counque con le presentazioni agli analisti e con gli incontri con i banchieri come previsto, ma i funzionari del ministero dell’Energia e i dirigenti di Aramco stanno comunque valutando una riprogrammazione dell’Ipo. saudi aramco

IL PIANO DELL’OFFERTA PUBBLICA DI ARAMCO

Il piano iniziale prevedeva che già a novembre avrebbe dovuto esserci un collocamento iniziale sul Tadawul, destinato a rimanere il listino primario, per una quota dell’1%. Un altro 1% sarebbe stato collocato nel 2020, per consentire alla borsa saudita di assorbire il colpo. Infine, l’obiettivo finale, secondo i piani annunciati nel 2016 dal principe ereditario Mohammed bin Salman e mai smentiti, si sarebbe dovuti arrivare a quotare il 5% di Saudi Aramco con lo sbarco su una grande borsa internazionale: New York, Londra, Tokyo o Hong Kong. Tra le banche che in passato hanno lavorato con Aramco per la prevista vendita delle azioni e che pare stiano lavorando anche all’Ipo, ci sono Evercore, Moelis, HSBC, JPMorgan Chase e Morgan Stanley. Insieme a loro anche i sauditi della National Commerce Bank e del Samba Financial Group.