Vertice governativo sul decreto Energia atteso domani in Consiglio dei ministri. Il nodo principale riguarda la questione degli Ets
Il dl Energia vale circa 2,5 miliardi di euro ed è atteso domani in Consiglio dei ministri, ma ci sono ancora alcuni aspetti controversi da definire. Alcuni dubbi attanagliano gli operatori del settore, danneggiati ieri in Borsa dai titoli energetici.
DL ENERGIA FERMO PER IL NODO ETS
Il nodo principale che ancora non è stato sciolto nel dl Energia riguarda la questione degli Ets. L’intento del governo è quello di sterilizzare l’impatto di questi oneri sulle imprese nella fase di formazione del prezzo, mettendo in campo un meccanismo complesso: i costi degli Ets verrebbero rimborsati ai produttori e spostati sulle bollette del gas. Allo stesso tempo, una quota di energia verrebbe venduta a prezzi calmierati così da non penalizzare i consumatori. I produttori e gli energivori temono che questa partita sia a saldo negativo per loro. Come riporta La Stampa ci sono alcuni colossi che non pagano gli Ets – gli impianti termoelettrici sono anche i maggiori produttori idroelettrici e di fonti rinnovabili – e quindi corrono il rischio di essere tagliati fuori dai rimborsi. Gli energivori, invece, calcolano che il nuovo incentivo sia più basso dei sussidi che ricevono oggi. Spetta alla Commissione europea decidere.
LEGA CONTRARIA
La Lega è contraria all’operazione sugli Ets perché la Lombardia ha fatto un accordo con Federacciai, Edison e A2a per dare il 15% della produzione idroelettrica agli energivori a prezzo scontato. Se passa il decreto Energia così com’è, le multiutilities minacciano di stracciare l’intesa sottoscritta. Palazzo Chigi cerca di arginare gli scontri ma gli spazi per limare il provvedimento sono minimi.
DL ENERGIA E DIRIGISMO ENERGETICO
Secondo Il Foglio, sul dl Energia emerge un approccio da “dirigismo energetico”. È al governo Draghi che si deve la paternità più attuale dello scenario attuale nel settore e ai provvedimenti interventisti: dalla tassa sui non meglio definiti “extraprofitti” delle imprese elettriche, al tetto ai ricavi degli impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili o al blocco delle variazioni delle condizioni economiche dei contratti di fornitura di luce e gas, sino alle ipotesi di riforma del mercato elettrico o di un tetto al prezzo all’ingrosso del gas.
CAUSE DEI PROBLEMI
Le radici di questa narrazione sui mercati energetici affondano in più parti, secondo Il Foglio. Da un lato, le politiche energetiche europee avrebbero finito col riversare in bolletta costi significativi a fronte di benefici non ancora tangibili per famiglie e imprese. La seconda causa sarebbe il progressivo sconfinamento dell’attività legislativa nel campo della regolazione proprio delle autorità (indipendenti) di settore.
Una terza radice si fa risalire all’invasione di campo del legislatore: l’autorità di regolazione di settore non avrebbe saputo imporre adeguate contromisure attraverso atti di indirizzo o parere o semplicemente sottraendosi a richieste di intervento come dovrebbe fare un organismo indipendente.