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Transizione

DFP 2026: Giorgetti tra shock energetico e peso Superbonus. “Senza i 60 miliardi dei bonus, il debito scenderebbe”

Il Governo rivede al ribasso la crescita allo 0,6% e analizza l’impatto dei conflitti sui costi dell’energia. Settimana decisiva per il rinnovo del taglio delle accise, mentre resta l’allarme per la “montagna di fatture” dell’edilizia.

Un’economia da “ospedale da campo”, dove i feriti arrivano da ogni parte e l’aspirina non basta più. Con questa metafora il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha presentato in conferenza stampa a Palazzo Chigi il nuovo Documento di Finanza Pubblica (DFP) appena varato dal Consiglio dei Ministri.

Il quadro che ne emerge è quello di un’Italia che, pur avendo sovraperformato sul deficit nel 2025 (chiuso al 3,1% contro il 3,3% previsto), resta prigioniera dei costi ereditati dal Superbonus e delle incertezze geopolitiche che pesano come macigni sulle forniture energetiche e sulla crescita, ora limata allo 0,6% per il biennio 2026-2027.

ENERGIA E NUCLEARE: UN NODO DI SOVRANITÀ NAZIONALE

Il fronte energetico resta l’osservato speciale del Tesoro. Lo shock generato dal conflitto in Medio Oriente sta riverberando i suoi effetti sull’intera filiera produttiva europea e nazionale. Per arginare l’impatto sui bilanci, Giorgetti ha confermato l’esistenza di una proposta, sottoscritta insieme ai colleghi di Germania e Spagna, per una “tassazione eccezionale sulle grandi compagnie energetiche” destinata a finanziare interventi di sostegno. “Non mi sembra che la proposta sia stata ben accolta,” ha ammesso amaramente il ministro, “ma chi fa il medico nell’ospedale da campo ha problemi diversi da chi sta allo stato maggiore.”

Parallelamente, il Governo tira dritto sulla strada del ritorno all’atomo. Il disegno di legge sul nucleare, già approvato, viene rivendicato non come mera scelta economica, ma come pilastro della “sicurezza nazionale”. Secondo Giorgetti, la sovranità del Paese è strettamente connessa alla capacità di garantire l’autonomia energetica: “Se non hai sicurezza economica, non hai sicurezza nazionale.”

CARBURANTI E ACCISE: LA PRIORITÀ È EVITARE L’INFLAZIONE

Il tempo stringe per il dossier carburanti. Con la scadenza del taglio delle accise fissata per il prossimo 1° maggio, Giorgetti ha annunciato che la prossima settimana verrà stabilito l’ordine delle priorità. L’obiettivo principale è “tamponare l’incremento degli oneri dei combustibili,” con un occhio di riguardo per gli autotrasportatori, considerati il driver principale delle tensioni inflazionistiche che colpiscono i prezzi al dettaglio.

“Dobbiamo evitare che qualcuno ribalti i maggiori costi del trasporto sull’ultima fase del ciclo del dettaglio,” ha spiegato, definendo la questione una “priorità assoluta” per evitare rincari a catena sui beni di prima necessità nei supermercati.

LA “CODA” DEL SUPERBONUS E LE VERIFICHE SULLE FRODI

Il capitolo Superbonus continua a essere il principale fattore di instabilità per il debito pubblico italiano. Giorgetti ha parlato di una “montagna di fatture” arrivate a ridosso della scadenza del 31 dicembre, una coda che ora è al setaccio della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate.

“Abbiamo già riscontrato notevolissime anomalie,” ha avvertito il titolare del Mef. L’impatto numerico è imponente: il debito pubblico risentirà di una rata di 40 miliardi di euro nel 2026 e di un’ulteriore tranche di 20 miliardi nel 2027. “Senza questi dati, l’andamento del debito sarebbe stato discendente,” ha puntualizzato il ministro, ribadendo che la manovra dovrà necessariamente essere adeguata a questa situazione eccezionale.

PIANO CASA E SVILUPPO ECONOMICO

Nonostante le strette di bilancio, Giorgetti ha rassicurato sul fronte delle politiche abitative: per il “piano casa” le coperture non sono state toccate e restano confermate. Si tratta di un segnale di continuità in un documento che però deve fare i conti con la realtà di una crescita economica rivista al ribasso (0,6% contro il precedente 0,7%) e di un debito che salirà al 138,6% nel 2026 prima di iniziare una lentissima discesa verso il 137,9% previsto per il 2028.

CASO DI FOGGIA “FINITO BENE”

La vicenda della buonuscita dell’ad di Terna Giuseppina Di Foggia, designata alla presidenza di Eni, “credo che si sia conclusa positivamente”, ha detto il ministro esprimendo un ringraziamento a Di Foggia per avere rinunciato all’indennità di fine rapporto. “È un atto di assoluta correttezza”, ha aggiunto.

DEFICIT, DIFESA E L’INCOGNITA GEOPOLITICA

Sul resto del quadro macroeconomico, Giorgetti ha commentato con pragmatismo i dati Eurostat: “Rigore è quando arbitro fischia,” ha detto citando Vujadin Boškov per spiegare che, nonostante il miglioramento del deficit al 3,1%, l’Italia non potrà uscire anticipatamente dalla procedura per deficit eccessivo. Per quanto riguarda le spese della difesa, al momento non ci sono aumenti in bilancio, ma tutto dipenderà dalle prossime risoluzioni parlamentari e dall’eventuale uscita dalla procedura europea.

Infine, uno sguardo all’incertezza globale guidata dagli Stati Uniti. A chi chiede previsioni sulla prossima legge di bilancio, il ministro risponde: “Chiedetelo a Trump. Io prendo atto di decisioni che stanno ben oltre il governo italiano.” La linea guida resta dunque la prudenza, con scenari che vengono costantemente aggiornati tra ipotesi favorevoli e avverse, in attesa di capire come evolveranno inflazione e tassi di interesse nei prossimi dieci mesi.

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