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Diesel alle stelle, ma conviene davvero passare a un’auto elettrica?

Con il diesel sopra quota 2,25 euro al litro, molti automobilisti valutano il cambio di alimentazione. Ma tra ricariche domestiche, colonnine pubbliche e costo dell’auto, il risultato non è quello che tutti si aspettano

La stangata ai distributori giustifica il passaggio da un’auto diesel a una vettura elettrica? È la domanda che diversi italiani si stanno ponendo mentre i prezzi dei carburanti superano nuovamente quota 2,25 euro al litro. La risposta non è semplice. Infatti, il risparmio reale dipende da diversi fattori: percorrenza chilometrica, infrastruttura domestica e costo totale del veicolo. Ecco tutti i numeri e i calcoli per risparmiare sul pieno.

IL DIESEL SALE ANCORA

Il costo del pieno di diesel e benzina continua a pesare come un macigno sui bilanci familiari. I rilevamenti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) registrano il prezzo medio nazionale del gasolio in modalità self-service a 2,258 euro al litro, con la benzina attestata a 2,035 euro/l. Sule tratte autostradali, invece, il diesel sale fino a 2,281 euro/l. Nonostante lievi oscillazioni giornaliere, il quadro economico d’insieme rimane rigido.

LE VENDITE DI AUTO ELETTRICHE AUMENTANO

I dati UNRAE evidenziano un’evoluzione nelle immatricolazioni. Con 139.356 nuove vetture registrate nel mese di settembre (+9,9% su base annua) la quota delle vetture full electric sfiora il 7,6% (+2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), mentre le ibride plug-in raggiungono l’11,1%. La crescita della penetrazione di mercato, tuttavia, non garantiscono una convenienza automatica per ogni categoria di automobilista. Infatti, continuano ad avere un peso determinanti diverse variabili quali l’investimento iniziale, le tariffe energetiche e le tipologie di percorso.

CON QUALE ALIMENTAZIONE SI RISPARMIA DI PIU’ SUL PIENO

Il margine di risparmio dell’elettrico si concretizza principalmente in presenza di ricarica residenziale o aziendale a tariffa agevolata. Al contrario, il risparmio sul pieno rispetto ai motori termici si riduce sensibilmente usando esclusivamente colonnine di ricarica pubbliche ad alta potenza. È quanto emerge analizzando la spesa di auto di fascia media a diverse alimentazioni per una distanza standard di cento chilometri: una vettura a benzina con una resa stimata di 18 chilometri al litro, una diesel da 20 chilometri con un litro e un’elettrica dal consumo medio di 17 kilowattora ogni cento chilometri.

Sulla base dei listini attuali, per percorrere cento chilometri con l’auto a benzina servono circa 11,31 euro, mentre per il diesel la cifra si attesta a 11,29 euro. La musica cambia drasticamente per l’auto elettrica. Tuttavia, c’è una condizione fondamentale: la modalità di ricarica. Sfruttando la presa di casa, ipotizzando una tariffa domestica di 0,25 euro al kilowattora, la spesa per coprire la stessa distanza crolla a 4,25 euro. Se, invece, ci si affida alle colonnine pubbliche (dove il costo medio è di circa 0,60 euro al kilowattora) il conto da saldare per cento chilometri raggiunge i 10,20 euro.

QUANTO INCIDE LA PERCORRENZA ANNUA

Proiettando queste cifre su una percorrenza media annuale di 15.000 chilometri, la forbice economica tra le diverse opzioni si fa ancora più evidente. Per alimentare un’auto a benzina o diesel servono circa 1.694 euro all’anno. Passando all’elettrico con ricarica prevalentemente domestica (con costo di circa 0,25 euro al kilowattora) il costo annuo scende a circa 638 euro, garantendo un risparmio netto che supera i 1.050 euro. La prospettiva cambia però radicalmente se ci si sposta sulle colonnine pubbliche a tariffa piena. Infatti, in questo scenario la spesa sale a 1.530 euro l’anno, riducendo il beneficio economico a poco più di 160 euro complessivi.

È importante sottolineare che questi calcoli prendono in considerazione il solo costo dell’energia. Per formulare un’analisi finanziaria impeccabile bisognerebbe anche ragionare in termini di costo totale di possesso (Total Cost of Ownership) includendo nell’equazione la svalutazione del mezzo, la rata di acquisto o di finanziamento, i costi assicurativi, la manutenzione ordinaria, l’eventuale installazione di una wallbox casalinga e l’effettivo accesso agli incentivi statali disponibili.

A CHI CONVIENE DI PIU’ ABBANDONARE IL DIESEL

Dall’analisi emerge che chi macina molti chilometri ogni giorno, viaggia soprattutto in ambito urbano o extraurbano e dispone di un punto di ricarica privato otterrebbe la massima convenienza nel passare all’elettrico. Infatti, in questo contesto, il risparmio sul carburante permetterebbe di ammortizzare rapidamente il maggior prezzo di listino dell’elettrica.

Al contrario, i benefici del cambio di alimentazione sono ridotti per chi percorre meno di 10.000 chilometri all’anno o deve affidarsi esclusivamente alla rete pubblica. La ragione è che in assenza di un garage accessibile e con percorrenze contenute, il tempo necessario per recuperare l’investimento iniziale si allunga a tal punto da rendere discutibile il cambio auto.

La convenienza si riduce ulteriormente per chi macina molta strada a velocità sostenute, dove i consumi delle batterie salgono e le ricariche rapide costano di più.

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