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dl Bollette

Dl bollette, rompicapo elettrico e la partita complicata degli Ets

Il Decreto bollette spiega quanto sia difficile ridurre il costo dell’energia nell’illusione di non porsi fino in fondo il problema di come la si produca e chi ce la fornisca

Nell’intento di alleggerire gli oneri, soprattutto degli energivori, il dl Bollette rischia di provocare un rallentamento della decarbonizzazione e un aiuto all’uso delle fonti fossili.

I DUBBI SULLA SOLUZIONE TAGLIA BOLLETTE

Nell’intento di alleggerire gli oneri di fatto, il Dl Bollette introduce un incentivo alla rovescia, ovvero un aiuto all’uso delle fonti fossili, secondo il Corriere della Sera. E se l’elettricità prodotta con il gas costerà meno sarà probabile che si esporterà di più, secondo il giornale. Il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello delle rinnovabili sembra un chimera.

RIMPICAPO ELETTRICO

Secondo Il Corriere della Sera, gli operatori sono aggrappati in difesa dei propri margini, frutto di infinite distorsioni del mercato negli anni. «Tutto questo è la conseguenza dell’uso alterato del mercato che si è fatto negli ultimi decenni, in particolare dopo la riforma Bersani che aveva tentato di liberalizzare il settore», sostiene Chicco Testa, presidente di Assoambiente. Il giornale sottolinea che gli operatori si sono abituati a fare i conti con meccanismi di tassazione, sgravi fiscali e incentivi che li hanno progressivamente allontanati dalla libera competizione.

IL CONFLITTO D’INTERESSE

Il governo non è privo di un colossale conflitto d’interesse, secondo il Corriere della Sera. Da una parte Enel e le principali utilities che sono quotate e devono rispondere ai loro azionisti, tra cui figurano lo Stato e i grandi Comuni. Dall’altra, troviamo i produttori di rinnovabili che hanno compiuto le proprie scelte sulla base di incentivi assai generosi pagati nelle bollette dei consumatori, imprese e famiglie, sulle cui spalle pesano interamente gli oneri di sistema.

LA PARTITA ETS

La misura più impattante del dl Bollette è l’eliminazione dal 2027 dell’Emissions Trading System, le tasse sulla Co2, secondo il Corriere della Sera. Il costo che da monte sarà trasferito a valle, cioè in bolletta tra gli oneri generali. Questa «sterilizzazione», che toglie tra i 25 e i 30 euro al megawattora abbassa il prezzo medio unico nazionale (Pun) ma come prima conseguenza ha fatto cadere in Borsa le aziende produttrici di energia.

Il decreto rompe il caposaldo dell’Ets, nato per rendere più competitive le rinnovabili rispetto al gas. Secondo il Corriere della Sera, se anche il modello italiano non fosse adottato da Bruxelles per tutti i mercati, l’Italia produrrebbe energia da gas senza l’Ets nei Paesi con cui è interconnessa: Francia, Svizzera, Austria, Slovenia, Grecia e Montenegro. L’Ets, poi, finirebbe nelle bollette degli italiani, che pagherebbero i costi dell’anidride carbonica Co2 al posto dei consumatori oltre frontiera. Per evitare il dumping energetico e l’autogol della Co2, l’Italia dovrebbe rimettere l’Ets nel prezzo dell’energia esportata.

I RISCHI

Le misure del Dl Bollette non avranno nessun impatto per la capacità contrattualizzate con il Gse attraverso le aste, secondo il Corriere della Sera, perché il meccanismo («contratti per differenza») prevede un prezzo fisso a lungo termine. A rischiare sarebbero le fonti «merchant» (che non hanno incentivi e competono sul mercato), perché troverebbero un competitor — il gas — sgravato da un costo che dovrebbe avere e su cui gli investitori hanno fatto i business plan finora. Solare, eolico e batterie avrebbero molti meno margini di arbitraggio con l’offerta sul mercato. Inoltre, penalizzerebbe l’autoconsumo, perché il risparmio rispetto al Pun si abbasserebbe, e i Power Purchase Agreement, per l’incertezza che il decreto — che cambia le regole del mercato — crea.

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