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Cambiamenti Climatici

Ecco come le aziende italiane sono pronte a raccogliere la sfida dei cambiamenti climatici

Azzeramento delle emissioni nette, miglior gestione dei rifiuti, efficientamento energetico, uso di elettricità certificata verde: queste sono solo alcune delle misure adottate dalle imprese per la lotta contro i cambiamenti climatici.
I cambiamenti climatici rappresentano una delle maggiori sfide della nostra epoca. Rispetto al periodo preindustriale, le ricerche mostrano un innalzamento delle temperature che si è attestato attorno a 0,98 gradi centigradi e un trend che potrebbe superare 1,5 gradi tra il 2030 e il 2050.

I PROBLEMI LEGATI AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Un problema concreto se si pensa che, secondo i dati dell’UNRIC, il Centro regionale di informazione delle Nazioni Unite, tra il 1981 e il 2000, a causa del clima più caldo, la produzione di mais, grano e altre coltivazioni principali è diminuita significativamente a livello globale, di 40 milioni di tonnellate all’anno. Mentre dal 1901 al 2010, il livello globale medio dei mari si è alzato di 19 cm, a causa dello scioglimento dei ghiacci nell’Artico, che ha perso in media 1,07 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio in ogni decade. Ciò senza trascurare le emissioni di CO2, che dal 1990 sono aumentate di circa il 50%.

I cambiamenti climatici rappresentano dunque una sfida globale senza confini nazionali, che richiede soluzioni coordinate a livello internazionale e cooperazione per aiutare i Paesi in via di sviluppo a muoversi verso un’economia a bassa emissione di carbonio.

L’AGENDA 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELL’ONU

Per questo, in tutto il mondo si è dato il via a un percorso di sostenibilità che trae le basi dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Il 25 settembre 2015, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: 17 obiettivi – i Sustainable Development Goals (SDGs) – e 169 sotto-obiettivi (target) che indicano le priorità globali per il 2030 e definiscono un piano di azione integrato per le persone, il pianeta, la prosperità e la pace.

OBIETTIVO 13: COMBATTERE I CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’Obiettivo 13 promuove le azioni per combattere i cambiamenti climatici e chiede a tutti i paesi del mondo di rafforzare la capacità di ripresa e di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali, di integrare le misure di cambiamento climatico nelle politiche, strategie e pianificazione nazionali e di migliorare l’istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale per quanto riguarda la mitigazione del cambiamento climatico, l’adattamento, la riduzione dell’impatto e l’allerta tempestiva.

Ma anche di rendere effettivo l’impegno assunto dai paesi sviluppati verso la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, che prevede la mobilizzazione – entro il 2020 – di 100 miliardi di dollari all’anno, provenienti da tutti i paesi aderenti all’impegno preso, da indirizzare ai bisogni dei paesi in via di sviluppo, in un contesto di azioni di mitigazione significative e di trasparenza nell’implementazione, e rendere pienamente operativo il prima possibile il Fondo Verde per il Clima attraverso la sua capitalizzazione. E di promuovere meccanismi per aumentare la capacità effettiva di pianificazione e gestione di interventi inerenti al cambiamento climatico nei paesi meno sviluppati, nei piccoli stati insulari in via di sviluppo, con particolare attenzione a donne e giovani e alle comunità locali e marginali.

LA COP21 DI PARIGI

In un simile contesto, cosa possono fare privati, aziende e governi per contrastare il cambiamento climatico? Il primo passo è stata la COP21 di Parigi, la Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), nella quale venne firmato l’accordo di Parigi per assicurare la decarbonizzazione dell’economia a lungo termine e limitare l’aumento della temperatura al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, con l’auspicio di poter raggiungere anche 1,5°C.

ALLA VIGILIA DELLA COP28 L’AIE AVEVA LANCIATO L’ALLARME

Poco prima della COP28 di Dubai a novembre, era arrivato il World Energy Outlook 2023, il rapporto annuale dell’AIE, l’Agenzia Internazionale per l’Energia, per lanciare un allarme: l’uso dei combustibili fossili è ancora troppo elevato perché l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi sia effettivamente raggiungibile. Tuttavia, “piegare la curva delle emissioni su un percorso coerente con 1,5°C rimane possibile ma molto difficile. I costi dell’inazione potrebbero essere enormi: nonostante l’impressionante crescita delle energie pulite basata sulle attuali impostazioni politiche, le emissioni globali rimarrebbero sufficientemente alte da far aumentare le temperature medie globali di circa 2,4°C in questo secolo, ben al di sopra della soglia chiave stabilita dall’Accordo di Parigi”.

UNA STRATEGIA GLOBALE IN CINQUE PUNTI

L’AIE propone quindi una strategia globale in cinque punti da attuare entro il 2030 che consiste nel triplicare la capacità rinnovabile globale, raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica, ridurre del 75% le emissioni di metano prodotte dalle attività dei combustibili fossili, e in meccanismi di finanziamento innovativi e su larga scala per triplicare gli investimenti nelle energie pulite nelle economie emergenti e in via di sviluppo, assieme a misure per garantire una fine ordinata dell’era dei combustibili fossili.

IL RUOLO CHIAVE DELLE AZIENDE

Naturalmente, anche le aziende sono chiamate a fare la loro parte, e anche quelle italiane sono consapevoli dell’urgenza di affrontare i cambiamenti climatici. I risultati dell’indagine Deloitte (‘CxO Sustainability Report 2023 – Accelerating the Green Transition’), presentati al World Economic Forum di Davos a gennaio del 2023, sono emblematici: i dirigenti aziendali italiani considerano il cambiamento climatico come una priorità assoluta, e addirittura per il 42% di loro è una delle tre principali questioni da affrontare, preceduta solo dai timori sull’andamento dell’economia (44%).

Il 63% dei Chief Experience Officer (CxO) italiani ha inoltre sottolineato che nei prossimi tre anni il cambiamento climatico impatterà le strategie e le attività aziendali. E 8 su 10 hanno già aumentato gli investimenti legati alla sostenibilità (rispetto a una media globale del 75%).

Dall’indagine emerge che in Italia le imprese stanno affrontando con particolare impegno la sfida del cambiamento climatico, con azioni quali un maggiore utilizzo di materiali sostenibili (71% vs. 59% globale) e l’adozione di tecnologie pulite (64% vs. 54% globale).

Tuttavia, per conseguire una trasformazione significativa, sono necessarie altre azioni come lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi rispettosi dell’ambiente (66% vs. 49% globale), la costituzione di un ecosistema di partner fondato su criteri di sostenibilità (61% vs. 44% globale) e la realizzazione di interventi volti a rendere più sicure le strutture aziendali in caso di eventi climatici estremi (50% vs. 43% globale).

Una vera e propria sfida, insomma, che richiede alle imprese uno sforzo importante, considerando anche le barriere che si frappongono alla transizione ecologica, come i costi molto elevati delle iniziative (25% vs. 19% globale), il focus ancora orientato al breve termine (21% vs. 18% globale) e la mancanza di sostegno da parte delle istituzioni (21% vs. 12% globale).

COSA STANNO FACENDO LE AZIENDE PER DECARBONIZZARE

In un simile contesto, le aziende italiane stanno cercando di decarbonizzare attraverso varie misure come l’azzeramento delle emissioni nette, una migliore gestione dei rifiuti, l’utilizzo di nuove tecnologie o mix energetici diversificati. Ma anche interventi di efficientamento energetico dei processi produttivi, un punto su cui le aziende del nostro paese sono particolarmente attente, l’uso efficiente delle risorse idriche, l’acquisto di crediti di carbonio o l’utilizzo di elettricità certificata verde.

SOLO L’8% DELLE AZIENDE ITALIANE NON HA AVVIATO UN PERCORSO DI TRANSIZIONE SOSTENIBILE

La sostenibilità aziendale rappresentata dall’acronimo ESG abbraccia diversi aspetti ambientali, sociali e di governance con l’obiettivo di cambiare la cultura aziendale, promuovendo la responsabilità sociale ed evitando il “greenwashing”. Secondo l’ultimo Outlook di CRIF, che fotografa lo stato dell’arte sulle tematiche Environmental, Social e Governance in Italia, fortunatamente le imprese italiane che non hanno ancora avviato un percorso di transizione sostenibile e che mostrano un livello molto basso di adeguatezza ESG sono poche (8%). Mentre risulta che quasi il 60% ha avviato i primi passi, con un livello medio e basso di adeguatezza ESG, e oltre il 30% si trova in uno stadio avanzato.

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