Un recente rapporto della società di consulenza economica Oxford Economics ha sostenuto che le scorte di petrolio dei Paesi ricchi potrebbero raggiungere una soglia critica entro settembre, se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso oltre luglio
I mercati energetici europei sono rimasti stranamente calmi dallo scoppio della guerra in Iran, ma la situazione potrebbe presto cambiare, poiché gli analisti avvertono che i governi stanno sottovalutando la gravità dello shock imminente.
I prezzi del petrolio, del gas e di altri prodotti energetici, in particolare del carburante per aerei, sono rimasti contenuti in Europa, con i funzionari che ripetono che le forniture sono sicure, apparentemente in contraddizione con gli avvertimenti istituzionali secondo cui il mondo si troverebbe nel bel mezzo del peggior shock energetico della storia.
In parte, la calma è giustificata: l’Europa è stata in grado di adattarsi sorprendentemente bene alla perdita di ingenti quantità delle sue forniture, aumentando le importazioni dagli Stati Uniti e da altri produttori, incrementando la produzione interna e accelerando lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Ma – spiega Politico – analisti, funzionari e operatori del settore avvertono che, per quanto ingegnose siano queste soluzioni, non possono nascondere la cruda realtà che una enorme quota della produzione energetica mondiale è ancora bloccata nello Stretto di Hormuz o distrutta lungo le sue coste. Ciò significa che l’austerità energetica potrebbe essere all’orizzonte per l’Europa, come già sta accadendo in molte parti dell’Asia.
LE PREVISIONI SUL PETROLIO
Il prezzo del greggio Brent, benchmark di riferimento, è rimasto al di sotto delle proiezioni più pessimistiche, grazie all’aumento delle forniture provenienti dagli Stati Uniti e da altri produttori e al rilascio di scorte di emergenza. Tuttavia, le riserve globali si stanno riducendo, man mano che i governi le utilizzano.
Un recente rapporto della società di consulenza economica Oxford Economics ha sostenuto che le scorte di petrolio dei Paesi ricchi potrebbero raggiungere una soglia critica entro settembre, se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso oltre luglio, rischiando un’impennata dei prezzi oltre i 150 dollari al barile.
In Europa, la maggiore preoccupazione riguarda un particolare prodotto raffinato: il carburante per aerei. In apparenza, la situazione sembra stabile. La previsione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di aprile, secondo cui le scorte europee si sarebbero esaurite entro la fine di maggio, non si è avverata.
L’Europa è riuscita a compensare la perdita delle forniture provenienti dal Golfo aumentando di quasi cinque volte le importazioni statunitensi di carburante per aerei tra febbraio e maggio. Inoltre, secondo un rapporto della società di ricerche di mercato Kpler, ha aumentato la produzione di carburante per aerei nelle proprie raffinerie e ha sfruttato una raffineria chiave in Nigeria, recentemente rimessa in funzione.
KPLER: ENTRO SETTEMBRE DOVRANNO ESSERE ELIMINATI OLTRE 50.000 BARILI DI CARBURANTE PER AEREI DA UE E REGNO UNITO
Anche se la Commissione europea afferma che non ci sono rischi immediati per l’approvvigionamento, si teme che il continente stia andando incontro al disastro. Le previsioni ottimistiche delle compagnie aeree sulle scorte di carburante per aerei hanno fatto sì che gli europei continuassero a volare come sempre, evidenziando quanto poco i governi del continente abbiano fatto per ridurre la domanda. Questo rischia di aggravare la situazione in futuro: Kpler stima che entro settembre dovranno essere eliminate scorte di carburante per aerei provenienti da UE e Regno Unito pari a oltre 50.000 barili.
Nel frattempo, secondo due fonti, la Commissione Europea sta chiedendo in via riservata ai Paesi membri di coordinare meglio le misure di riduzione della domanda, per evitare il peggio.
IN AUTUNNO I PREZZI DEL CARBURANTE PER AEREI POTREBBERO AUMENTARE
Sotto l’apparente tranquillità cresce l’allarme. Ditte Juul Jorgensen, la direttrice uscente del Dipartimento Energia dell’Unione Europea, a fine maggio ha avvertito i diplomatici che le scorte di carburante per aerei entro l’autunno potrebbero iniziare a risentire della pressione, a seconda di come evolverà l’estate. Un alto funzionario della Commissione UE, parlando in condizione di anonimato, ha avvertito che, se non si procederà ad una riduzione della domanda, i prezzi potrebbero raggiungere il loro picco massimo entro l’estate e da settembre.
La Commissione ha avvertito di un mercato “sempre più teso” e di carenze regionali, se nelle prossime settimane la situazione non migliorerà. Alcuni aeroporti, soprattutto in Italia, Paese fortemente dipendente dal turismo, hanno già segnalato carenze di carburante. Altri potrebbero soffrire in silenzio, poiché è quasi impossibile stabilire con precisione la quantità di carburante a disposizione delle compagnie aeree.
GLI ALTRI FATTORI CHE POTREBBERO INFLUIRE SULLA DISPONIBILITÀ DI CARBURANTE PER AEREI
Alcuni funzionari UE, in via confidenziale, temono che le compagnie aeree aumenteranno i prezzi o cancelleranno i voli, se la situazione dovesse peggiorare, e che le loro rassicurazioni siano finalizzate unicamente a incentivare i consumatori ad acquistare.
Funzionari e diplomatici UE mettono in guardia anche da una serie di ulteriori complicazioni dall’altra parte dell’Atlantico che potrebbero ulteriormente ridurre l’offerta: nuovi attacchi aerei statunitensi contro l’Iran che potrebbero dirottare le forniture di carburante per aerei destinate all’Europa verso i velivoli militari americani, un divieto di esportazione statunitense previsto per la fine dell’estate, qualora i costi del carburante dovessero aumentare durante il periodo delle vacanze, e persino un’impennata dei voli verso gli Stati Uniti per i Mondiali di calcio.
Maarten Wetselaar, CEO della società energetica Moeve, ha affermato che la situazione si sta aggravando, poiché le forniture vengono dirottate dai produttori ad ovest del Canale di Suez verso i Paesi ad est dello stesso, invertendo la dinamica abituale. Tuttavia, le reali carenze potrebbero essere limitate agli Stati più poveri.
“Si possono prenotare le vacanze, ma la situazione non è omogenea in tutto il mondo. Per l’Europa significa energia sempre più costosa, e per altre parti del mondo significa sempre meno energia”, ha spiegato.


