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CBAM tassa emissioni CO2 carbon tax

Ecco cosa comporterà l’estensione del meccanismo CBAM ai prodotti a valle

Secondo il think tank Bruegel, i funzionari dell’Unione Europea dovrebbero tenere presente che il CBAM è uno strumento climatico fondamentale, necessario per prevenire la delocalizzazione del carbonio, non per proteggere le industrie nazionali

A breve i funzionari dell’Unione Europea inizieranno a discutere l’estensione del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio (CBAM) ai prodotti a valle, che amplierà significativamente il suo ambito di applicazione, sollevando preoccupazioni circa i costi di conformità e le tensioni commerciali che potrebbe generare.

Secondo il think tank Bruegel, i funzionari dovrebbero tenere presente che il CBAM è uno strumento climatico fondamentale, necessario per prevenire la delocalizzazione del carbonio, non per proteggere le industrie nazionali. La Commissione Europea ha proposto di estendere il CBAM a 180 prodotti a valle, sulla base di diversi criteri quantificabili.

IL FATTORE DI SPINTA DEI COSTI

Il criterio più critico è un fattore di spinta dei costi che confronta il costo del carbonio dell’acciaio e dell’alluminio in un prodotto con il valore aggiunto lordo del settore. Su questa base, la proposta includerebbe i prodotti con un fattore di spinta dei costi pari o superiore al 5%.

Tuttavia, questo approccio potrebbe sovrastimare il rischio di delocalizzazione del carbonio. Ad esempio, con un prezzo del carbonio di 115 €/tCO2e, il prezzo dell’acciaio aumenta di circa il 25%-30%. Tuttavia, per un prodotto come una lavastoviglie, dove l’acciaio rappresenta circa il 10% del valore finale, l’aumento complessivo del prezzo sarebbe solo del 2,5%-3%.

È improbabile che ciò crei una significativa delocalizzazione delle emissioni di carbonio – ovvero il trasferimento della produzione di lavastoviglie all’estero – che è il motivo principale per cui si applica il meccanismo CBAM. Solo un prezzo del carbonio molto più elevato potrebbe creare un rischio di delocalizzazione per i prodotti in cui il fattore di spinta dei costi è inferiore al 15%.

IL CBAM RISCHIA DI DIVENTARE UNA MISURA PROTEZIONISTICA

Ciononostante, il Consiglio UE ha proposto di estendere il meccanismo CBAM a un elenco di 332 prodotti, mentre il Comitato ENVI ha proposto 277 prodotti. Una quota consistente dei prodotti interessati dalle estensioni proposte è costituita da beni di consumo finali o prodotti intermedi in catene del valore complesse.

Gli importatori dovranno comunicare i dati sulle emissioni di questi prodotti, soggetti a verifica da parte dei fornitori in diverse giurisdizioni. Nessun obbligo simile si applica ai produttori di prodotti nazionali a valle. La comunicazione dei dati imporrebbe quindi costi di conformità asimmetrici e considerevoli agli importatori.

Secondo la proposta attuale, la mancata comunicazione di questi dati comporterebbe l’applicazione di valori relativamente elevati e punitivi. La bassa soglia per il fattore di spinta dei costi, i complessi requisiti di rendicontazione delle emissioni e i valori predefiniti punitivi rischiano di trasformare il CBAM in una misura protezionistica, piuttosto che in uno strumento di politica climatica.

La proposta iniziale della Commissione UE comporterebbe un’espansione significativa dell’impatto commerciale del CBAM; le proposte del Consiglio e del Parlamento europeo ne estenderebbero ulteriormente l’impatto. I partner degli accordi di libero scambio come Giappone, India, Corea del Sud, Turchia e i Paesi del Nord Africa sarebbero i più colpiti. Anche Cina, Stati Uniti e ASEAN registrerebbero una drastica espansione della copertura commerciale interessata dal CBAM.

I RAPPORTI TRA L’UE E I PARTNER DI LIBERO SCAMBIO

L’estensione proposta del CBAM ai prodotti a valle giunge in un momento particolarmente delicato per le relazioni commerciali dell’UE con i suoi partner di libero scambio. Relazioni che sono già state messe a dura prova dal rafforzamento della protezione commerciale per l’industria siderurgica e dai requisiti “Made in EU” proposti nell’ambito dell’Industry Accelerator Act.

Preservare l’integrità climatica del CBAM è inoltre fondamentale per la diplomazia dell’UE in materia di prezzi del carbonio, al fine di approfondire la cooperazione con le principali economie emergenti, come l’India. Esiste inoltre il rischio che l’estensione del CBAM possa diventare un punto critico di conflitto con gli Stati Uniti, qualora una quota significativa delle loro esportazioni verso l’UE ne risultasse colpita.

I 3 FATTORI NECESSARI PER PRESERVARE L’INTEGRITÀ CLIMATICA DEL CBAM

Tre elementi possono contribuire a preservare l’integrità climatica del CBAM, senza trasformarlo in una misura protezionistica. In primo luogo, limitare l’elenco dei prodotti a valle a quelli per i quali il prezzo del carbonio rappresenta una quota sufficientemente significativa del valore del prodotto.

In secondo luogo, l’UE dovrebbe evitare i valori predefiniti punitivi proposti per gli importatori che non sono in grado di fornire dati sulle emissioni. In alternativa, i valori predefiniti potrebbero essere basati sull’intensità media delle emissioni nell’UE per l’acciaio e l’alluminio incorporati nel prodotto finale. Ciò sarebbe sufficiente a eliminare gli incentivi a delocalizzare la produzione all’estero, evitando al contempo di penalizzare gli importatori.

Infine, è necessario rafforzare il dialogo con l’India e gli altri paesi in via di sviluppo colpiti dalla CBAM, offrendo cooperazione nello sviluppo di sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica, individuando soluzioni eque alle sfide di conformità per le PMI e agevolando gli investimenti nella decarbonizzazione dei settori interessati dalla CBAM.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA SUL CBAM

L’Italia non si oppone al CBAM e ne sostiene gli obiettivi di fondo, ossia contrastare il carbon leakage (la delocalizzazione della produzione verso Paesi con norme climatiche meno rigorose) e garantire condizioni di concorrenza più eque tra produttori europei ed extra-UE. Tuttavia, il governo ha assunto una posizione pragmatica, chiedendo che il meccanismo sia accompagnato da misure per preservare la competitività dell’industria nazionale e sia applicato con il minor onere amministrativo possibile.

Negli ultimi mesi l’Italia ha sostenuto le iniziative della Commissione europea volte a semplificare il CBAM. In particolare, ha accolto favorevolmente l’introduzione di soglie di esenzione per i piccoli importatori, la riduzione degli oneri burocratici, le procedure più semplici per la raccolta dei dati sulle emissioni incorporate e una maggiore digitalizzazione degli adempimenti.

Il nostro Paese vede il CBAM come uno strumento utile e necessario, ma insiste sul fatto che debba essere inserito in una più ampia strategia di politica industriale europea. Le principali richieste riguardano la tutela delle imprese esportatrici, la riduzione degli oneri burocratici e l’introduzione di misure che compensino i costi della decarbonizzazione, così da evitare effetti negativi sulla competitività del manifatturiero italiano. Di recente, il governo ha anche sostenuto le modifiche di semplificazione proposte dalla Commissione europea nell’ambito del pacchetto “Omnibus”, mantenendo però l’impianto generale del meccanismo.

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